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La Taverna di Bacco, ristorante presente nella guida Michelin, offre una cucina contemporanea in un ambiente intimo e accogliente

È sempre bello ed inaspettato trovare un ristorante che riesca a coccolare i clienti in modo formale e allo stesso tempo familiare. La Taverna di Bacco inaugura nel 2015 con il desiderio di costruire qualcosa di diverso proprio a Nettuno, dove la famiglia Villani vive. Un ristorante che si trova nella zona che un tempo era considerata “fuori le mura” dell’antico borgo medievale. Le ampie volte e la pietra viva sono il frutto di un restauro dedito al rispetto del tempo, che allude al ricordo di quello che diversi anni fa era un borgo di grotte, cantine ed agricoltori, purtroppo trasformato dagli effetti della Seconda guerra Mondiale. Il ristorante ha sette tavoli, oltre cinquecento etichette in cantina e un’atmosfera intima e privata.

Il servizio attento e molto presente denota l’attenzione che viene data ad ogni singolo dettaglio. In sala, uno staff al femminile: Lucia Villani, la proprietaria e sua cognata e grande amica Francesca Catanzani. Sempre alla ricerca di spunti ed esperienze illuminate, orgogliose di accogliere, attente ad offrire il meglio in un settore che è, prima di tutto, la loro più grande passione.” Siamo costantentemente alla ricerca del buono per renderlo anche bello, augurandoci possa essere d’aiuto per qualche ora di relax e buongusto” . Aggiungerei che proprio il senso di familiarità anche in un ambiente formale contraddistingue questa piccola perla del borgo di Nettuno.

La cucina dello Chef Filipe Dos Santos

Filipe riesce ad ammaliare i clienti con piatti eleganti, suadenti, che rispecchiano la sua estrazione e la sua profonda esperienza. Propone infatti una cucina contemporanea di forte ispirazione giapponese, pur restando ancorata ai capisaldi della gastronomia romana ed italiana.

Giappone, per Dos Santos, significa lasciarsi affascinare da approcci semplificati ed essenziali, è una cucina alleggerita nella forma e nell’elenco degli ingredienti all’interno dei piatti. Origini brasiliane e formazione italiana firmata Alma Gualtiero Marchesi, nel curriculum seguiranno esperienze importanti quali Da Vittorio e, subito dopo, famiglia Alajmo. “Mi piace creare gusti semplici, ma esplosivi, sapori riconoscibili, qualcosa che dovrebbe far venir voglia di essere mangiato di nuovo.” Una cucina multietnica e concreta: con l’Oriente, ci sono anche la Francia, da cui è impossibile prescindere, e naturalmente l’Italia. “Metto una proteina al centro dell’idea e sperimento due o tre combinazioni intorno. Se è il caso di parlare di processo creativo, direi che il mio possa essere sintetizzato così.”

Lo chef ha preparato un menu intrigante che spaziava dal mare ai monti. Si parte con un aperitivo all’italiana; gustosi gli assaggi che accompagnano un cocktail con il Santo, il primo Vermut (Vermouth) siciliano dell’azienda F.lli Mazza dai sapori agrumati e speziati.

Tutte le portate raccontano la cura e la passione del posto; tra i piatti da ricordare la coda alla vaccinara con insalata di sedano e fava di cacao. Un piatto “popolare”, tendenzialmente di forti sapori ma di un eleganza sopraffina data anche dalla fava di cacao. Gli spaghetti con burro, acciughe e puntarelle : un’esplosione di sapori legati da un’armonia e un eleganza di altissimo livello. L’agnello con i carciofi : l’abbinamento ideale per un equilibrio perfetto.

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