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Vigna Barberini, un’opera di ricostruzione culturale e identitaria che sincronizza la sua voce alla grandezza di Roma

Il 29 settembre, presso la Curia Iulia all’interno dei Fori Romani, si è svolta la conferenza ‘La Vigna di Roma, la riscoperta di una grande storia. Il vigneto di Villa Barberini al Palatino entra a far parte di Iter Vitis, itinerario culturale del Consiglio d’Europa’.

Uva Pantastica, tutta sugo e mosto

Con queste parole Plinio il Vecchio, sulla Naturalis Historia, descrive il vitigno Bellone, una varietà a bacca bianca autoctona del Lazio e dell’antica Roma. 

Un’uva che narra una storia, un’uva che ha molto da raccontare sull’ampleografia laziale e che, grazie alla descrizione dello storico romano, oggi è associata alla varietà Bellone a piede franco. La diffusione di questo vitigno è prettamente laziale e si trova maggiormente nelle province di Roma e Latina, nella pianura pontina, negli orti dei Castelli Romani fino ad arrivare nel litorale tra Anzio e Nettuno.

Ma c’è un posto particolare, quasi magico, dove questo vigneto è stato impiantato nel 2021 e sta crescendo rigogliosamente.

Si tratta della Vigna Barberini, situata nel del Parco Archeologico del Colosseo all’interno dei Fori Romani, dove cresce tra alberi di fichi, piante di capperi e mentuccia. La visita in questo luogo è sacra e al contempo suggestiva in quanto ci si domanda come un vigneto e altre tipologie di piante, possano crescere su un terreno non troppo profondo, su un suolo che si poggia, probabilmente, su antiche strutture dell’epoca imperiale.

A spiegarlo è Gabriella Strano, Architetto Paesaggista responsabile dell’ufficio giardini del Parco archeologico del Colosseo che proprio dinnanzi alla suddetta vigna dice: “L’impianto vitivinicolo è stato creato qui dopo lo scavo del tempio di Eliogabalo. Tutta la terra di scavo setacciata è stata depositata in questo luogo ed è nata una proda profonda più di due metri quindi le radici non creano danni nell’area archeologica. Sono stati piantati degli alberi, tra cui i fichi e la vigna. La scelta del vitigno Bellone ricade sugli scritti di Plinio il Vecchio, ma lo cita anche Plinio il Giovane”.

Vino e archeologia

La conferenza, moderata dal giornalista enogastronomico Fabio Piccoli, si è snodata tra enologia e storia. Sono intervenuti Francesca Guarnieri e Giovanni Ricci che hanno parlato dei lavori svolti nella Domus Aurea per contrastarne il degrado e la costante crisi conservativa.

Nel 2010 infatti, l’intera area è stata drenata ed è stato impiantato un giardino in superficie. Giardino che oggi, seppur in una piccola area, ospita la Vigna Barberini. A sostenere questa opera è anche l’archeologa Rita Volpe che nel suo intervento spiega come, in molte zone di Roma, siano state rinvenute antiche trincee parallele, scavate nel tufo e utilizzate per la produzione vinaria.  

Iter Vitis Award

Il vigneto di Villa Barberini, che prende il nome dalla famiglia romana detentrice del possedimento agricolo sul Palatino, è entrato a far parte di Iter Vitis, itinerario culturale del Consiglio d’Europa, che sostiene il patrimonio vitivinicolo. 

Emanuela Panke, presidente di questo ‘cammino del vino’, si dice entusiasta di “accogliere Vigna Barberini all’interno di Iter Vitis, in quanto la viticoltura, da sempre, è alla base della costruzione della civiltà europea. Sono orgogliosa di consegnare il premio ‘Iter Vitis Award’ per la migliore pratica legata all’archeobotanica”.

Le fa eco Alfonsina Russo, direttore del Parco Archeologico del Colosseo, che aggiunge: “Entrare a far parte di Iter Vitis è motivo di grande orgoglio, in quanto ripaga l’impegno e la costanza del Parco nella tutela e nella valorizzazione del proprio patrimonio verde”.

La prima vendemmia sul Palatino avverrà nel 2023, per ora l’impianto vitivinicolo è in crescita; si può solo ammirarne la bellezza e il fascino antico evocati da questo luogo maliardo.

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