Sakaba Ie Koji il nuovo progetto di Koji Nakai: sake protagonista, cucina panasiatica da condividere e un’atmosfera informale ispirata alle sakaba giapponesi

Sakaba Ie Koji. Un progetto che nasce dalla visione dello chef Koji Nakai insieme al socio Roberto Salvati e rappresenta un’evoluzione naturale dell’izakaya Ie Koji, già diventato in breve tempo un punto di riferimento per la città. Qui però lo sguardo si sposta con decisione verso il Giappone urbano e contemporaneo, mettendo al centro il mondo del sake e una cucina panasiatica pensata per essere condivisa, esplorata e vissuta senza rigidità.

In Giappone la sakaba è prima di tutto un luogo in cui si va a bere: uno spazio informale e accogliente dove sake, birre e distillati scandiscono il tempo della serata, mentre il cibo accompagna con piccoli piatti che invogliano a continuare l’ordine. Sakaba Ie Koji riprende fedelmente questo spirito, costruendo un menu di circa venti proposte, tutte disponibili in mezze porzioni o porzioni complete. Una formula pensata per adattarsi a momenti diversi della giornata: dall’aperitivo a una cena rilassata, fino al dopo-cena fatto di assaggi e convivialità.

Con questo progetto Koji Nakai sceglie di raccontare il proprio universo gastronomico in modo più libero, dinamico e attuale, lasciando spazio alla curiosità e alla contaminazione.

Uno spazio tra rituale e contemporaneità

L’identità del locale prende forma grazie al progetto firmato dall’architetta Valeria Vecellio, che interpreta la tradizione giapponese attraverso un linguaggio moderno. Gli ambienti sono articolati ma comunicanti, caratterizzati da un design essenziale e contemporaneo. All’ingresso, un lungo bancone in legno ospita otto posti e diventa il cuore pulsante del locale: qui lo chef prepara a vista i piatti crudi, riportando la cucina al centro della scena e accorciando le distanze con gli ospiti.

Le altre sale alternano tavoli alti con sgabelli a un’area più intima con sedute basse, per un totale di circa 32–34 coperti interni, a cui si aggiungono una quindicina di posti all’esterno. Il risultato è un ambiente informale e dinamico, attraversato da materiali naturali e pensato per serate che iniziano con un bicchiere di sake e finiscono con una lunga conversazione.

Il sake come protagonista

Elemento cardine del progetto è la collaborazione con Shibataya, realtà di riferimento in Italia per la distribuzione e la cultura del sake. Una vetrina-bottigliera ospita circa venti etichette, disponibili sia al calice sia per l’acquisto da asporto. Due volte al mese il locale diventa anche spazio di approfondimento, con degustazioni guidate firmate Shibataya. Tutto il personale di sala ha seguito una formazione specifica, per accompagnare gli ospiti alla scoperta di un prodotto che sta conquistando sempre più spazio nel panorama italiano.

Accanto al sake, la carta beverage include vini naturali, vini giapponesi, birre nipponiche e cocktail realizzati con distillati giapponesi, ampliando le possibilità di abbinamento con la cucina.

Una cucina giapponese aperta al mondo

Il menu racconta un Giappone contemporaneo, dove la tecnica classica incontra influenze internazionali e suggestioni panasiatiche. Pesce, carne e verdure dialogano con erbe e spezie come coriandolo, menta e anice stellato, mentre la brace gioca spesso un ruolo centrale. L’obiettivo è offrire un’esperienza vivace e modulabile, che inviti a condividere e assaggiare più piatti nella stessa serata.

Tra le preparazioni simbolo spicca l’hakozushi, il sushi pressato originario di Osaka: riso e ingredienti – spesso cotti o marinati – vengono compattati nell’oshibako, una scatola di legno, e poi tagliati in porzioni precise. Il risultato è un sushi dalla forma elegante e dalla struttura più compatta, distante dal nigiri tradizionale.

Non mancano piatti caldi come il Kasu Jiru, zuppa di pesce a base di sake kasu, o l’Houbayaki, lambuga cotta sulla brace all’interno di una foglia di magnolia. Al bancone trovano spazio anche crudi ispirati al ceviche giapponese, proposte vegetali e combinazioni che riflettono il percorso internazionale dello chef, sospeso con naturalezza tra Giappone, Italia e altri mondi asiatici.

Il pranzo: obanzai e quotidianità

Nei prossimi mesi Sakaba Ie Koji introdurrà anche una formula pranzo più semplice e veloce, ispirata agli obanzai, la cucina domestica di Kyoto fatta di piatti stagionali e preparazioni essenziali. Il bancone ospiterà una selezione di piccoli piatti serviti direttamente dallo chef, per un’esperienza informale che racconta un volto più intimo del Giappone. Il prezzo indicativo si aggira intorno ai 15 euro.

Koji Nakai, tra due culture

Nato a Kobe nel 1984, Koji Nakai cresce tra ristoranti giapponesi e il mercato del pesce della sua città, iniziando giovanissimo il suo percorso in cucina grazie al nonno. Dopo anni di esperienza in Giappone e una specializzazione nella cucina italiana, arriva a Roma nel 2008, città che sceglie come casa. Lavora tra Toscana, Udine e all’estero, fino al ruolo di chef presso l’Ambasciata Italiana a Varsavia. Nel 2022 apre Nakai, seguito nel 2024 dall’izakaya Ie Koji, entrambi accolti con grande entusiasmo. Sakaba Ie Koji rappresenta oggi il terzo capitolo del suo percorso romano, e forse il più libero e personale.

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