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Una vendemmia, quella del 2023 che si spera, sia di monito “alla regia”

L’idea di scrivere di come sarà la vendemmia 2023 mi è venuta già in estate, quando tra piogge continue e un giugno impazzito, mi ponevo spesso questa domanda. 

Il raccolto del 2023 potrebbe essere il più basso degli ultimi 6 anni con una conseguente  diminuzione del 12% rispetto ai 50 milioni di ettolitri prodotti l’anno scorso. Questa è la paura confermata dalle previsioni fatte dall’Osservatorio Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini (Uiv).  

Questo è dovuto principalmente ai cambiamenti climatici, che hanno portato a condizioni meteorologiche incerte e spesso estreme, come un aumento del 70% delle giornate piovose nei primi 8 mesi dell’anno scorso. Conseguenza è stato lo sviluppo di Peronospora, un fungo che attacca le viti (e non solo) in condizioni di forte umidità o eccessivo caldo.

Questi fattori hanno causato notevoli differenze nella quantità di uva raccolta in tutta Italia. E, così, secondo le statistiche, il vigneto italiano si spacca a metà. Se il Nord non registra sostanziali cambiamenti, a pagarne le conseguenze sono il Centro, il Sud e le Isole.

Il fatto che la vendemmia 2023 porterà a una minore raccolta di uve e quindi a una minore produzione di vino, è un bene o è un male? Ecco, io mi chiedo questo. Se la qualità di quel vino prodotto in ettolitri ridotti non è intaccata, ma mantiene un profilo alto, è giusto andare in ansia? O potremmo pensare che questa “sfortuna” potrebbe aiutare con il problema delle giacenze? 

La quantità abbondante di giacenze degli ultimi 6 anni ha superato i 49 milioni di ettolitri! Certo, sono punti di vista. Arrivare a “risolvere” un problema, passando per un altro, la peronospora e il clima impazzito nello specifico, non è una cosa bella. Serve, infatti un maggiore lavoro in cantina ora più che mai.

 Il problema, secondo me, non è arrivare prima, ma arrivare già con la soluzione e il supporto delle istituzioni e della politica. Il sostegno istituzionale deve essere una garanzia applicata e non una continua richiesta da parte di chi in vigna ci lavora. Bisogna affidarsi a un ammodernamento intelligente dell’intero vigneto italiano. 

Ma, senza uscire fuori traccia e concentrandoci su un problema alla volta, sebbene questa del 2023 è già lanciata in una vendemmia particolare, è pur sempre ancora in atto.  

Parlare di numeri e statistiche che sono ipotesi, va bene, ma per disperarsi che significa realtà, eventualmente, ancora c’è tempo.

Il mio auspicio è che questa del 2023 sia un’annata di monito a quanti sono lì, a muovere i fili della regia. 

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