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Tra piatti in via d’estinzione e proposte nuove, Napoli è un teatro a cielo aperto di sapori unici

Facciamo finta di passeggiare per Napoli. Anzi, no. Se riuscite, un giro a Napoli, fatelo davvero! Il Natale poi, sa regalare a questa città dei colori davvero unici. E i sapori? Immediata la risposta è nello street food. Vi aiuteremo a tracciare una mappa di cose da provare assolutamente per due motivi:

  • li potete trovare solo qui
  • sono l’espressione della napoletanità più autentica

Pronti? Buon viaggio a tutto gusto!

  • O Bror e purp. Partiamo da lui. Oggi sono in pochi ancora a proporlo. Si tratta di un piatto antichissimo, povero e semplice: un brodo di polpo i cui ingredienti sono polpo, olio, limone, prezzemolo, sale, pepe e acqua. Da provare quindi la tazza bollente di brodo da cui fuoriesce la morbida “ranfetella”, ovvero il tentacolo. In Piazza Enrico de Nicola, si trova lo storico locale che propone ancora oggi questa prelibatezza, A Figlia do’ Luciano.
  • Scagliozzo. Fa parte del panorama della rosticceria napoletana e lo si può mangiare in quasi tutte le rosticcerie e o pizzerie della zona. Si tratta di piccoli triangoli di polenta fritta e impreziositi con pochi altri ingredienti (parmigiano, pepe). Da solo o in compagnia di zeppole e panzarotti nel tipico cuoppo, è una vera prelibatezza da gustare magari passeggiando per i vicoli incantati del centro storico.
  • Pizza a portafoglio. Che poi non è una pizza chiusa a libretto! Attenzione! Si tratta dell’impasto avanzato dalla sera precedente e rinfrescato l’indomani. Quindi, un impasto con una maggiore maturazione; la pizza a portafoglio ha pertanto una più alta acidità. Oggi la si può trovare in quasi ogni angolo della città, ma leggenda vuole che sia nata nell’Antica Pizzeria di Port’Alba fondata nel 1738 e oggi ancora aperta.
  • Pagnottiello Masardona. La storica friggitoria propone in veste più piccola il tortano napoletano. Tutta la morbidezza dell’impasto che abbraccia salumi e uova, ecco magari questo è da gustare più che a passeggio, seduti: l’istinto al primo morso è di chiudere gli occhi…
  • Parigina. Si tratta di una pizza rustica a due impasti: quello della focaccia che fa da base e quello di pasta sfoglia che fa da chiusura. Al centro regna il ripieno: fette di prosciutto cotto, provola filante e pomodoro. Un rustico che nel nome potrebbe ricordare un omaggio alla regina (pa’ regina -per la regina- che nel tempo la parlata diventa “parigina”) oppure, un omaggio alla cucina francese all’ingrediente aggiunto, la pasta sfoglia, parigina in questo senso. Anche questo fa parte della rosticceria napoletana ed è facile trovarlo in diversi e tanti punti della città.
  • Cuzzetiello. Qui ci dobbiamo fermare un attimo. Prima di essere street food, il cuzzetiello è un rito da compiersi necessariamente ogni volta che la nonna prepara il ragù o le salsicce con i friarielli o qualsiasi altra untissima cosa. Basta un attimo della sua distrazione e il gioco è fatto, ma bisogna essere velocissimi: tagliare la parte iniziale o finale del pane, svuotarlo della mollica (da non mangiare che ha un ruolo fondamentale), infilare a caso pezzi di carne e sugo, se la nonna ha fatto il ragù o salsicce e friarielli, se invece ha optato per questo. Ora, riprendere la mollica e mettere a chiusura del nostro cuzzetiello (così la nonna non ci sgama e non ci sporchiamo). Oggi, questo rito è proposto da alcuni locali che in street food, provatelo da O’ Cuzzetiello. Ps: non chiamatelo panino, magari evoluzione della scarpetta… sì, lo possiamo concedere!

Che dire? Buona passeggiata per la bella e buona Napoli!

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