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Un anniversario importante in cui Valrhona ripercorre la sua storia di impegno e dedizione nel creare una filiera del cioccolato equo e sostenibile che ispiri prodotti gastronomici creativi e responsabili

Valrhona ha festeggiato ieri 29 settembre i suoi cento anni di impegno per la qualità, la valorizzazione e l’innovazione del cioccolato e dei prodotti che da esso prendono origine.

Un percorso importante ricordato da Igor Maiellano, Business Unit Manager Valrhona Italia, e da Raffaella Invernizzi, Marketing Manager Business Unit Valrhona Italia, a partire dalla nascita nel 1922 su iniziativa del pasticciere Albéric Guironnet a Tain L’Hermitage, nella Valle del Rodano, nel sud-est della Francia, a cui è ispirato il nome dell’azienda. 

Una realtà che è cresciuta con successo nel tempo attraverso la produzione di cioccolato nei due siti a Tain, venduto in 85 paesi a 22.000 clienti fra cioccolatieri e pasticcieri, hotel e ristoranti, circuiti selettivi e distributori grazie a 17.215 produttori di cacao e a 832 collaboratori, e all’apporto di quattro Ecoles, a Tain, Parigi, New York e Tokyo, di 6 filiali commerciali, New York, Tokyo, Hong Kong, Milano, Barcellona e Dubai, di due boutique a Tain (una nuova è in programma a Parigi nel 2024). 

Testimonianze significative

A punteggiare i 100 anni sono stati – come ha ricordato Franco Ascari, pastry chef di Valrhona Italia, i prodotti di Valrhona, da Guanaja 70% lanciato nel 1986, a Manjari 64% a Jivara 40%, primo cioccolato al latte, al biondo Dulcey, a Itakuja 55% a doppia fermentazione, a Oabika, concentrato di succo di cacao proveniente dalla mucillagine, fino alla nuova copertura Komuntu 80%, co-creata per il centenario da un team rappresentante di molti collaboratori dell’azienda, come illustrato nell’intervento di Andrea Besuschio, pasticciere dell’onomimo locale di Abbiategrasso, (Milano), che ha spiegato le significative applicazioni che questo nuovo prodotto può avere in pasticceria.

Il nome Komuntu, una parte in esperanto e una ispirata a un concetto africano, “io sono perché noi siamo” è indicativo e significa “Diversità nella comunità”, coerente ai valori di Valrhona di filiera equa e sostenibile e a gastronomia creativa e responsabile. Su questo e sul concept dell’evento ha parlato in diretta streaming Andrea Petrini, fondatore di Gelinaz, think tank internazionale di chef all’avanguardia, che ha spiegato lo svolgimento del Valrhona Food Forward Festival, evento collettivo in programma in 8 metropoli tra cui Milano in cui sarà approfondito il mondo bakary contemporaneo.

Ha chiuso l’incontro Raffaella Invernizzi con la presentazione della Guida alla gastronomia dolce e sostenibile, disponibile sul sito.

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