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L’agriturismo di Cantina Sant’Andrea: “Seguire le Botti”

Innanzitutto, da dove viene il nome “Seguire le Botti”? Qui è proprio il caso di dire “necessità fa virtù”. Situandosi nell’entroterra dell’Agro Pontino, esattamente a Borgo Vodice (LT), non proprio facile da trovare, la famiglia Pandolfo pensò ad un modo per permettere alla clientela di arrivare alla cantina. Così collocò delle botti lungo la strada per far sì che quelle fungessero da navigatore. Bastava solo “seguire le botti”. E da questa consuetudine, divenuta ormai un tratto identificativo dell’azienda agricola, ha preso il nome l’agriturismo recentemente aperto.

Un agriturismo gourmand, una struttura immersa negli oltre 100 ettari di terreni posseduti dove poter mangiare e pernottare tra le vigne e la cantina. Un’offerta culinaria che non ti aspetti. Appena si pensa all’agriturismo si pensa sì ai sapori del territorio ma a portate conosciute e semplici. E invece no.

Territorio, ricerca, accuratezza regnano nella cucina di livello dello chef Pasquale Minciguerra, arrivato nella struttura nel 2021. Napoletano, classe ’86, sposando la filosofia della proprietà, con svariate prove e sperimentazioni, porta in tavola l’autenticità dei sapori. Passione ed esperienza gli permettono di realizzare una cucina dell’anima con prodotti locali, mai banale, bella da vedere e ottima da gustare.

Il menù

La sala principale del ristorante si sviluppa all’interno di una bottaia, dove invecchia uno dei vini rossi più pregiati della cantina, il Sogno. Altre salette private invece fanno da contorno ad un’atmosfera distesa, rilassata, con legno e dettagli unici fatti a mano da artigiani della zona (come i piatti stessi).

Comfort e profumi di casa sono i sentori principali da quando ci si accomoda. Un pane servito caldo (lievito madre, 48 ore di lievitazione opera del sous chef Alessandro Guratti) servito con l’olio evo di propria produzione monocultivar itrana.

I formaggi sono assolutamente da menzionare. Una selezione di circa 30 prodotti di alcune aziende locali (tra cui Alveti & Camusi – con cui la proprietà collabora per realizzare formaggi stagionati affinati ai loro vini) dove troviamo dei caprini e dei pecorini della zona di Frosinone, dei caprini di Monte Jugo, degli erborinati come il Blu di Valcomino, degli stagionati di bufala come il Nero di Amaseno, dei vaccini come il provolone Recco di Itri.

Il tutto accompagnato dal miele della casa o della storica famiglia di apicoltori Maiero e da conserve di uva mono ingrediente sempre della casa.

La semplicità sommata al territorio e alla stagionalità rendono il menù una riscoperta dei nostri sapori. Come uno degli antipasti in carta, Bufalo e bufala, una tartare di bufalo con stracciatella di bufala e broccoletti in due consistenze (di stagione; nella stagione estiva servita con gelato di datterino).

O ancora il risotto al “Granello”, stracotto di bufala, rosmarino e limone. Il riso viene mantecato con il granello (simile al Grana) a cui vengono aggiunti rosmarino, succo e scorza di limone e il trombolotto. Sul fondo, nascosto dal riso, lo stracotto di bufala.

Tra i secondi sono vari i piatti gustosi come il filetto di manzo La Livrea al lardo, funghi Cardoncelli e fondo bruno; il petto d’anatra al burro, carote speziate, miele e senape. Piatti che ruotano spesso in funzione della stagione e della creatività dello chef.

Per i dolci, lo chef è affiancato dalla pastry chef Sophie Rafflegeau: bellezza, armonia e ingredienti locali rendono i dolci il tocco magico finale.

La struttura ricettiva di “Seguire le Botti”

L’idea dell’accoglienza nasce da Andrea Pandolfo, motivato dalla sfida di stupire e far riscoprire le bellezze e le bontà del territorio dove hanno sviluppato il loro lavoro e la loro vita.

La costruzione è indipendente, immersa nel verde, con cinque camere con un salone comune dove sono presenti libri, piante e fiori, ex dimora della proprietà.

Come si intuisce dalla minuziosità del menù del ristorante, si può solo immaginare la bontà della colazione.

Incastonata tra le vigne, i giardini e la cantina, è un luogo di genuinità, natura e relax. Circondati da animali destinati in parte alla cucina, in parte alla produzione di uova e gran parte a fare da compagnia agli ospiti e alla famiglia stessa, troviamo galline ovaiole di molteplici specie (livornese, marans, brown, araucana, amrock, australop), anatre, faraone, oche e quaglie.

La storia della famiglia e della cantina Sant’Andrea

La famiglia Pandolfo è ora rappresentata da Andrea e Gabriele (figlio e padre), eredi di una storia travagliata e caparbia, partita dalla Sicilia, passata per Pantelleria, arrivata in Tunisia e poi riapprodata in Italia, in particolare nel golfo di Napoli, nel lontano 1964, a seguito dell’esproprio delle terre tunisine possedute da stranieri.

Di origine siciliana, erano migrati in Tunisia dove producevano vino per il mercato francese. Le donne della famiglia curavano la pasticceria mentre gli uomini si dedicavano alla vigna. Dopo l’esproprio del presidente tunisino, arrivati a Napoli, il capostipite della famiglia (il papà di Gabriele) con tenacia riprese piano piano a Terracina l’attività che avevano dovuto abbandonare a Tunisi.

A partire da qualche appezzamento di terra del podere sulla Strada del Renibbio 1720 (divenuta poi la via delle botti) la soddisfazione della prima vendemmia nel 1968. Per poi estendersi negli anni fino a raggiungere l’estensione conosciuta oggi con più di 100 ettari (tra Aprilia, Sabaudia e Campo Soriano) e la produzione di oltre 1 milione di bottiglie annue con 16 etichette diverse.

Una storia che abbraccia quasi due secoli e coinvolge quattro generazioni di viticoltori. Non solo un’azienda ma una vera e propria casa dove la tradizione e l’esperienza hanno reso possibile quest’ascesa incredibile. Tecniche francesi e italiane, alta tecnologia, cura della vigna con un approccio bio e tanta passione.

La produzione del vino è destinata in parte (ben il 40%) al mercato statunitense, ai vini kasher (sin dal padre di Gabriele che vendeva il vino alla comunità ebraica di Tunisi) e la restante parte al Lazio.

La linea più pregiata è denominata Acquarelli (per le etichette realizzate in esclusiva per ogni vino) e poi c’è la linea Le Botti, declinata in sei etichette.

Il Lazio è una regione veramente poco nota per queste realtà ed è bene scoprirle e valorizzarle.

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