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Pizza e quattro indirizzi da provare a Roma

E sì, qualcuno l’ha proprio fatto… ma dato che di pizza buona si ha sempre voglia, proviamo a suggerire qualche indirizzo romano che propone una ottima pizza napoletana. E per ottima intendiamo quel filo sottile che mette in equilibrio ricerca, tecnica e materia prima attraverso un prodotto che sia sentito come valore e come cultura. Il resto va da sé.

  • La Gatta Mangiona

Come si fa a non citare chi ha iniziato in un certo senso la diffusione della pizza napoletana a Roma come un atto e un fatto di cultura. Fin dall’apertura, l’idea è stata e lo è, tuttora, la soddisfazione del gusto attraverso una saggia dose di ricerca  e materie prime. L’impasto è ben lavorato e ben lievitato e al forno si vede una grande maestria che permette al fondo di restare tale e senza pecche.

  • Lievito Madre

Se esiste un posto dove poter gustare l’eternità della pizza, allora l’indirizzo da raggiungere a Roma è questo. Una ruota di carro che rasenta una perfetta imperfezione artigianale, i cornicioni restano ancora confini e non ancora obblighi, l’impasto è una morbida danza tra gli alveoli e le materie prime sono tutte selezionate nel vasto gusto del made in Italy. Infondo, Gino Sorbillo è pur sempre il sogno di una pizza che riesce a liberarsi di schemi ultra moderni restando umile nel suo concetto, semplice nella sua idea, perfetta nella sua lavorazione.

  • Sant’Isidoro Pizza e Bolle

Di recente apertura, propone una pizza che si colloca esattamente nel mezzo di ricerche e studi sulle materie prime, rifulgendo da qualsiasi pesantezza e polemica. La pizza è quella immediata, semplice, ben lievitata e sostiene condimenti anche di un certo peso culturale. Dietro l’angolo si nasconde la voglia di “giocare” e ancora ricercare quell’emozione da regalare attraverso la pizza. E mentre il palato è soddisfatto pienamente, ci si lascia ammaliare dalla carta delle bolle e in genere dalla proposta del beverage. Insomma, se non ci siete ancora stati, passateci.

  • Extremis

Di freschissima apertura, tre giovani imprenditori hanno saputo raccontare una pizza nuova. Gourmet? Se vi piace il termine va bene, ma Extremis vuole proporre qualcosa che forse sfiora altre sfere. Una pizza pura. E con questo non significa vincolo di una tradizione partenopea a tutti i costi. Mi spiego. L’anima di Extremis è quella di una pizza che guarda alla gloria della sua storia ma che in breve tempo sta già dimostrando di saperne scrivere un’altra di storia. Una storia che parla di futuro e possibilità. L’impasto è il suo tempo. Quello necessario, quello che serve. Quello opportuno. Quello che sa sostenere e che sa aprirsi in delicate trame attraverso mondi di alveoli. I topping sono l’altra faccia della medaglia: se la tecnica è artigianale, sapiente e provocatoria, per certi aspetti, è l’accostamento degli elementi. L’equilibrio e la soddisfazione si sentono al secondo morso, perché il primo resta per una attimo così, interdetto tra il probabile e la certezza!

In copertina,  pizza Scapece e Mortazza di Extremis: crema di zucchine alla base, fior di latte, mortadella artigianale provolone del monaco, menta e fiori di zucca. 

 

 

 

 

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