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Queen Makeda, i continenti si incontrano a Roma

By Febbraio 15, 2019No Comments

Nel cuore della Capitale, sorge un pub che, con i suoi piatti, mira a far sposare i sapori del mondo. Il tutto innaffiato da fiumi e fiumi di birra

La cucina fusion è un fenomeno che sta avendo un enorme successo in questi ultimi anni. Uno dei locali che ne è manifesto più importante è il pub Queen Makeda che, con la sua struttura e i suoi piatti, ha conquistato il palato dei romani. Lo chef Gabriele Raimondi ci racconta un po’ della sua cucina.

In che cosa si basa precisamente la vostra cucina fusion?

“Noi abbiamo un menù che cambia ogni tre mesi. A seconda della stagione cerchiamo di trovare un equilibrio tra quello che è la cucina internazionale con la nostra. Principalmente variamo dall’Europa del Nord passando dal Sud America al Sud-Est Asiatico andando addirittura verso Stati Uniti e Canada. Giriamo quindi tutte le cucine di tutti e cinque i continenti. A seconda del piatto andiamo poi ad inserire quello che è l’ingrediente fusion che è o una cosa nostra o mischiando appunto Sud America con Asia o con Nord America e via dicendo”.

Come mai questo mix di cucine straniere invece di cucina italiana e straniera?

“L’idea nasce dalla nostra birra. Noi abbiamo quaranta birre artigianali alla spina che cambiamo regolarmente ogni dieci giorni. Invece di dare pizza e hamburger come fanno mediamente tutti i locali che hanno come core business la birra abbiamo deciso di fare un’apertura alla cucina di tutto il mondo. Siamo uno dei pochi posti a Roma che di italiano non ha nulla. L’idea è quella di abbinare la degustazione delle birre artigianali con cibi di cucine che non ci appartengono.”

Come combinate la vostra birra e gli aperitivi con i piatti?

“Anche i nostri aperitivi sono fusion. Seguono la linea della carta sia della sera che del pranzo, che si differenziano. A seconda del cambio menù generalmente con il sommelier che abbiamo ci incontriamo una volta al mese e cerchiamo di lavorare su piatti e birre. Uno dei metodi che usiamo è per contrasto.

Sembra quasi che nel vostro menù si nasconda un desiderio di viaggiare…

“Sì, infatti. L’idea era di far fare un po’ un giro del mondo alle persone. Anche perché io cucino in questo modo per via della mia esperienza da viaggiatore.”

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