Trattoria Contemporanea, osare qui è la regola

Qui, il mantra di Davide e della sua brigata è chiaro: Trattoria Contemporanea è provare, sperimentare e rischiare. In un mondo dove per troppo tempo ai giovani cuochi è stato imposto un cammino tradizionale e rigido, questa squadra ha deciso di infrangere le regole.

“Non tutto nella vita deve essere già scritto, c’è bisogno di cambiamento, di brio”. Così Davide spiega il suo punto di vista. 

Con un carattere deciso e una sete insaziabile di innovazione, Davide, Elena, Andrea, Christian e Mattia (maître di sala) si sono lanciati in un progetto ambizioso. Nel cuore di uno stabilimento che un tempo era una fabbrica, il team di Trattoria Contemporanea ha dato vita a un’avventura gastronomica collettiva, sostenuta da imprenditori visionari e chef intraprendenti. Una brigata dove le gerarchie si sfumano, e l’innovazione è ricompensata. E così, è arrivata la stella Michelin.

Il menù è frutto di una sinergia continua tra i membri del team, un organismo in costante evoluzione, proprio come loro. La cucina di Trattoria Contemporanea è pronta ad abbracciare il cambiamento e i sapori decisi, con una voce che risuona forte e chiara, sempre in fermento.

E ai ragazzi piace giocare, perché sì, si può giocare anche con il cibo. 

Quando ti propongono un “nugget di pollo”, evoca subito ricordi d’infanzia e un boccone goloso. Ma cosa succede quando scopri che il pollo è in realtà cervella? Troppo tardi per tornare indietro. Questo piatto, oltre a bilanciare sapientemente morbidezza e croccantezza, invita a una riflessione più profonda: aprire la mente (e il palato) può essere il primo passo per ampliare gli orizzonti, partendo dai sensi e dalla sperimentazione.

Poi c’è il cetriolo barattiere, accompagnato da pane fritto e limone bruciato: un gioco tra freschezza e grassezza, con l’acidità che stimola e il conforto che avvolge. Il limone bruciato esalta il sapore del cetriolo, mentre il pane, croccante e ricco, dona rotondità al piatto. E cosa dire del pairing? Un sorso di Sake Kizan, fruttato e divertente, accompagna il tutto in modo inaspettato.

 Porro, chimichurri, pesto di lime e cocco: se sulla carta sembra un mix esotico, al palato è sorprendentemente italiano. Il cocco, fresco, smorza l’intensità del lime, e un bao piastrato invita a raccogliere gli ultimi sapori del piatto, prolungando l’esperienza.

L’ode al risotto merita un capitolo a sé. Un Carnaroli all’onda, cotto direttamente nel latte di capra concentrato, con polvere di cappero, riduzione di soia e un tocco di liquirizia. Ogni boccone è un’avventura, accentuata da un Campari shakerato con caffè e cioccolato. Un pairing che non pulisce il palato, ma ne esalta le complessità, giocando con le acidità e i contrasti. Il risultato è un piatto icona, dove ogni assaggio rivela qualcosa di nuovo.

La trippa alla brace è un altro piatto che sfida i preconcetti. Amato o odiato, il quinto quarto trova qui una nuova vita. La brace conferisce tenacia e profondità, esaltando l’umami e giocando con i sensi. Sembra pancetta, ma non lo è.

Anche i più scettici si ritroveranno a fare la scarpetta con uno dei lievitati serviti, accompagnati da una selezione di olio, burro e differenti sali. Una scelta nuova, in una cucina dove la sapidità è sicuramente una delle colonne portanti.

 L’illusione continua con il cuore di vitello, un piatto che chiude il percorso salato in equilibrio tra mondi diversi. Uno spiedino da mangiare con le mani, che invita a fare il bis con il fondo del piatto. Goloso, giocoso, accattivante. E per accompagnare? Non vino, ma un caffè specialty filtrato con metodo “V60”, origine Brasile, che rompe i preconcetti: il caffè può e deve accompagnare un pasto, superando la visione del semplice espresso.

La pastry chef Elena chiude il percorso con dolci intriganti. “Pop corn” Michelin? Non proprio. Un cremoso al mais tostato, quasi affumicato, con gelato al caramello salato, limone e spuma di pop corn. Un dolce inaspettato eppure incredibilmente soddisfacente, che veste il caramello salato e il mais con un’eleganza che sfida i pregiudizi.

E per finire, il classico: maritozzo con panna montata, un dolce che permette di chiudere in bellezza, sognando ricordi d’infanzia e riflettendo su un’esperienza che mescola le carte in tavola, rendendo tutti più coraggiosi.

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