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Andrea Baldizzone con il suo olio extravergine di oliva, iscrive la sua storia nella produzione d’eccellenza e mira alla diffusione di una cultura dell’olio

Questa storia parte da una retromarcia. A volte ci soffermiamo ad andare solo avanti, senza capire la necessità di doversi fermare. Perché questo implica coraggio. Un grande coraggio che può però portarci a capire veramente quale sia la nostra vocazione. È così che inizia la storia di Andrea Baldizzone e del suo olio evo. Da uno stop, da una retromarcia e da un grande coraggio.

Dopo aver completato gli studi universitari nel campo dell’economia, Andrea lavora come commercialista a Genova. Ma sente qualcosa gironzolare nella sua testa. Decide così di lasciare il suo lavoro e di ritornare a un abbraccio della sua terra.  Andrea diventa un agricoltore indipendente. Il suo desiderio è vivere in simbiosi con la natura e il territorio circostante.

Quindi, ritorna nella sua città natale, Sanremo e inizia la sua nuova avventura.

La sua attività si concentra sulla produzione di olio extravergine d’oliva di varietà taggiasca. Ma la sua stoia è così affascinante che è più bella leggerla nelle sue parole! 

Come nasce la tua storia?

Sono nato e cresciuto a Sanremo, mi sono laureato in Economia e ho iniziato a lavorare due anni come commercialista, però mi sono reso conto che non era il lavoro per me. Mi sono licenziato e con l’aiuto di mio padre abbiamo comprato un uliveto a Sanremo nel villaggio di Apricale nell’entroterra ligure. Inizialmente abbiamo comprato 300 piante di ulivi, tutte olive taggiasche che è quella che coltiviamo, perché tipica della zona. Dal 2012 abbiamo dato vita a questa piccola azienda agricola che produce specialità del territorio, soprattutto olio evo di taggiasca, olive in salamoia, paté e marmellate e da quest’anno succhi di frutta, avendo anche alberi da frutto.

Perché la tua scelta si è rivolta proprio all’olio?

È il prodotto principe a Sanremo. L’oliva taggiasca è riconosciuta in Italia e nel mondo, era naturale rivolgersi a questo prodotto. 

Il tuo cliente ultimo?

Abbiamo sempre cercato di evitare intermediari, il mio cliente è il cliente finale. Il nostro obiettivo è votarci alla qualità. In questa zona abbiamo pochi spazi, i terreni sono scoscesi, le famose terrazze con i muretti a secco inseriti anche nell’Unesco, fanno di questo territorio un territorio molto difficile. Si chiama agricoltura eroica perché è difficile sul serio, qui non abbiamo la possibilità di meccanizzare, non abbiamo trattori, non possiamo averne per la raccolta meccanizzata, quindi è un terreno difficile, è una lavorazione difficile. 

E come avviene il processo produttivo?

La stagione inizia con l’inizio dell’anno con la concimazione; da febbraio a maggio c’è la potatura, una delle attività più importanti e difficili. Per me anche da imparare all’inizio! Io non avevo esperienza dell’ulivo, sono stato aiutato dal vecchio proprietario del terreno che dal mio frantoiano  Paolo Cassini, sia facendo corsi. 

D’estate si spera che le olive crescano e che vada tutto bene! Ma qui sul Ponente Ligure, si spera di avere qualche pioggia in più, perché uno dei problemi degli ultimi tempi è la siccità. Sono tre anni che siamo messi male con il clima che continua a essere sempre più caldo e secco. 

La raccolta avviene manualmente, stendiamo le reti sotto gli ulivi cercando di fare 15-20 piante al giorno, poi con gli abbacchiatori facciamo cadere le olive. 

Dopodiché vengono le olive vengono raccolte e messe in cassette. Il nostro modo di approcciare alla raccolta è il più possibile puntando all’alta qualità. 

Il nostro prodotto vuole essere un prodotto di prima qualità. Le raccogliamo e la sera vanno al frantoio, al massimo 24 ore e vengono frante e questo ci permette di avere una bassa acidità e una qualità eccellente. A riprova di ciò, ci sono diversi e importanti riconoscimenti. Inoltre, sono tre anni che abbiamo iniziato ad affiancare alla parte agricola, una parte turistica. Siamo fattoria didattica e organizziamo delle visite in azienda, che vanno dalla visita all’uliveto di Apricale, alle degustazioni dei nostri prodotti e poi facciamo un piccolo corso di degustazione dell’olio, facendo anche scoprire non solo la differenza con altri oli ma anche dando consigli su come riconoscere un olio difettato.

Come sarà quest’annata?

Sarà meglio di quella dell’anno scorso. Quest’anno l’impollinazione non è stata al massimo, ma meglio dell’anno scorso, si sta patendo abbastanza la siccità ma sembra meno dell’anno precedente. Ma le somme si tirano sempre alla fine nel frantoio! 

Qual è il tuo contributo sulla diffusione della cultura dell’olio?

Diffondere la conoscenza sull’importanza non solo delle diverse tipologie di oli ma anche far capire che con un olio di qualità la differenza sarà non solo nell’esaltazione di un piatto seppur semplice, ma sarà un investimento per la salute stessa. Se pensiamo al vino, oggi più o meno tutti conosciamo la differenza tra vitigni. Bisognerebbe iniziare a lavorare anche su questo discorso, comunicando e diffondendo la conoscenza dei diversi cultivar e premere sull’importanza di un olio che è qualità ed eccellenza. 

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