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Un cognome importante, un territorio famoso per i suoi vini, una lunga tradizione. Ecco cosa significa 125 anni per Poderi Luigi Einaudi

Sono passati 125 anni da quando Luigi Einaudi, appassionato di vino nonché primo Presidente della Repubblica Italiana eletto, acquistò il primo appezzamento di terra a Dogliani, piccolo borgo nella parte meridionale delle Langhe. Quel primo passetto fu compiuto in onore della mamma di Einaudi, originaria di quelle parti. E per farlo aprì un mutuo. Fu lo stesso Luigi Einaudi che, già nel 1915, intuì che per un’azienda agricola era più interessante ed economicamente profittevole trasformare le proprie uve che venderle. È da questa intuizione che nasce la storica cantina, Poderi Luigi Einaudi, ancora oggi operativa, cui si affianca una nuova struttura, altrettanto visionaria.

La quarta generazione

Sarà il dna che scorre nelle vene a dare a Matteo Sardagna Einaudi, quarta generazione e bisnipote di Luigi, quella visione imprenditoriale così preziosa per portare avanti, con coraggio e creatività, la produzione dei vini di Poderi Luigi Einaudi. Come ama definirla lui stesso oggi l’azienda è una “old start up”, un’azienda antica 125 anni, ma rinnovata e proiettata verso il futuro. Matteo ha preso le redini della produzione nel 2016 e da allora produce un vino che lui definisce “più viscerale, più mio, perché riflette l’armonia della terra e la passione della mia famiglia”.

Gli abbiamo chiesto come ci si sente a tirare le redini di un’azienda che ha un portato storico così importante: “Luigi Einaudi e la famiglia Einaudi in generale hanno dato in diversi campi importanti contributi, io l’ho vissuta in modo positivo, come stimolo e non come qualcosa di “opprimente”. Aggiungo che la mia iniziale decisione di vivere, lavorare a Dogliani nasce dal forte attaccamento, alle tante vacanze a San Giacomo (la casa di famiglia), da lì la voglia di contribuire a che l’azienda potesse crescere, migliorare”.

L’assunto di Luigi Einaudi

Per capire la sua passione, Matteo cita proprio l’assunto del bisnonno: “… Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. E’ la vocazione naturale che li spinge, non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi.”

Le novità introdotte da Matteo Sardagna Einaudi

È stata di Matteo l’idea di ripensare la cantina, affiancando alle vasche in acciaio, tini di cemento poroso che rimane più costante, senza subire le interferenze elettromagnetiche, e di dimensioni diverse in base all’anno della vigna. Quali sono le novità che ha introdotto da quando segue la produzione dei vini in prima persona, di cui vai più fiero? “Dal 2016, anno in cui il nostro enologo è mancato, ho deciso di fare i vini in prima persona. Da allora è cambiato radicalmente il processo di vinificazione a partire dalla pigia diraspatrice. Il concetto alla base è il rispetto massimo della materia prima, cercando in ogni fase di trattarla con “dolcezza”. Il risultato sono vini di grande finezza e identità. Eliminazione della barrique a favore di botti di medie dimensioni. Questi sono più vini molto rappresentativi e rispondenti ai miei canoni”.

Per celebrare i 125 anni di questa storica azienda vinicola, Matteo Sardagna Einaudi ha voluto festeggiare unendo arte, musica e vino. Nascono così i due protagonisti di questo importante compleanno, Dogliani 2021 e Barolo Monvigliero 2018.

Dogliani 2021

Un vino dove Matteo ha unito la musica di Ludovico Einaudi, famoso compositore, nipote del fondatore, che ha composto e dedicato al Dogliani una sinfonia inedita. Si intitola “Ascolta Dogliani” ed è un viaggio emozionale nell’armonia dei Poderi. Le note di Ludovico Einaudi sono racchiuse in un QR-code impresso su tutte le retro-etichette delle bottiglie di Dogliani 2021 e di Dogliani Superiore Tecc 2020.

Barolo Monvigliero 2018

Il cru Monvigliero è nato da una piccola parcella di un ettaro e mezzo a Verduno, nel comune più settentrionale della denominazione Barolo, più recente acquisizione di Matteo Sardagna Einaudi. Monvigliero va a completare quel mosaico di cru che vede allineati altri nomi importanti come Bussia, Terlo-Costa Grimaldi e Cannubi. La parcella culla di Barolo Monvigliero si trova ad una altitudine di 400 metri, esposta a sud. Le viti di Nebbiolo, di circa 40 anni, affondano le radici in suoli profondi, ricchi di calcare e di gesso. Queste caratteristiche morfologiche garantiscono la produzione di vini di grande finezza, capaci di esprimere appieno quei capisaldi della filosofia aziendale che sono l’eleganza e l’armonia.

Un’etichetta speciale

A rendere ancora più prezioso il Barolo Monvigliero 2018, un’etichetta artistica realizzata da Stefano Arienti, artista mantovano di fama internazionale. Intitolata “Cavalli su colonne, l’etichetta è un omaggio a Giulio Romano (2021)”. L’artista ha creato 10 diverse declinazioni che caratterizzeranno l’intera tiratura di 8500 bottiglie, mentre ad un’edizione limitata di sole 250 magnum sarà riservata una riproduzione numerata e autografata.

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