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Tra gli influencer del mondo enoico più apprezzati, il blogger ci spiega per quale motivo si sta dedicando meno alla sua creatura: “La mia azienda richiede grossa attenzione”

“In questo momento ho dovuto rallentare un po’ con il blog perché la mia azienda, Tenuta Diavoletto, mi impegna molto.Supervinoitalia merita attenzione e cura e tornerò ad occuparmene”. Musica e parole di Maximilian Girardi, tra i più apprezzati influencer del mondo enoico. Dal 2012, ovvero da quando ha acquistato i terreni della sua azienda, non ha avuto più molto tempo per dedicarsi alle parole scritte. Poco male. Tornerà più carico e sicuro di prima. Anche perché Girardi conosce perfettamente il modo di avere successo attraverso il mondo del web. O no?

Maximilian come sono stati gli esordi?

“Nel 2012 ho acquistato Tenuta Diavoletto. Ho fatto corsi ed ho cercato di imparare il più possibile nell’ambito della comunicazione. In questo modo dopo solo due anni di attività siamo stati premiati dalla Coldiretti all’Oscar Green per l’innovazione in agricoltura. Poi si sono succeduti altri premi. Ho iniziato subito con e-commerce e i Social come Instagram. Oggi è molto più normale parlarne ma qualche anno fa non era così”.

Qual è il modo vincente per avere visibilità sui social?

“Il tempo, la pazienza, i contenuti e l’originalità. Devi seguire le persone e rispondere alle domande, avere costanza. Per esempio da poco collaboro con la pagina de La strada dei vini dei colli Forlì-Cesena e siamo già arrivati a 6000 followers in pochi mesi. Una testata americana si è già occupata di noi”.

Voleva fare questo da grande?

“Sì, è sempre stata una mia passione. Poi mi è capitata l’occasione di acquistare l’azienda in un territorio che mi è sempre piaciuto e dove ci metto il cuore. Sono convinto che qui ci sia un potenziale enormi”.

C’è qualcuno che l’ha sostenuta nelle sue scelte?

“Sicuramente i miei genitori. Subito dopo ho iniziato con un enologo ed un agronomo avvalendomi poi di operai esperti che addirittura fanno questo da tre generazioni. Non lascio spazio all’improvvisazione. Ho scelto di ripristinare i vigneti esistenti senza espiantarli. Avranno venticinque anni. Infatti per i primi due anni la resa è stata bassissima. La mia intenzione era di salvare i vigneti che erano già lì”.

Dopo Supervinoitalia cosa ci sarà?

“In questo momento ho dovuto rallentare un po’ con il blog perché la mia azienda, Tenuta Diavoletto, mi impegna molto.Ci sono molti progetti in piedi. Supervinoitalia merita attenzione e cura e tornerò ad occuparmene”.

La peggior critica che ha ricevuto?

“Non ho mai dato tanto peso ai Social. E’ troppo facile, per chi lo fa, scrivere nascondendosi dietro una tastiera. Quando è successo non è stata una vera critica ma un atteggiamento che mi ha ferito. Ero in fiera ed un tipo ha assaggiato il mio vino, anziché buttarlo nella sputacchiera, lo ha buttato nel cestino si è girato e se n’è andato senza neanche ringraziare”.

Com’è il rapporto con i suoi followers?

“Mi chiedono spesso consigli sulle cantine. Per esempio, quando si spostano, vogliono sapere dove andare per bere buon vino. Ho girato molto e avendo collaborato con il Consorzio del Prosecco Superiore conosco le aziende che lavorano bene. I miei consigli sono sinceri, non ci sono aziende che mi pagano per farlo o mi chiedono di portargli clienti. È un onore che me lo chiedano oltre che una responsabilità. Questo fa bene al territorio”.

E quello con gli altri addetti ai lavori?

“Mi piace pensare di poter collaborare con tutti poi magari non sempre avviene. Comunque è un settore dove si cerca anche di darsi una mano. Non ci sono grosse competizioni”.

Come vede il futuro del vino in Italia?

“In ascesa e mi piace vedere tantissimi ragazzi che si avvicinano a questa realtà. Questo per il mercato è solo che un bene. Dal chiedere semplicemente che vino comprare si sta andando verso una conoscenza più elevata del settore. In questo i social aiutano perché si arriva a più persone”.

Progetti in corso o futuri?

“Abbiamo avviato una partnership con alcuni chef con cui presenteremo i cibi da abbinare a determinati tipi di vino. Non stiamo lasciando nulla al caso”.



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