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A Milano c’è Walden, il caffè letterario che pensa a un futuro più sostenibile con un sistema di distribuzione dell’acqua completamente plastic free

Milano. Quattro amici di Catania, Paolo Augugliaro, Leonardo Caffo, Antonio Inserra e Matteo Pitanza decidono di aprire un locale che creasse valore. Nasce Walden, un luogo punto di incontro tra arte, letteratura e dialogo che abbraccia forte la sostenibilità. Ne abbiamo parlato con Paolo che ci ha fatto conoscere meglio questa realtà.

Oggi si parla sempre di più di portare il consumo della plastica vicino allo zero. Cosa ne pensa?

“La decisione di aprire un caffè letterario come Walden è nata proprio dal desiderio di puntare sulla sostenibilità. L’idea che potesse essere un veicolo per portare dei messaggi all’esterno è sempre stata una degli obiettivi. In particolare poniamo l’accento sul consumo responsabile. Appena ho avuto l’occasione di mettere un depuratore, che tra l’altro io già usavo in casa, l’ho fatto”.

Com’è nato il progetto di refill?

“Tramite l’incontro con una signora che lavora con la sede di Londra. Era appena tornata e mi raccontò di questo progetto chiedendomi se volessi essere il primo in Italia. Non aspettavo altro”.

Ci sono altri che hanno aderito?

“Non so di preciso quanti ma a Milano ce ne sono altri. Le collaborazioni per non sprecare, nel caso nostro, sono diverse. In campo alimentare, recuperiamo la frutta un pochino ammaccata, che i supermercati non possono vendere. Abbiamo avviato oltre a refill anche una collaborazione con una ragazza che lavora la plastica e ne fa oggetti diversi. Crediamo nel riutilizzo”.

Alcuni idrosommelier oggi non sono d’accordo con i sistemi refill. 

“L’acqua, una volta filtrata, può perdere diversi elementi utili al corpo ma bisogna tenere presente che chi utilizza refill non beve solo questo tipo di acqua. Refill è un’alternativa che sostiene l’ambiente. Intanto iniziamo ad eliminare le bottigliette di plastica nei locali”. 

Alcuni temi nascono un po’ per moda e, benché positive, rischiano di scemare. Questa mobilitazione com’è nata?

“Se ne è iniziato a parlare a certi livelli. Abbiamo visto cosa ha smosso Greta Thunberg nelle nuove generazioni. Certo per molti titolari di locali far parte dei buoni può far comodo. Il problema nasce proprio nel momento in cui questo lo si fa per apparire e, quindi, con il tempo fa ritornare tutto al punto di partenza. Fa parte della coscienza di ognuno. È comunque utile affrontare il tema, soprattutto per i giovani: loro anche se schierati da un lato o dall’altro ne affrontano gli aspetti”.

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