Il nuovo regolamento UE sulle TEA apre una nuova fase per l’agricoltura europea. Dalla resistenza delle colture alla siccità fino alla tutela del biologico: ecco cosa cambia
Il nuovo regolamento europeo sulle Tecniche di evoluzione assistita apre la strada a piante ottenute attraverso interventi mirati sul DNA. Una svolta per la ricerca e l’agricoltura, ma il dibattito su sicurezza, brevetti e trasparenza resta aperto.
Per l’agricoltura europea si apre una nuova fase. Dopo anni di discussioni, negoziati e contrapposizioni, l’Unione europea ha approvato il nuovo quadro normativo dedicato alle Nuove tecniche genomiche (NGT), conosciute in Italia come Tecniche di evoluzione assistita (TEA).
Il Regolamento UE 2026/1388, adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio il 17 giugno e pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 26 giugno 2026, introduce regole specifiche per le piante ottenute attraverso alcune tecniche genomiche e per gli alimenti, i mangimi e gli altri prodotti che ne derivano.
L’obiettivo dichiarato è quello di conciliare due esigenze che negli ultimi anni sono sembrate spesso difficili da far convivere: innovare il settore agricolo e, contemporaneamente, mantenere elevati livelli di tutela per la salute e l’ambiente.
Che sono le TEA
Le Tecniche di evoluzione assistita permettono di intervenire sul patrimonio genetico delle piante in maniera molto più precisa rispetto ai tradizionali programmi di incrocio.
Attraverso strumenti come il genome editing è possibile modificare specifiche sequenze del DNA, intervenendo su caratteristiche determinate della pianta. L’obiettivo può essere, per esempio, ottenere varietà maggiormente resistenti a una malattia, capaci di sopportare meglio la siccità oppure meno vulnerabili ad alcuni stress ambientali.
La differenza fondamentale rispetto agli OGM tradizionali riguarda il tipo di intervento genetico. Le TEA possono infatti produrre modifiche che potrebbero verificarsi anche spontaneamente in natura o attraverso il miglioramento genetico convenzionale, ma in tempi molto più lunghi. Ed è proprio su questa distinzione che si basa il nuovo sistema europeo.
Due categorie, due livelli di regolamentazione
Il regolamento introduce una distinzione tra NGT-1 e NGT-2. Le piante appartenenti alla categoria NGT-1 sono quelle considerate comparabili a quelle che potrebbero essere ottenute attraverso le tecniche di miglioramento genetico tradizionale. Per queste piante viene previsto un percorso regolatorio più semplice rispetto a quello degli OGM.
Le NGT-2, invece, comprendono interventi genetici più complessi. In questo caso rimangono applicabili procedure più rigorose, compresa la valutazione del rischio prevista dalla normativa europea sugli organismi geneticamente modificati. La distinzione è quindi centrale: il nuovo regolamento non elimina la normativa sugli OGM, ma crea un sistema specifico per alcune piante ottenute attraverso nuove tecniche genomiche.
Cosa potrebbe cambiare nei campi
La posta in gioco è soprattutto agricola. Le nuove tecniche genomiche vengono considerate uno degli strumenti attraverso cui rendere le colture più adatte alle condizioni ambientali che stanno cambiando rapidamente.
Siccità, aumento delle temperature, diffusione di patogeni e necessità di ridurre alcuni trattamenti possono infatti mettere sotto pressione molte produzioni agricole.
Una pianta più resistente a una determinata malattia potrebbe richiedere meno interventi. Una varietà capace di sopportare meglio la scarsità d’acqua potrebbe risultare più adatta a territori sempre più esposti allo stress idrico.
Il nuovo quadro europeo nasce anche da questa esigenza: secondo la Commissione, le NGT possono contribuire a costruire un’agricoltura più resiliente, sostenibile e competitiva.
E in Italia?
L’Italia arriva a questo appuntamento con una ricerca già particolarmente attiva. Negli ultimi anni i ricercatori italiani hanno lavorato su diverse specie agricole, dal riso al pomodoro, dalla melanzana alla vite.
Tra gli obiettivi delle sperimentazioni ci sono piante più resistenti alle malattie, varietà capaci di sopportare meglio gli stress ambientali e caratteristiche utili anche dal punto di vista qualitativo.
Il settore vitivinicolo rappresenta uno degli ambiti più interessanti. La ricerca italiana ha infatti già sperimentato viti ottenute attraverso le TEA con l’obiettivo di aumentare la resistenza nei confronti di alcune malattie fungine. Nel 2024, in Veneto, era stato realizzato il primo vigneto sperimentale europeo ottenuto con queste tecnologie.
Il biologico resta fuori
Uno dei punti più delicati riguarda il settore biologico. Il nuovo regolamento stabilisce che le piante ottenute attraverso le NGT non possono essere utilizzate nella produzione biologica. È prevista però una distinzione nel caso di presenza accidentale e tecnicamente inevitabile di piante NGT-1.
È un tema destinato a rimanere al centro del confronto, soprattutto perché riguarda la possibilità di mantenere una separazione concreta tra filiere biologiche e produzioni ottenute con tecniche genomiche.
Il nodo dei brevetti
C’è poi un’altra questione tutt’altro che secondaria: chi controllerà le nuove varietà? Il regolamento consente la possibilità di brevettare determinate piante NGT, prevedendo però alcune esclusioni e misure pensate per evitare che il controllo delle nuove tecnologie si concentri nelle mani di pochi operatori.
Il tema è particolarmente importante per gli agricoltori. La disponibilità delle nuove varietà, il costo delle sementi e la possibilità di conservare e utilizzare il materiale di propagazione saranno infatti elementi decisivi per capire quanto questa innovazione sarà realmente accessibile alle aziende agricole.
Tracciabilità ed etichettatura: cosa cambia
Anche sul fronte dell’informazione al consumatore il regolamento introduce una differenziazione. Per le piante NGT-2 rimangono previsti obblighi di tracciabilità ed etichettatura, mentre per le NGT-1 il sistema è differente: le varietà saranno registrate in una banca dati pubblica europea e il materiale sementiero e riproduttivo dovrà riportare l’indicazione “NGT-1”. La scelta dell’Europa è quindi quella di non trattare tutte le nuove tecniche genomiche allo stesso modo.
Una svolta che non convince tutti
Il via libera europeo ha raccolto il favore del mondo della ricerca e di buona parte del settore agricolo, ma le critiche non sono mancate. Le organizzazioni legate al biologico e alcune associazioni ambientaliste contestano soprattutto il livello di deregolamentazione previsto per determinate categorie di piante.
La preoccupazione riguarda la riduzione degli strumenti di valutazione del rischio, la possibilità di individuare eventuali contaminazioni e il livello di trasparenza garantito lungo la filiera.
Il punto centrale dello scontro è dunque il principio di precauzione: per i sostenitori delle TEA il nuovo sistema permette finalmente di distinguere tecnologie profondamente diverse; per i contrari, invece, il rischio è che alcune modificazioni genetiche vengano sottratte a controlli ritenuti indispensabili.
Non cambia tutto domani
Il nuovo regolamento è già legge europea, ma non significa che le nuove varietà arriveranno immediatamente sugli scaffali dei supermercati.
Il testo è entrato in vigore venti giorni dopo la pubblicazione ufficiale, mentre la sua applicazione generale è prevista dal 17 luglio 2028. Prima di quella data dovranno essere definiti diversi aspetti operativi necessari per rendere il sistema concretamente funzionante. Ci sarà quindi ancora tempo per mettere a punto procedure, registri, controlli e modalità applicative.
L’Europa ha scelto di cambiare strada rispetto al passato. Ora toccherà ai prossimi anni dimostrare se le Tecniche di evoluzione assistita diventeranno davvero uno strumento per rendere l’agricoltura più resistente ai cambiamenti climatici oppure se apriranno nuovi fronti di conflitto tra innovazione, mercato e tutela ambientale. Una cosa è certa: la rivoluzione delle TEA è appena entrata nella sua fase decisiva.



Tracciabilità ed etichettatura: cosa cambia 






