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Il Master in critica e giornalismo enogastronomico è la mia nuova avventura

Essere il coordinatore di un Master in critica e giornalismo enogastronomico mi emoziona, è un po’ come dare un futuro, una continuazione a quello che sono, per dare la stessa visione e un futuro alle prossime generazioni. Il Master che ho creato insieme all’università degli studi telematici IUL in co-coordinamento con la professoressa Barbara Turchetta è la mia prima avventura nell’ambito della docenza, ma è anche la naturale prosecuzione del mio “essere critico enogastronomico”.

Ecco quindi che ho voluto condividere con i miei futuri alunni i segreti e le caratteristiche che ritengo essere importanti per chi vuole intraprendere questa strada. Dal laboratorio di scrittura all’antropologia del cibo, dal food marketing all’analisi sensoriale, dall’enologia al turismo enogastronomico, dal food design a una panoramica sulle start up del settore, passando dal mondo dell’editoria: tutte queste competenze perché i critici del futuro devono essere migliori di quelli del passato, che si sono basati solo sulle proprie esperienze, senza una via di indirizzo.

Perché un nuovo master in giornalismo enogastronomico?

Perché il nostro fa la differenza. Il corpo docenti è formato da grandi professionisti del settore sia giornalistico che della ristorazione. Inoltre non rilascia un banale attestato, ma un titolo accademico.

Il covid ha cambiato il modo di elargire formazione. Come si rapporta il master con questa nuova esigenza?

Il master è erogato in modalità blended e per questo già dal suo nascere ha concepito la didattica a distanza, l’esperienza dell’Università degli studi telematici IUL con cui abbiamo dato vita al progetto ci insegna che la didattica online è la nuova frontiera della formazione. Ma il master contempla anche una formazione in presenza e garantire questo è di certo il nostro obiettivo. Staremo chiaramente a quanto verrà stabilito dalla legge, nel frattempo l’unica cosa che possiamo fare è essere fiduciosi che presto questa triste situazione finirà.

Chi può accedere al master?

Il master non ha limiti di età, l’unico requisito necessario è il possesso del titolo di laurea, anche triennale in qualsiasi disciplina.

Cosa fa il critico enogastronomico?

Tutti possiamo fare critica enogastronomica, in fondo è quello che già succede. Blog e giornali sono pieni di critica enogastronomica, forse perché fa moda. Basta scattare qualche bella foto di piatti o di vini, scrivere due righe e taggare gli interessati nella condivisione social. Ma il punto è: ottenere like o comunicare realmente quella realtà ristorativa? Ecco! Il problema vero è essere critico enogastronomico ovvero possedere competenze e tecniche necessarie per scrivere una critica che sia quanto più oggettiva possibile. Il nostro master mira a questo obiettivo.

Ripartire formando la nuova classe di critici enogastronomici. Cosa vuol dire per lei formazione?

La formazione per me è prima di tutto un investimento su se stessi. Presentarsi specializzato in un determinato settore è la chiave del proprio successo lavorativo. Il master sarà una lente di ingrandimento che svelerà ogni angolo del mondo della ristorazione: dalla stesura del menù alla creazione di start up, dal food marketing al food design, tutto sarà incentrato su questo obiettivo.

Parliamo di turismo enogastronomico. Oggi è una delle categorie che più ha subito l’impatto COVID-19.

Questo è vero. La nuova figura del turista enogastronomico è costantemente in evoluzione. Oggi non si siede a tavola solo per accontentarsi di un menù turistico; questo tipo di turista è sempre più esigente e sempre di più vuole l’esperienza magica attraverso i prodotti, i piatti e i vini che la tradizione di un determinato luogo offre e quando degusta lo fa con il senno del poi ma anche del prima: arriva preparato e in un certo senso “formato”.

All’interno del Master ci sarà un modulo dedicato al turismo enogastronomico che affronterà tutti gli aspetti che questo settore merita di conoscere. Io credo che se questa è stata la svolta del turismo negli ultimi anni, lo sarà ancora di più quando la pandemia finirà. Perché sempre più spesso è a tavola che le persone vogliono sentirsi bene ed è questa voglia che in molti, purtroppo, stiamo reprimendo.

 

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