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Dopo delivery e take away, il ristorante da fine dining in pieno centro a Roma venderà online i suoi prodotti freschi e a scaffale

“Tra Fase 1 e Fase 2 per noi non c’è differenza”, a dirlo è Alessandro Miocchi, chef e co-owner insieme a Giuseppe Lo Iudice, di RetroBottega, locale nel cuore di Roma in continua evoluzione da più di 2 anni. Questo è uno di quei posti dove vai per mangiare bene e per la convivialità del tavolo sociale. Non a caso qui l’elemento chiave è la condivisione. Infatti, ci sono solo Social Table e, purtroppo, da quando è scattata l’emergenza tutto è sospeso. Tanti i dubbi e le incertezze sul domani, su come riaprire e riorganizzare un locale basato proprio sulla socializzazione. Le norme sul distanziamento impongono delle modifiche strutturali alle quali il ristorante deve far fronte con spese non indifferenti. E nel frattempo? Grazie alle due “ costole” di RetroBottega, RetroPasta e RetroVino, si procede con l’attività di delivery e take away. Ma Alessandro Miocchi ha deciso di rimboccarsi le maniche e aprire anche un e-commerce con la vendita dei prodotti al dettaglio.

Cosa ha segnato il 4 maggio per voi?
“In realtà non abbiamo trovato differenze fra la Frase 1 e la FASE 2. Oltre a RetroBottega abbiamo anche RetroPasta e RetroVino. Il laboratorio di pasta avendo la licenza di alimentari ha sempre avuto la possibilità di rimanere aperto anche durante la Fase 1. Di conseguenza per noi è cambiato ben poco”.

Avete escogitato opzioni alternative?
“Nei prossimi giorni sarà online il nostro e-commerce dove i clienti potranno comodamente fare la spesa da casa per i beni di prima necessità come carne, pesce, verdura e prodotti da forno. In aggiunta, si potranno acquistare 9 kit di piatti da assemblare. Abbiamo investito su questa piattaforma per facilitare il cliente nell’acquisto e consegnarli la spesa in 24 ore. In questo periodo la tempestività è fondamentale visto che solitamente in meno delle 48 ore è difficile che l’ordine arrivi a destinazione”.

Dall’inizio del lockdown avete lanciato RetroDelivery: che riscontro avete avuto?
“Questo è un progetto a cui stavamo pensando da tempo. In seguito all’emergenza e alle chiusure forzate abbiamo deciso di lanciarlo prima del tempo che ci eravamo dati. Siamo stati costretti a reinventarci: essere trasversali è fondamentale per rimanere in piedi e guardare al futuro con maggiori stimoli. I clienti affiliati sono stati molto ricettivi. L’azzeramento del turismo per Retrobottega, come per tutti i locali del centro, ha significato una grossa perdita economica che difficilmente andremo a recuperare”.

In attesa delle riaperture dei ristoranti al pubblico come vi state organizzando?
“Ancora non prendiamo provvedimenti in merito e aspettiamo risposte certe. Da RetroBottega abbiamo solo Social Table, quindi adeguarci alle norme previste a garantire il distanziamento sociale per noi significherebbe stravolgere tutto, a partire dal concept del locale. Dovremmo cambiare a livello strutturale e ciò comporterebbe una spesa notevole, tenendo anche conto che il nostro locale ha solo due anni di vita. In attesa di disposizioni chiare adesso ci concentriamo sull’e-commerce e sul delivery”.

Da professionista quali sono gli aspetti che la stanno preoccupando di più?
“Sicuramente la limitazione della socialità. Per noi che abbiamo fatto della convivialità l’elemento cardine del locale, assistere a questo momento dove bisogna rimanere distanti comporterà grandi difficoltà”.

Il mondo del delivery e dell’e-commerce saranno un’evoluzione della ristorazione?
“Mi auguro che possano diventare un servizio in più che i ristoranti mettono a disposizione. In America sono realtà già da molti anni mentre qui in Italia li stiamo testando realmente solo ora. Però penso che da un crisi così profonda, se da un lato ci sono e ci saranno danni gravissimi, dall’altro avremo la spinta per reinventarci e dare vita a nuovi progetti e soluzioni alternative che siano proficue per il domani”.

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