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Caratteristiche e peculiarità di un sistema agricolo tanto dibattuto quanto attuale

Recente, attuale, innovativo, estremamente pratico: niente di tutto questo! Quello dell’agricoltura biodinamica è un fenomeno centenario, che affonda le radici nella prima metà del XX secolo, a cavallo fra i due feroci conflitti mondiali.

Un approccio peculiare e oltremodo curioso, fanno sì che questa tipologia agricola sia caratterizzata da discussioni e pareri fortemente contrastanti.

Il creatore dell’agricoltura biodinamica

Fautore e primo sostenitore di questa pseudoscienza fu Rudolf Steiner (1861-1925) eccentrico teosofo ed esoterista di origine austriaca. Promotore della teoria antroposofica – disciplina esoterica che sostiene di poter analizzare la realtà fisica e l’entità spirituale “in modo scientifico” – Steiner era mosso dall’idea di raggiungere un punto di equilibrio fra l’agricoltura e l’ecosistema terrestre. 

Nelle teorie di Steiner, si comprende quanto sia importante e presente, un rapporto diretto fra agricoltura, fertilità del suolo e “forze cosmiche” che permeerebbero il nostro essere fisico.

Caratteristiche dell’agricoltura biodinamica

Come già accennato, l’agricoltura biodinamica si prefigge l’obiettivo di raggiungere un equilibro stabile fra l’agricoltura e l’ecosistema terrestre. Per ottenere questo risultato, tre sono i punti che tale pratica dovrebbe conseguire:

  • Mantenere in buona salute le piante
  • Mantenere la terra fertile
  • Accrescere la qualità dei prodotti

Fini nobili, in gran parte condivisi con l’ormai celebre e ricercata agricoltura biologica. Ciò che differenzia le due pratiche è però l’utilizzo obbligatorio (nel caso dell’agricoltura biodinamica) di pratiche ed elementi al limite dell’esoterismo, suggeriti da Steiner stesso.

Un esempio lampante lo si può ritrovare nel preparato 500, detto comunemente “cornoletame”: del letame di vacca viene inserito nel corno del bovino, il tutto viene poi sotterrato e lasciato fermentare durante l’inverno, fino al periodo pasquale.

Dissotterrato il corno, il composto viene mescolato con acqua (processo definito di “dinamizzazione” nel quale le energie del prodotto vengono “liberate” tramite il movimento vorticoso della miscelazione). Terminata questa operazione, il composto è pronto per essere spruzzato, con parsimonia, al suolo.

La parola alla scienza 

Di questa controversa pratica non mancano ovviamente sostenitori e critici. Persino l’autorevole CICAP (comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze) se ne è interessato, organizzando qualche anno fa, una serata a tema con il noto chimico e divulgatore scientifico Dario Bressanini.

Fulcro della discussione il rapporto fra vino e biodinamica. Bressanini ha sottolineato come non sia sufficiente criticare le teorie di Steiner e come non sia possibile escludere a priori un effetto dei “preparati biodinamici”; detto questo, non sembrano esserci fondamenti scientifici che dimostrino l’effettiva efficacia di queste pratiche. 

Un fulgido e illuminante esempio citato dal chimico lombardo  riguarda uno studio pubblicato nel 2005 dal gruppo di John Reganold, professore di agroecologia e agricoltura sostenibile alla Washington State University con sede a Pullman, negli USA. 

Conclusosi nel 2003, l’esperimento racconta come, di un campo di quasi cinque ettari di viti Merlot, ne sia stata coltivata una metà mediante le classiche pratiche di agricoltura biologica mentre nella rimanente porzione di terreno siano stati aggiunti gli ormai celebri “preparati biodinamici”.

Studi sul terreno e sulle viti hanno dimostrato come, fra le due coltivazioni, non siano state trovate differenze significative.

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