Ascheri, dalle radici di La Morra al cuore di Bra: il vino come memoria, persone e visione

Sulle colline delle Langhe, dove le vigne seguono da secoli il profilo morbido della terra, la storia delle Cantine Ascheri comincia in un luogo che porta lo stesso nome della famiglia: Ascheri, una località di La Morra in cui tutto ebbe origine. È lì che le prime vigne misero radici, intrecciando per sempre il destino della terra con quello degli uomini che la lavoravano.

Poi, nel 1880, la storia compì una svolta inattesa ma lungimirante: la produzione fu spostata a Bra, allora fulcro del commercio piemontese. Era un tempo in cui il vino viaggiava soprattutto su rotaia, e la vicinanza alla stazione ferroviaria permetteva di inviare il Barolo verso Torino — persino alla Casa Reale Sabauda — e in tutto il Paese. Da quel nuovo centro vitale nacque anche una piccola rivoluzione: il primo Barolo imbottigliato con l’etichetta “Cannubi 1752”, un simbolo di identità e di avanguardia.

Quando l’Italia iniziò a muoversi su gomma anziché su ferro, gli Ascheri avrebbero potuto rientrare in Langa. Ma scelsero di restare. Bra era ormai parte della loro storia, e la cantina — nel cuore della città — sarebbe diventata, con il tempo, l’unica realtà storica urbana rimasta in loco. Una presenza anacronistica e preziosa, sospesa tra memoria e modernità.

Nel 1988 Matteo Ascheri raccolse il testimone da suo padre Giacomo e decise di dare forma a una scelta chiara: rimanere a Bra, rinnovare gli edifici costruiti negli anni ’50, renderli funzionali, moderni, vivi. Era un atto di fedeltà alla propria identità ma anche un gesto di responsabilità verso il territorio: nessun nuovo suolo consumato, nessuna ferita al paesaggio della Langa. La crescita non sarebbe stata verticale, ma orizzontale e umana.

Accanto alla cantina, infatti, nacque un intero ecosistema dedicato all’accoglienza: l’Albergo/Spa, l’Osteria Murivecchi, la casa madre di via Piumati. Qui produzione ed enoturismo convivono come rami di uno stesso albero, e a tenerli insieme è una grande famiglia che non riguarda solo il nucleo originario, ma anche le famiglie dei lavoratori che, generazione dopo generazione, crescono insieme all’azienda.

Matteo ha sempre creduto che il vino fosse prima di tutto un lavoro di persone. Garantire stabilità, formazione e crescita professionale alla propria squadra non è stata semplicemente una scelta etica: è stata una scelta profondamente pratica. Una squadra interna conosce le vigne come si conoscono le stanze della propria casa; sa intervenire quando la terra chiama, non quando il calendario lo impone. Così il lavoro segue il ritmo della natura, con maggiore tempestività, fluidità e sensibilità rispetto a un modello esternalizzato.

Ogni persona che lavora qui custodisce un vigneto. Lo osserva cambiare giorno dopo giorno, ne conosce le debolezze e le forze. E quando arriva la vendemmia — sempre manuale — ogni cassetta porta il nome di chi ha raccolto quei grappoli. È un gesto semplice, quasi antico, ma racchiude l’essenza di questa filosofia: responsabilità, orgoglio, appartenenza.

In cantina, Matteo adotta un approccio simile: meno interventi, più ascolto. Lascia che il vino si esprima con la purezza di una performance acustica, senza artifici, senza amplificazioni. Ogni bottiglia è così il riflesso fedele di un’annata, di un vigneto, di un’interpretazione. Una memoria liquida che non si ripeterà mai più allo stesso modo.

I vini “unplugged” Ascheri nascono dunque da questa armonia: la terra che parla, le persone che la ascoltano, la cantina che interviene solo quando serve. Sono vini che non inseguono mode né standardizzazioni, ma che raccontano la verità del luogo e il carattere di chi li produce. E così, da La Morra a Bra, da una collina a una città, questa storia continua a fluire come un vino lasciato decantare a lungo: limpida, autentica, orgogliosamente fedele alle proprie radici, e capace di rinnovarsi senza mai tradirsi.

All’Assaggio!

Verduno Pelaverga 2024, L’eleganza insolita del rosso più delicatamente speziato del Piemonte

Il vino si presenta con un colore rubino chiaro, quasi trasparente, tipico del Pelaverga. La consistenza è agile, le lacrime sottili preannunciano freschezza più che struttura. Al naso il primo impatto è un piccolo colpo di teatro: Ascheri in generale non entra mai in punta di piedi. Questo vino si apre con note speziate nitide e vive, riconoscibili immediatamente: pepe bianco, pepe rosa, cardamomo e corteccia d’agrumi. Accanto alla spezia arriva il frutto, fine e croccante: fragolina di bosco, melograno, ribes rosso. Una sottile vena floreale — rosa selvatica, viola chiara — completa il quadro aromatico. Al palato l’ingresso è slanciato, fresco, ritmato. La sensazione iniziale è quella di un rosso brillante, quasi “verticale”, sostenuto da un’acidità viva e da tannini sottili, delicatissimi, appena percettibili. Il sorso prosegue con un gioco equilibrato tra frutto e spezia: ritorna il pepe bianco, affiancato da una nuvola di erbe fresche — mentuccia, timo limonato — e da una scia leggermente sapida che invita al secondo assaggio.

Barolo 2021

Si presenta con un rosso granato brillante, intenso ma trasparente, che lascia intravedere freschezza e armonia. I riflessi aranciati sul bordo ricordano un tramonto tra le colline, promettendo evoluzione e profondità. Al naso, il bouquet è raffinato e avvolgente, un piccolo racconto che si svela lentamente: ciliegia matura, prugna fresca, lampone delicato, rosa appassita, violetta e leggere erbe officinali, accenni di tabacco dolce, cuoio e cacao, con un filo di liquirizia e spezie dolciun leggero sentore di funghi secchi e di bosco umido, quasi un eco della terra circostante, una sottile scia minerale e balsamica che lega insieme il tutto. Ogni aroma respira, lasciando spazio agli altri, come note di una melodia che si svela lentamente, senza fretta. Il sorso è sinuoso e vibrante, con tannini fini e setosi che accarezzano il palato. L’acidità equilibrata dà slancio e armonia, mentre frutti rossi e spezie delicate si rincorrono lungo tutta la beva. Finale è pulito, persistente, con ritorni di frutta rossa, spezie e un filo minerale. Il finale è elegante e meditativo, invitando a fermarsi e assaporare la storia racchiusa in ogni sorso.

Montelupa Rosso 2020

Il Montalupa Rosso, 100% Syrah, si mostra in un rosso rubino intenso, denso ma vibrante. Al naso il bouquet sprigiona ciliegia, lampone e ribes, sostenuti da delicate note di violetta e spezie dolci, con un filo di erbe aromatiche e un richiamo minerale che evoca il terreno sabbioso-marino dei filari. È un profumo che sembra respirare lentamente, come la brezza che attraversa le vigne nelle prime ore del mattino. Al palato il sorso avvolge il palato con equilibrio e leggerezza, sostenuto da tannini morbidi e setosi. La freschezza percorre il vino come un filo sottile, accarezzando il frutto rosso e le spezie delicate, mentre il sottofondo minerale aggiunge profondità e continuità. Ogni sorso invita a rallentare, a sentire il tempo lento della vendemmia e il lavoro paziente dei vigneti. Il finale è asciutto, persistente, con ritorni di frutta rossa e una nota minerale che accompagna fino alla chiusura. Rimane in bocca la sensazione di autenticità: un vino che parla del territorio e della mano attenta del vignaiolo, senza fretta, senza artifici.

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