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Anni di ricerche e lavoro intenso hanno visto Cantina Tramin affermarsi come la casa del Gewurztraminer, il vino iconico della cantina

Willi, come ci permette di chiamarlo, a settembre di quest’anno ha raggiunto trent’anni come enologo, corrispondenti a tre decenni di studio, dedizione e successi sia suoi personali che per la cantina cooperativa. Il suo spirito propositivo l’ha portato a intraprendere una nuova e appassionante sfida che, dopo avere studiato il Gewürztraminer in ogni sfaccettatura, lo ha condotto ad analizzare lo Chardonnay, esplorandone tutte le potenzialità e peculiarità: prima come elemento principale nella cuvée Stoan, poi nel Troy in purezza e ora nel Glarea, nuova versione più immediata della linea classica.

“Sono nato e cresciuto a Termeno – Tramin in tedesco – e durante gli studi all’Istituto Agrario di Ora mi sono avvicinato al mondo della viticoltura e frutticoltura, anche perché mio padre aveva un ettaro e mezzo in affitto, per cui in famiglia lavoravamo la vite. Al tempo stesso ero affascinato dall’ingegneria edile per cui mi ero iscritto all’Università di Innsbruck. Nel 1990 ho completato la mia preparazione professionale in Germania, dove mi sono specializzato in enologia e viticoltura, avendo prima fatto l’anno prima una breve esperienza a Cantina Tramin, dato che il precedente enologo era prossimo alla pensione. Dopo avere frequentato per un anno l’università al rientro in famiglia, nell’agosto del ’91, il posto era ancora disponibile e così sono entrato, da allora, nel team di Cantina Tramin” esordisce Stürz.

“Per il Gewürztraminer – riprende poi Willi – non siamo stati fra i primi a investire su nuovi impianti, cloni e portainnesti, dato che ne avevamo già con il tradizionale sistema a pergola, ma abbiamo scelto di fare un percorso graduale di cambiamento in vigna. Così già dai miei primi anni a Tramin sono iniziati reimpianti di vigneti valutando cloni e portainnesti, con l’obiettivo di ottenere uve di altissima qualità, da esaltare in vinificazione per sublimare le prerogative del territorio, e di avviare una sorta di rinascimento soprattutto del vitigno aromatico. In quegli anni abbiamo puntato sulla campagna, convincendo in particolare il nostro socio del Maso Nussbaumer a Sella/Söll a impiantare nuovi vigneti a guyot, da cui ancora oggi produciamo, dalle parcelle migliori, il vino omonimo. Questo vino era già prodotto dal 1990, con vigne a pergola, e a me è toccato, per la prima volta proprio nel 1991, il compito di vinificarlo da uve mature, molto belle e promettenti. Ricordo ancora quale era stato il contenitore in cui è stato affinato e il vino emozionale che avevamo ottenuto in quella particolare annata. A proposito dei miei trent’anni a Tramin penso che il processo di crescita che abbiamo fatto insieme ha molto a che fare con l’intuizione dei primi vent’anni in cui ho, abbiamo chiesto ai soci di abbassare le rese per ettaro, di puntare sulla qualità! Per quanto riguarda i processi di vinificazione in cantina non sono stati molto cambiati nel corso del tempo, anche se nei decenni è stato investito sulle macchine, sui fusti e sulle botti”.

Come accennavamo , da qualche tempo gli studi e l’interesse di Willi si sono spostati sullo Chardonnay. “Lo considero uno tra i più grandi vitigni al mondo a livello genetico, perché è naturalmente dotato di tutte le caratteristiche che ognuno di essi dovrebbe avere. Il mio e l’interesse della nostra cantina per questa varietà è dipesa dal fatto che avevamo a disposizione degli impianti della fine degli anni ’80, inizio anni ’90 a Sella, divenuti produttivi dal 1992, 1993 per lo più a pergola e poco a spalliera, in prima collina, di cui nei primi tempi abbiamo effettuato delle micro-vinificazioni di prova.
I vini di quelli anni erano più esili, snelli, fruttati, con minori profumi di banana, meno grassi in bocca, comunque sapidi, persistenti, dove si percepiva molto il legno, comunque erano molto diversi”.

Prosegue poi appassionatamente “Solamente all’inizio degli anni 2000 è nato Stoan, a prevalenza Chardonnay, vinificato con botte grande, mentre per Troy da solo Chardonnay più di un decennio dopo, abbiamo scelto la barrique. Per questo vino avevo notato che i grappoli della vendemmia 2012, 2013 erano diversi, abbiamo provato micro vinificazioni in barriques, proponendolo nel 2015 con le prime 3000 bottiglie. Comunque a ogni vendemmia stiamo attenti a capire come leggere ogni annata”.

Willi poi esprime il suo punto di vista circa il comportamento dei due vitigni protagonisti del nostro articolo rispetto al cambiamento climatico. “Lo Chardonnay è un vitigno che sopporta bene, rispetto ad altre varietà, le alte temperature. Ritengo che leggere il microclima rappresenta una carta vincente per dare un’impronta differente alle nostre microzone e creare così vini che ne siano specchio. Inoltre avere a ridosso montagne sino a 2000 metri fa la differenza per l’escursione termica che consente ai grappoli di maturare al meglio.
Anche il Gewürztraminer è una varietà che sopporta bene il caldo, specialmente con gli impianti a guyot che danno più possibilità, rispetto alla pergola, di reagire alle alte temperature. È necessario sottolineare che 2/3 dei nostri vigneti si trovano a Termeno”.

A proposito di Glarea, il nuovo vino, i vigneti si trovano su un terreno ricco di ghiaia calcarea posto sulle prime pendici delle vette più alte della Mendola..
Il nome significa ghiaia con un chiaro riferimento alla particolare conformazione del terreno. In vendemmia l’uva è raccolta rigorosamente a mano, la fermentazione avviene in legno a temperatura controllata con parziale malolattica, per poi proseguire la successiva maturazione in barrique, tonneaux e botte da 12 ettolitri.
Lo abbiamo assaggiato in anteprima trovandolo di un colore giallo paglierino, con un naso dalla frutta matura di banana, albicocca secca e ananas. All’attacco in bocca è fresco, succoso, di una certa pienezza, una mineralità molto decisa avendo la freschezza che termina in un finale lungo e armonico.

L’abbiamo trovato perfetto per un brindisi ai trent’anni come direttore tecnico di Willi.

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