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Al Nabucco Milano lo chef Giancarlo Vetrei firma un menù, percorso di degustazione con ricette inedite, ispirato alle passioni del Maestro

Nabucco è il primo grande successo del Maestro Giuseppe Verdi che compose all’età di 39 anni e che andò in scena a Milano, al Teatro alla Scala, il 09 maggio del 1842. Nabucco, il ristorante, nasce invece nel 1970 nel cuore di Brera, Milano, per trasformarsi nel 2022, dopo un profondo restyling, in un luogo dallo stile più contemporaneo. Omaggio d’amore verso il teatro e l’opera lirica, con pareti ricche di storici programmi del Teatro e ritratti di Giuseppe Verdi, prende spunto da questa meravigliosa opera che il Maestro realizzò in un contesto di vita privata particolarmente complessa, per proporre un viaggio inedito di gusto e musica. 

“Nabucco – come racconta il Roberto Codazzi, musicista e musicologo, direttore artistico del Museo del Violino di Cremona – è stato uno spartiacque con la drammaturgia del Verdi dei grandi successi e della trilogia popolare di metà Ottocento – Traviata, Rigoletto, Trovatore -, opere che hanno spalancato le porte del periodo della maturità”.

Legato ai sapori della sua terra – era figlio di un oste e nativo di Roncole Verdi, piccola frazione del comune di Busseto in provincia di Parma -, Giuseppe Verdi era anche un grande amante del buon cibo e della convivialità. “Adorava gli anolini, la pasta ripiena, i tortelli fatti senza ripieno di carne (parliamo di gente povera legata alle proprie radici) – commenta Roberto Codazzi –, i cappelletti come si fanno a Busseto, anch’essi senza carne ma solo con uova, formaggio e sapori”. 

La cucina di Villa Verdi, sotto l’abile regia della cuoca Ermelinda Berni, diventa sovente anche il motore di incontri strategici nella vita del musicista. E come ripeteva d’Annunzio “Verdi pianse e amò per tutti”, simbolo di italianità, del linguaggio del teatro musicale, della cultura e dell’arte, anche gastronomica. 

I piatti di allora, le ricette comuni della “Bassa”, di quel lembo di terra lungo la fascia del fiume Po, saranno riproposti nel mese di marzo dallo storico ristorante meneghino in un menù degustazione che prende spunto proprio alle sue passioni, con ricette inedite che si alternano a quelle tradizionali ispirate al libro “Libiamo ne’ lieti calici – l’alfabeto della cucina verdiana” di Roberto Codazzi, pubblicato nel 2013. 

L’esperienza si apre sotto il segno del patriottismo e di una modernità che trova respiro internazionale in un gioco di contrasti e contaminazioni L’impulso dell’innovazione di cui Giuseppe Verdi fu illustre esponente si annuncia con un Lollipop di Pappa al pomodoro e clorofilla di basilico, omaggio al tricolore, per proseguire nella semplicità di prodotti come il Pane di montagna affumicato e tostato, burro montato, prosciutto crudo di Parma, brunoise e salsa al melone invernale abbinato al cocktail Fiori e Agrumi, un equilibrato mix di Cognac Courvoisier V.S, Liquore St. Germain, zolletta di zucchero, Peychaud’s, salvia fresca, Champagne Nabucco e gocce di limone. Il gusto della tradizione si arricchisce della presenza del bartender Fabrizio Bergamini che ha portato un tocco di novità con signature cocktail molto attuali. 

Le contaminazioni artistiche e musicali sono rievocate invece nel Risotto giallo con tartufo e gel di vino bianco Albana secco dell’Emilia Romagna. Lo zafferano della ricetta classica milenese si “matcha” con il tartufo nero. L’Agnello alla Nabucco, agnello scottato, mostarda di cachi, fungo di castelpoto, polvere di castagne e fonduta di squacquerone al rosmarino a simboleggiare la vita agricola di Verdi. Una ricetta complessa che come racconta lo chef Giancarlo Vetrei “richiede oltre 24 ore di lievitazione, scottature che sigillano i sapori e un’alternanza di cotture lunghe e a bassa temperatura”. Perfetto l’abbinamento con Palato Fine, note aromatiche di Gin Clandestino – spirito italiano di Reggio Emilia, Liquer Chataigne & Cognac con lime, sciroppo d’agave e rosmarino nebulizzato.

Ecco infine il Tiramisù scomposto a chiudere una cena come il Maestro avrebbe preteso. “Verdi era un goloso, se con questa accezione si è soliti indicare colui che è ghiotto di cose dolci” – scrive Codazzi alla lettera “d” di dolci dell’alfabeto della cucina verdiana.

La “Degustazione Verdi”, disponibile al pubblico a partire da giovedì 02 marzo, al costo di 100 euro, 120 con entrambi i cocktail, rende un ulteriore omaggio alla vita di un grande Maestro quale fu Giuseppe Verdi. “Tra un trionfo e l’altro in giro per l’Europa – ricorda Codazzi – Verdi non mancava di farsi ambasciatore dei prodotti della sua terra”. 

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