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Matteo Zed: conquistare il mondo con le proprie idee… liquide

By Gennaio 29, 2019No Comments

L’Amaro Obsessed di fama mondiale è alla guida del primo Amaro Bar d’Europa. Nel 2018 la sua sfida sulla scena romana è stata a Il Marchese: “Pasteggiare a cocktail si può, ma con un sola portata”

Per lui il giro del mondo è durato più di 80 giorni. Matteo Zamberlan, in arte Zed (nessun richiamo a Pulp Fiction) è tornato in Italia dopo aver dominato la scena estera negli ultimi anni. Ospite con i suoi Pop Up nei migliori bar internazionali, è volato in Giappone al fianco del maestro Hidetsugu Ueno presso il bar di Tokyo High Five. Ha poi vissuto a New York lavorando nei locali blasonati della Grande Mela. Il “Miglior Bartender Italiano all’Estero” 2013, secondo gli Awards di Bargiornale, è stato Bar Supervisor da Joe Bastianich a Del Posto e Head Mixologist da Zuma. Consulente e Operation Manager nel progetto “Trattoria Ammazzacaffè” a Brooklyn, prima di rientrare in Italia aveva firmato un contratto come Beverage Specialist al Giorgio Armani Restaurant sulla 5^ Avenue. Ispirato dalla personale catalogazione sul suo blog Amaro Obsession, da Il Marchese ha creato una cocktail list con 500 diversi brand e un originale “Libro degli Amari”.

Allora, perché il nome Zed?

“Una semplificazione dell’italiano Zamberlan durante la gara mondiale ‘Bacardi Legacy’ in Portorico nel 2012. Per il presentatore divenni Matteo Z., in inglese ovviamente Matteo Zed”.

Come si diventa un “amaro obsessed”?

“Passione. In italia c’è una grande tradizione alcolica, soprattutto per gli amari: vantiamo un gran numero di erbe, un’ampia scelta di ingredienti, esattamente come per la cucina ”.

Cosa si intende con experience parlando di mixology?

“Si regala un’esperienza ai propri ospiti proprio come nell’alta ristorazione. Mixology e cucina gourmet vanno di pari passo. Attenzione: in entrambe se manca la qualità si offre solo fumo, presunzione ed experience… but a bad one!”

Si può pasteggiare un intero pasto a cocktail?

“Una portata, ma non un intero pasto. Si rischia di finire la cena ubriachi o delusi. Al massimo un Gin Tonic o un drink sparkling con un parte amara e una citrica per dissetare e sgrassare”.

Come per i grandi chef, anche i grandi barman seguono delle tecniche di miscelazione particolari?

“In entrambi i casi, semplicità. Ormai si parla di “Bar Chef”, alto livello di specializzazione, padronanza tecnica della miscelazione e della somministrazione, anche di alimenti. La moda del  momento è chiarificare tutto. Ciò avviene attraverso l’utilizzo di agar agar o il processo di cagliatura. Consiglio di investire nel Rotovapor un potente mezzo tecnologico che permette di ridistillare tutto a bassissima temperatura donando sapori e profumi nuovi a spiriti già esistenti”.

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