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Nella Capitale e precisamente nel quartiere Triste è nato un locale che vede ai fornelli Marco Morello. Lo chef vuole proporre piatti della tradizione romana con una storia millenaria 

Piazza Verbano è bella e accogliente, un angolo molto amato dagli abitanti dei quartieri Trieste e Africano, ad un passo da Villa Ada, luogo del festival musicale estivo “Roma incontra il mondo.”

Trattoria Verbano prende il posto di una pizzeria a taglio e si allarga, recuperando spazi nascosti dai controsoffitti e locali ausiliari, e aggiunge un’ampia sala al livello superiore che si affaccia su un silenzioso cortile interno. L’arredamento coniuga i concetti di bistrò e di trattoria, mettendo a proprio agio commensali di diverse età e abitudini del mangiare fuori. 

L’anima culinaria del posto è quella del noto chef capitolino Marco Morello. Forte di esperienze molto diverse tra loro – basti pensare alle sue co-creazioni come Cohouse e Food Box al Mercato Testaccio – lo chef ha stilato un menù contenuto nelle voci ma ampio nei gusti, attingendo a fonti tinte di nostalgia storica: testimonianze culinarie antiche, lasciti di Bartolomeo Scappi, ricettari delle nonne. Un ritorno alle origini per rispolverare sapori dimenticati e valorizzare i prodotti del territorio. Il menu cambierà secondo le stagioni, preservando la qualità e la ricchezza della cucina romana. Sono Fabio Masci e Mirko Pappalardo a eseguire le pietanze del menù, poi raccontate in sala da Valerio Mirabelli, sempre aggiornatissimo sulla provenienza degli ingredienti e sulla storia dei produttori. Una discreta carta dei vini è perfettamente abbinabile alle proposte del menù e pone l’accento sulle produzioni sostenibili, anche per soddisfare la sempre più crescente sensibilità dei gastronauti verso l’etica dei consumi a tavola.

Un ambiente rilassante: tavoli di legno tra mattoncini e maioliche sulle pareti, fruscìo di voci sullo sfondo e facce sorridenti di camerieri indaffarati. La porta aperta dà sull’isoletta verde della piazza, dove regna la pace di una serata estiva. Noi assaggiamo e cominciamo dai supplì alla romana che non possono essere definiti diversamente da buoni



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