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In quanto vegetale, l’olio di cocco è privo di colesterolo e con una bassa quantità di acidi grassi insaturi. Può quindi essere utilizzato per cucinare, condire o friggere? Scopriamolo insieme…

Gli scaffali del supermercato offrono un’ampia scelta di oli di origine vegetale: alcuni derivano da semi di legumi, come le arachidi, altri da semi di piante, come quello di girasole, altri ancora dalla frutta tropicale. Ed è proprio tra questi ultimi, che è nata una tendenza che sta spopolando in diversi ambiti, dalla cucina al mondo della bellezza. Stiamo parlando dell’olio di cocco, ottimo lucidante per i capelli e uno degli ingredienti principali della cucina del Sud-est asiatico. In tanti si chiedono, è un’ottima alternativa all’olio di oliva? Scopriamolo insieme con Andrea Foti, biologo nutrionista.

Olio di cocco per la cosmesi

olio cocco

Estratto pressando la polpa delle noci di cocco, questo olio è ampiamente utilizzato nell’industria cosmetica, sebbene abbia anche usi alternativi in medicina. In quanto vegetale, è privo di colesterolo e tra quelli con la minore quantità di acidi grassi insaturi, quindi con minime quantità di acido oleico, che è l’acido grasso insaturo tipico delle olive, ma con qualche diversità.

Grassi contenuti: le differenze tra olio di oliva e di cocco

Diciamolo subito: no, i due oli non sono sostituibili tra di loro. La principale differenza che li contraddistingue è la presenza di acidi grassi. «In particolare: in 100 g di olio di cocco troviamo 86,8 g di acidi grassi saturi totali; in 100 g di olio di oliva 72,95 g di monoinsaturi», afferma il nutrizionista Andrea Foti. «Dall’analisi si deduce che l’olio di cocco è ricco di acidi grassi saturi a differenza dell’olio di oliva ricco di acidi grassi insaturi, rendendo quest’ultimo un olio salutare per la nostra salute, essendo anche ricco di polifenoli e antiossidanti, dimostrando i suoi benefici in caso di radicali liberi, malattie cardiovascolari, insulino-resistenza, diabete, al pari (quasi) di un “farmaco” naturale».

Punto di fumo: differenze tra olio di oliva e di cocco

olio cocco

L’olio di cocco, in diverse tradizioni culinarie, è usato per cucinare, soprattutto per la frittura nonostante il suo basso punto di fumo. Questo valore indica la temperatura che un olio raggiunge per rilasciare le sostanze potenzialmente tossiche. «Da un confronto tra i due prodotti, si nota che il punto di fumo tra i due oli è differente: l’olio di cocco ha un punto di fumo sui 177 °C a differenza dell’olio di oliva che si aggira intorno a 220 °C fino ad arrivare ai 240 °C per quello raffinato», continua l’esperto.

Quali sono i pro dell’olio di oliva

Per cucinare e condire meglio optare per l’olio di oliva, una miniera di antiossidanti e polifenoli. «Lo reputo un elisir di lunga vita», continua il nutrizionista ricordando che questo ingrediente è alla base della dieta mediterranea, dal 2010 iscritta nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità in quanto “insieme di competenze, conoscenze, riti, simboli e tradizioni, che vanno dal paesaggio alla tavola.

Quali sono i vantaggi dell’olio di cocco

L’olio di cocco non deve però essere demonizzato. I suoi vantaggi sono da attribuirsi alla sua ricchezza in acido laurico, acido caprico e acido caprilico, dall’effetto antibatterico, antimicotico e antifungino. «È ottimo anche per chi soffre di disbiosi (un disequilibrio della flora batterica intestinale), candide ricorrenti e negli sport di resistenza». Infine, questo olio si distingue per la varietà di oligoelementi contenuti come zinco, calcio, ferro, vitamina K e vitamina E.

Olio di cocco e linea: sfatiamo un falso mito

olio cocco

«Utilizzare l’olio di cocco aiuta a dimagrire? Certo, se andiamo a raccogliere noi stessi le noci di cocco!», risponde l’ironico nutrizionista. «Spesso leggiamo o ci affidiamo a determinate teorie che attribuiscono doti dimagranti e da attivatore metabolico all’olio di cocco, ma si tratta in realtà di un falso mito». Si può utilizzare per scopi sportivi, antimicotici o cosmetici, ma non per dimagrire.

Alcuni consigli sulla conservazione

È buona abitudine conservare l’olio (qualunque esso sia) al buio, in luogo fresco, controllando la data di scadenza, perché i lipidi sono sensibili al calore, alla luce e all’ossigeno. A contatto con uno di questi agenti il sapore potrebbe infatti risultare “spento” o “rancido” e potrebbero degradarsi vitamine e valore nutrizionale.

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