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L’isola nell’isola: ecco come viene definita la produzione di Etna Doc. Con i suoi 3300 metri di altitudine e i 45 km di diametro del suo cono, l’Etna è non solo il vulcano più imponente del bacino mediterraneo, ma anche quello più interessante a livello enologico, a nostro parere soprattutto per quanto riguarda i bianchi. I vitigni autoctoni qui coltivati? Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Carricante.

“Dopo 10 anni dalla nascita del consorzio si assiste a un grande crescendo di popolarità per il vitigno del Carricante anche come recupero in termini di storia e tradizioni, ma anche come nuova moda” racconta Maurizio Lunetta, neo direttore del Consorzio di tutela Etna DOC.

Etna Doc, la denominazione più antica della Sicilia

Nata nel 1968, Etna Doc è la più antica, nonché tra le prime in Italia. 9 mila ettolitri la produzione di quest’anno, di cui 298 ettari sono dedicati all’Etna Bianco per un totale di 133 contrade e menzioni geografiche aggiuntive, che ne attestano una parcellizzazione davvero chirurgica.

La denominazione Etna Doc Superiore invece è confinata nel territorio di Milo con una forte preponderanza del vitigno Carricante (minimo 80%) con solo 400 ettolitri di produzione. “Mentre l’annata 2017 è stata una delle migliori degli ultimi 20 anni per tanti bianchi italiani, l’Etna Doc 2017 e 2018 che oggi si trova sul mercato si caratterizza per la grande impronta di freschezza che rende i vini molto delicati, ma sempre con una grande eleganza. Fenomeni dovuti alla grandine e intemperie hanno portato a raccogliere prima e questa vendemmia più verde regala però vini con un grande potenziale di affinamento” racconta Maurizo Lunetta.

Perché il Carricante è il vitigno che caratterizza l’Etna Bianco

Il Carricante è un antico vitigno a bacca bianca da sempre coltivato sulle pendici del vulcano. Il suo nome deriva dall’espressione siciliana “u carricanti”, che sottolinea l’abbondante produzione delle sue piante, capaci di riempire i carri d’uva. È tradizionalmente coltivato secondo l’uso ad alberello, su suoli di sabbie vulcaniche ricche di minerali. In passato il Carricante, prima di diffondersi ed affermarsi pienamente, era spesso vinificato in uvaggio con altri vitigni coltivati sull’Etna, come Catarratto, Minnella Bianca e Inzolia. Il vino in purezza ha una colorazione giallo paglierina con riflessi da verdi a giallo carico. Il profumo è molto complesso e fine, caratterizzato da intensi sentori di fiori di agrumi. Al palato può risultare sapido e con una buona persistenza aromatica. Oggi viene sempre più spesso vinificato in purezza e costituisce la base principale dell’Etna Bianco per un minimo del 60%, che sale all’80% nell’Etna Bianco Superiore.

5 vini Etna Bianco DOC che abbiamo provato:

Etna Bianco DOC Bianco di Sei Palmento Costanzo

Questa cantina merita una visita: si trova a Contrada Santo Spirito, a Passopisciaro, tra i borghi più alti dell’Etna, in una posizione particolarmente felice. Una cantina che si presenta come aspetto e come tecnologia tra le più innovative dell’Etna. Questo vino è al 90% carricante e 10% catarratto, fa 10 mesi in acciaio in contatto con le fecce fini e 8 mesi in bottiglia. Dal colore giallo paglierino, presenta un ampio bouquet con note di fiori bianchi, agrumi, miele e zenzero con rimandi di erbe aromatiche e idrocarburi. Al palato è fresco, polposo e persistente con deliziosi ricordi minerali

Etna Bianco DOC Superiore contrada Villagrande Barone di Villagrande

Questa cantina con resort di pochissime camere e una piscina infinity che guarda sui vigneti, rappresenta di per sé un motivo più che valido per una visita. A maggior ragione se si vuole bere un prezioso Etna Bianco DOC Superiore, che si trova solo a Milo, come zona di produzione. Giallo paglierino, luminoso e denso. All’olfatto questo vino presenta sentori persistenti e complessi di frutta bianca, fiori, mandorle. Eleganza ed equilibrio di beva, persistente mineralità e freschezza al gusto.

Etna Bianco DOC Planeta

Dalla cantina di Feudo di Mezzo, ubicata nel cuore della viticoltura etnea, nasce questo vino realizzato in regime di coltura sostenibile di una delle cantine Planeta. Da uve Carricante parzialmente fermentate in barriques, alla ricerca di una espressione attuale di questo nobile vitigno coltivato nello splendido ed unico terroir del’Etna, che la cantina presenta in purezza. E da poco è stato presentato “White Album”: una raccolta di vini bianchi che raccontano e valorizzano il ricchissimo patrimonio di biodiversità e di paesaggio della Sicilia, all’estrema varietà e peculiarità, generate dall’incontro tra il mosaico di vitigni e di territori: proprio come un album, è una raccolta che abbraccia le più differenti espressioni. Il riferimento è alla musica, alle immagini e al ricordo che la Sicilia e i suoi vini trasmettono.

Le Sabbie dell’Etna Bianco DOC Firriato

Le Sabbie è un vino unico nel suo genere: salino e sapido, racchiude in sé le qualità del Carricante e del Catarratto, le due varietà simbolo della viticoltura etnea. è Esemplare vivido dei vini bianchi dell’Etna per le suggestioni olfattive e gustative che porta in dote, con ampiezze e profondità. Sapido, di lungo respiro, vive di una freschezza ammaliante e moderna. Un magnifico frutto dell’enologia dell’Etna. È un vino di grande afflato, il gusto è pieno e ricco di tessitura con una persistente linea sapida. Di lunga espressione, per freschezza e fragranza, avvolge il palato in un unicum che solo la vocazione varietale dei suoi uvaggi è capace di generare.

“Lenza di Munti 720 slm” Etna Bianco DOC 2020 – Cantine Nicosia

Il “720” riportato in etichetta, richiama l’altezza sul livello del mare dei vigneti di provenienza di questo bianco siciliano. Siamo quasi in alta montagna, anche se il suolo, scuoro e ricco di minerali, rivela immediatamente la sua origine vulcanica. Chissà se nel 1898, quando Francesco Nicosia, bisnonno dell’attuale proprietario, decise di aprire la sua prima bottega di vino a Trecastagni, già sapeva che l’Etna sarebbe un giorno divenuto simbolo stesso del vino di qualità in Sicilia. Nel calice si presenta di un bel colore giallo paglierino brillante, con un intenso bouquet che richiama con facilità le note delicate dei fiori di campo, ma anche quelle agrumate del pompelmo e fruttate di mela verde. In bocca, invece, stupisce per la freschezza e la mineralità. Un mix intrigante tra un elegante vino di montagna e un figlio del vulcano. In tavole è difficile metterlo in difficoltà.

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