Thierry Marx organizza a Parigi una cena gourmet per 40 cani. Menu dedicato, servizio sotto cloche, pet food premium e 10 mila pasti donati ai rifugi

A Parigi Thierry Marx ha trasformato il Musée Carnavalet in un ristorante per cani, con una cena gastronomica pensata per quaranta ospiti a quattro zampe.  Tavole apparecchiate, mise en place elegante, cloche da sollevare al momento del servizio e quaranta commensali pronti a mettersi a tavola.  

Fin qui, tutto potrebbe far pensare a una cena di alta gastronomia parigina.  Se non fosse che gli ospiti avevano quattro zampe.  È successo il 28 settembre al Musée Carnavalet di Parigi, dove lo chef francese Thierry Marx ha cucinato una cena gastronomica interamente dedicata ai cani. L’iniziativa, organizzata insieme al marchio francese di pet food Bab’in, ha riunito circa 40 animali attorno a una grande tavola allestita appositamente per loro. 

La cena gastronomica organizzata dallo chef Thierry Marx per 40 cani al Musée Carnavalet di Parigi. © Le Figaro

Una vera cena gastronomica, ma a misura di cane  

L’immagine è quasi surreale: cani di razze e dimensioni diverse seduti davanti a tavoli all’altezza del loro muso, mentre il menu viene portato in sala sotto eleganti cloche. L’obiettivo era ricreare, anche nei dettagli, l’esperienza di una grande cena al ristorante.

Il piatto preparato da Thierry Marx prevedeva riso saltato in padella, carote schiacciate, salsa di pollo in gelatina e fiori di borragine. Una ricetta studiata specificamente per gli ospiti a quattro zampe, con ingredienti e quantità calibrati per l’alimentazione animale. E, a giudicare dalle cronache della serata, i cani non sembrano aver avuto bisogno di particolari spiegazioni sul momento della degustazione: una volta sollevate le cloche, alcuni hanno divorato rapidamente la propria porzione, mentre altri hanno cercato di assaggiare anche quella del vicino.

Perché Thierry Marx cucina per i cani?

La risposta è meno sorprendente di quanto potrebbe sembrare. Thierry Marx collabora da tempo con Bab’in, azienda francese specializzata nell’alimentazione per cani e gatti. Il marchio presenta alcune linee di prodotti sviluppate insieme allo chef e sottolinea il rapporto tra qualità degli ingredienti, appetibilità e benessere animale. Per Marx, l’idea di portare la gastronomia nel mondo degli animali domestici non sarebbe quindi una semplice provocazione. Lo chef ha raccontato che già durante la sua esperienza negli hotel di lusso gli veniva chiesto di preparare alimenti particolarmente elaborati per i cani degli ospiti. 

Da qui l’idea che anche l’alimentazione degli animali possa essere studiata con attenzione, senza però dimenticare che dietro ogni ricetta deve esserci anche una precisa componente nutrizionale.  Il progetto Bab’in va infatti oltre il semplice concetto di “cibo gourmet”: l’azienda collabora con un veterinario nutrizionista e propone prodotti destinati a essere utilizzati come parte complementare dell’alimentazione quotidiana. 

Una cena per entrare nel Guinness dei primati  

La grande tavolata parigina aveva anche un obiettivo preciso: stabilire un record per il più grande dinner gastronomico canino organizzato in Francia. Bab’in ha comunicato di aver riunito 40 cani al Musée Carnavalet e ha presentato l’evento come un record nazionale.

A rendere ancora più particolare la serata è stata la location: il Musée Carnavalet, uno dei luoghi simbolo della storia di Parigi. Una cornice decisamente insolita per una cena in cui i commensali non hanno certo avuto bisogno di posate.

Non solo spettacolo: 10 mila pasti donati  

Dietro l’operazione gastronomica c’è anche un progetto benefico. In occasione della cena, Bab’in ha annunciato una donazione equivalente a 10.000 pasti a favore di Solidarité Peuple Animal, destinati alle associazioni che si occupano di animali in difficoltà, abbandonati o in attesa di una nuova famiglia. La cena diventa così anche uno strumento per portare l’attenzione sul rapporto tra alimentazione, cura e benessere degli animali.

Quando anche la ciotola diventa esperienza

Ma la domanda più interessante è forse un’altra: perché organizzare una cena gastronomica per cani? La cena di Parigi è quindi molto più di una curiosità. È la fotografia, decisamente spettacolare, di un mercato che ha capito una cosa semplice: se il cane è un membro della famiglia, perché non dovrebbe diventare anche un cliente gourmet? E così la ciotola cambia nome, forma e soprattutto linguaggio. 

Non è più semplicemente cibo per animali: diventa esperienza, ricerca, racconto. Arrivano lo chef stellato, la mise en place, la cloche, gli ingredienti selezionati e persino l’atmosfera da grande ristorante. Thierry Marx non ha quindi soltanto cucinato per quaranta cani. Ha portato nel mondo del pet food alcuni dei codici dell’alta ristorazione, trasformando per una sera una cena per animali in uno spettacolo gastronomico per esseri umani. 

Perché diciamolo: probabilmente i cani non avevano bisogno né della cloche né dei candelabri. Ma i loro proprietari sì. Ed è forse proprio qui che comincia la parte più interessante della storia.  Quanto c’è di reale ricerca gastronomica e quanto, invece, di marketing? Quanto conta davvero ciò che finisce nella ciotola e quanto conta l’idea che quella ciotola possa assomigliare sempre di più a un piatto da ristorante? 

Il mercato ha già capito che siamo disposti a spendere per il benessere dei nostri animali. Ora sta provando a convincerci che possiamo spendere anche per la loro esperienza gastronomica. La domanda, allora, non è più se il cane possa avere una cena gourmet. La domanda è: quanto siamo disposti a pagare per sentirci dire che anche lui merita una stella? A Parigi, almeno per una sera, la risposta è arrivata sotto una cloche.

 

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