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Chi lavorava bene prima lo farà ancora oggi, magari guadagnando meno“, Fabrizio Sepe sul post coronavirus

Da diverse settimane i locali sono vuoti e silenziosi e, da un giorno all’altro, i ristoratori hanno visto completamente stravolta la propria quotidianità. Alcuni stanno tentando di sopravvivere con il delivery, altri approfittano di questo periodo per pensare a nuovi format e nuove modalità di ristorazione e a come poter riconquistare la fiducia della clientela quando tutto sarà finito. “Per adesso il nostro ristorante rimarrà chiuso, non so neanche se lo riaprirò, credo di non riuscire a impegnarmi contemporaneamente sia al ristorante che alla bottega”, confida Fabrizio Sepe, proprietario de Le tre Zucche a Roma. Nel post coronavirus probabilmente la clientela diminuirà per paura e in molti dovranno rivedere la disposizione dei tavoli e il numero dei coperti, ripensando menu e prezzi. “Ci siamo attenuti a regole, distanziamenti, gel, cartellonistica, turni e prenotazioni. Le barriere in plexiglass non servono e sono anche brutte da vedere, è meglio perdere qualche coperto. Non cambieremo gli orari. Credo che i costi aumenteranno. Sono più che sicuro che diminuiranno le entrate”.

L’igiene sarà una priorità per tutti. Fabrizio aggiunge: “Per quanto ci riguarda non cambia nulla, forse l’unica novità è il gel, abbiamo sempre sanificato gli ambienti come da manuale Haccp. Magari adesso lo renderemo ufficiale anche ai nostri clienti!”. In molti hanno dovuto chiudere i battenti proprio nel periodo in cui il locale stava andando bene ma l’emergenza ha costretto a tirare il freno a mano. Le tre Zucche rispecchia l’identità di una cucina fatta di materie prime di alta qualità che sono alla base di tutti i piatti. Il titolare ci parla delle sue previsioni: “Secondo me sarà molto dura, e non credo che si potrà tornare ai numeri di una volta, però voglio essere positivo e, ridimensionandoci un po’ tutti su tutti i fronti, potremmo farcela. Chi lavorava bene prima lo farà ancora oggi (magari un pochino meno). Gli improvvisati invece chiuderanno. Chef e ristoratori fanno ipotesi e non hanno certo intenzione di fermarsi impegnandosi molto nella ricerca di soluzioni che possano aiutarli a ripartire nel post-coronavirus”.

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