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Ormai si può affinare il vino in luoghi estremi, nelle profondità marine o nell’antro di una miniera. Sinora tuttavia non era mai capitato che del vino fosse invecchiato nello spazio. Ad aver tentato l’impossibile la startup lussemburghese Space Cargo Unlimited, che ha mandato in orbita nella Stazione Spaziale Internazionale 12 bottiglie di Bordeaux per 14 mesi. L’obiettivo dell’esperimento è capire l’impatto della microgravità sull’affinamento del vino e sulle barbatelle di vite, 320 per l’esattezza, che hanno orbitato per più di un anno nello spazio. Il prezioso carico è atterrato al largo della Florida, nel Golfo del Messico, nella notte del 15 gennaio. Occorrerà ora del tempo per analizzare i dati di questo esperimento decisamente fuori dal mondo.

Ecco tutti i luoghi insoliti dove si possono affinare i vini

Tramin

In Alto Adige sono almeno due le aziende che affinano alcuni vini di punta nella miniera Ridanna Monteneve a 2000 metri d’altitudine. Si tratta di Tramin ed Elena Walch, che hanno scelto questa modalità che consente di avere stabilità di temperatura e umidità durante tutto l’anno. Le preziose etichette sono collocate a circa 4,5 chilometri dall’entrata della miniera, a una profondità di 450 metri, dove la temperatura a 11°C e l’umidità al 90% rimangono costanti per tutto l’anno.

Tramin vi affina per sette anni il celeberrimo Epokale da Gewürztraminer in purezza. Una bomba di aromi per un vino che si è aggiudicato lo straordinario punteggio di 100/100 da parte di “Wine Advocate” di Robert Parker, tra i giornali di vino più importanti al mondo.

Epokale viene affinato dalla cantina Tramin nella miniera di Ridanna

Elena Walch

Anche la linea “Argentum Bonum” di Elena Walch, altra cantina altoatesina arcinota, è affinata nella miniera di Ridanna. A meritarsi di riposare in questo luogo fuori dal comune sono il pluripremiato Beyond the Clouds a base di Chardonnay e il Gewürztraminer Kastelaz, prodotto con l’omonima uva aromatica.

Vini della cantina Elena Walch affinati in miniera

L’Autin

Nella miniera Paola in Piemonte, nel territorio di Val Germanasca, è affinato lo spumante Brut Eli Rosé della cantina L’Autin. Si tratta di un Pinot Nero 100% per appena 3000 bottiglie, che maturano a temperatura e umidità costanti. In questo caso anche il remuage è effettuato a mano nella miniera (vedi foto). Questa operazione è necessaria dopo il periodo di riposo del vino sui lieviti per convogliare le fecce verso il collo della bottiglia. Dalla miniera di Val Germanasca, chiusa nel 1998, si estraeva il “Bianco delle Alpi”, un talco raro e pregiato. E’ la miniera è diventata un Ecomuseo visitabile sia a piedi che a bordo di trenini.

Remuage manuale del Brut Eli Rosé della cantina L’Autin

Bisson

Tra i pionieri dell’affinamento in luoghi estremi, c’è la cantina Bisson, in Liguria. Questa cantina ha sperimentato per prima, col progetto “Abissi”, l’evoluzione degli spumanti nelle profondità marine. I vini sono adagiati a 60 metri sotto il livello del mare, al largo della Cala degli Inglesi nel Parco Marino di Portofino, dove è mantenuta costante la temperatura a 15°C. Terminato l’affinamento le bottiglie vengono recuperate per il remuage e la sboccatura, quindi fasciate con una pellicola trasparente, che lascia intravvedere le incrostazioni naturali date dal fenomeno del fouling.

Le ceste in cui sono collocate gli spumanti Abissi a 60 metri di profondità

Tenuta del Paguro

Anche Tenuta del Paguro a Ravenna affina i suoi vini sott’acqua. Albana, Sangiovese, Merlot e Cabernet sono messi in cesti di maglia metallica zincata ancorati sui fondali della Piattaforma del Paguro, dove vi rimangono dai 6 ai 12 mesi ad una profondità di 30-35 metri. La temperatura costante di 10-13 gradi centigradi e la totale assenza di raggi UV, proteggono il vino da possibili alterazioni. Il relitto della Piattaforma del Paguro si è inabissata nel 1965 trasformandosi nel tempo in un reef artificiale, dove trovano vita paguri, scorfani, astici, granchi e ostriche.

Le bottiglie di Tenuta il Paguro

Cantina Santa Maria La Palma

Anche il Vermentino di Sardegna Akènta Sub di Cantina Santa Maria La Palma è affinato in mare, a 40 metri di profondità. La bottiglia una volta pronta viene lasciata con le incrostazioni prodotte dagli organismi marini, rendendo ogni pezzo unico nel suo genere. Nel 2018 Wine Spectator ha riconosciuto un punteggio di 88/100 a questo vino subacqueo.

Cesti nei quali sono collocate le bottiglie di Vermentino di Sardegna Akènta Sub

Non bottiglie, ma uve immerse in mare: Nesos il vino marino unico al mondo

Chiariamolo subito: il vino prodotto dall’Azienda Agricola Arrighi dell’isola d’Elba non ha nulla a che fare con gli affinamenti in mare di cui abbiamo parlato sinora. Quando pochi anni fa uscì la notizia, che la cantina stesse sperimentando una tecnica antica di 2500 anni, molti giornali la equipararono erroneamente a quella delle bottiglie immerse in mare. Nulla di più lontano, perché in questo caso sono le uve di Ansonica a essere collocate in mare per 5 giorni a 10 metri di profondità. Questo processo consente di accelerare il successivo appassimento al sole sui graticci, senza arrivare alla produzione di un vino dolce. Il sale marino durante i giorni di immersione, per “osmosi” penetra anche all’interno, senza danneggiare l’acino. Il successivo passaggio delle uve avviene in anfore di terracotta con tutte le bucce, dopo la separazione dei raspi. L’esperimento enologico è stato realizzato in collaborazione con il Professor Attilio Scienza, Ordinario di Viticoltura dell’Università degli Studi di Milano e Angela Zinnai e Francesca Venturi del corso di Viticoltura ed Enologia dell’Università di Pisa.

Posizionamento in mare delle nasse contenenti l’uva Ansonica

 

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