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Il 13 e 14 ottobre edizione numero sette all’hotel A.Roma Lifestyle di Roma: a sfilare sul bancone i rum più interessanti di sempre

Presi in considerazione fino a qualche anno fa solo per il dopocena, i distillati da canna da zucchero, stanno riscuotendo sempre più interesse. Abbiamo parlato con Leonardo Pinto, rum master e ideatore dell’evento ShowRum.

Lei è rum master. Oggi lo scenario degli esperti offre molti sommelier del vino, dell’olio ed anche qualche idrosommelier. Che cosa succede per i distillati? 

“C’è un pò un buco formativo. Da qualche anno ho iniziato anche con i corsi per colmare questo gap. Cerco di formare, tenendo conto dei metodi produttivi, della storia, delle tradizioni. Iniziamo a classificarli, valutarli, apprezzarli e a fare delle comparazioni. Tutto per cercare di creare persone esperte. Sono già circa sei anni che me ne sto occupando anche all’interno dello ShowRum stesso. Ovviamente l’enorme differenza di consumi fa sì che l’interesse sia maggiore verso i vini e la cucina. Con il tempo, però, anche i distillati stanno acquisendo maggiori fette di mercato, anche se non credo che si arriverà ai consumi del vino”.

Negli ultimi tempi si è affermata la mixology, questo sta aiutando il settore a crescere?

“Vorrei affrontare la risposta con un esempio: da diversi anni abbiamo un’ondata di chef in tv, quindi la cucina è diventata una cosa meravigliosa e tutti stanno cercando di realizzare quei piatti. Quanti, però, coinvolti nella cucina, s’informano sui tipi di carne, come sceglierla, la sua provenienza per arrivare alla realizzazione di quel piatto? Quasi nessuno. Allo stesso modo l’ondata di mixology sta aiutando il settore e le vendite, ma quanti vanno a informarsi sul tipo di rum o comunque di distillato che si mette nel bicchiere? Pochi veramente pochi”.

Dove si colloca ShowRum nel mondo dei distillati? 

“All’inizio l’interesse era basso perché era tutto un po’ di nicchia, riservato a pochi appassionati. Oggi il trend sta cambiando ed ha già conquistato una fetta di mercato numerosa, mi piace pensare che da qui sia stata lanciata anche qualche tendenza rispetto a nuovi modi di approcciarsi a bere rum. L’evento presenta sempre più espositori e professionisti e accoglie sempre più appassionati del settore, che stanno arrivando anche dall’estero”.

Come lo vede il futuro di questo comparto? 

“Mi piace molto. Credo sia finito il tempo delle epoche e delle mode. Brandy, Whisky, Vodka, Tequila, ognuno di loro ha visto un momento di gloria, ma a discapito della qualità. Andava bene tutto. Finalmente, ci sono tutti in campo, ma con un senso critico più accentuato, più attento a quello che c’è nel bicchiere. Il binomio tra produttore e consumatore è sempre più legato: il consumatore è più esigente e i produttori, di conseguenza, sono stimolati a produrre maggiore qualità. Fin quando questo rimarrà in equilibrio, il mercato dei consumi dei distillati non potrà far altro che crescere”. 

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