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Pasqua, “l’agnello” sulla tavola delle manifestazioni vegane

Domenica si festeggerà la Santa Pasqua e insieme celebreremo la santa tavola. Ricca di delizie e di sapori che negli abbracci del gusto ci portano a casa. La funzione della tradizione, in fondo, è questa. Per quanto ne abbiamo le scatole piene, per quanto ogni volta: “No, eh, quest’anno a Pasqua niente strafare”, alla fine vince il sorriso compiaciuto del #idoitagain.

A proposito di hashtag, anche voi li state aspettando? Ma eccoli… #savethelamb #nolemb #savethelife.

Ma davvero non mangiare l’agnello risolve il problema?

E allora, per provare a capirci, iniziamo dai problemi. E non ho detto (ancora) vegani!

Milano qualche settimana fa è stata scena della manifestazione delle iene vegane (#eccalla), un gruppo attivista e, permettetemelo, estremista che ha protestato, come ormai è tradizione, contro l’agnello a Pasqua.

fonte Iene Vegane Facebook

L’agnello insanguinato appeso in piazza ha suscitato non poche polemiche. Tralasciandole, una domanda però, sorge: qualcuno ha pensato a quale reazione avesse generato in un bambino che magari si trovava a passare di lì? Era sangue finto, certo, ma non è così che si fa cultura, né si diffonde “conoscenza”.

Andando avanti e ignorando le altre osservazione (che in questo veganesimo -quello estremista nei modi- si traducono con il termine polemiche), secondo gli allevatori, non consumare agnelli non è la soluzione contro la mattanza, anzi potrebbe mettere a rischio la stessa specie.

Un  numero elevato di maschi è insostenibile da gestire e crea problemi all’intero gruppo. Oltre al fatto che sono improduttivi. È chiaro, vogliamo lasciare al loro posto gli estremismi vegani, ma tutti quegli altri che inorridiscono davanti al tema, perché il primo maggio ce li troviamo di fianco a mangiare allegri il loro bel pezzo di pecorino?

Già sento le voci: “ma vuoi mettere uccidere un agnellino che tirare semplicemente il latte?”. La coerenza non è coerenza sempre? In questo, la riconosco in quella parte di chi ha scelto la dieta vegana, ma quella che non obbliga e non impone e che rispetta il famoso limite imposto da un senso di libertà civile, la mia libertà finisce dove inizia la tua.

Ritornando alla quesitone, eliminare alcuni maschi sarebbe, secondo gli allevatori, necessario per la continuità della specie stessa. Lasciarli liberi nei boschi significherebbe esporli ad altro tipo di problemi. Se pensiamo ad alcune specie di agnelli, non è difficile immaginare la loro difficoltà nella “libertà” dei boschi.

Un altro problema, potrebbe riguardare il caso estremo della sparizione di un lavoro, quello della pastorizia, e di tutto quello che può riguardare le conseguenze che porterebbero a noi, semplici e crudeli esseri umani.

Un giusto compromesso, potrebbe essere un uso più consapevole della carne di agnello e una sensibilizzazione sul tema della macellazione: no ai grandi rivenditori e allevamenti intensivi (discorso che vale per qualsiasi animale, non solo il dolce agnellino, ma lo scemo pollo e il brutto maiale! -scusate lo sfogo-).

Nonché scegliere, chiaramente, prodotti italiani, mercato che, tra l’altro, deve lottare per l’ostracismo di “quei vegani” che credono di diffondere conoscenza attraverso etica e tolleranza. Rendendosi pienamente conto che così non è. E oltre l’etica e la tolleranza, c’è solo il fanatismo.

Insomma, Buona Pasqua che sia vegana, onnivora, vegetariana, che sia per tutti buona e serena!

 

 

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