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Il Verdicchio? Un terroir pieno di rivincite

5 DOCG e 15 DOC si alternano in una delle regioni più singolari d’Italia per varietà fisica: valli, colline, insenature sabbiose e scogliere calcaree rendono le Marche un territorio tutto da scoprire.

Fra le regioni dell’Italia orientale, le Marche è per sua tipica conformazione fisica molto particolare, caratteristica questa che le regala una varietà di paesaggi diversissimi fra loro. Le montagne del versante appennino umbro-marchigiano, le vaste colline e le zone costiere crea un terroir per vini autoctoni molto interessanti. Fra i vitigni a bacca bianca è importante citare sicuramente il Verdicchio, re indiscusso delle Docg e delle Doc, ma anche il Bianchello del Metauro, la Passerina e il Pecorino di Offida e infine la Vernaccia.

  • Il Bianchello è un vino facile, di pronta beva ma dal sapore fresco, armonico e dotato di un delicato profumo.
  • La Passerina invece vanta di una gamma olfattiva che spazia dalla frutta tropicale agli agrumi, ricca di un acidità sostenuta che permette anche l’invecchiamento, sapido e con finale solitamente amarognolo.
  • Il Pecorino invece si contraddistingue per la sua rocciosità. Profumi prettamente erbacei, decise note minerali e struttura ampia ne fanno un vino “prepotente ma mai sgarbato”.

Ma è’ ora il caso di lasciare spazio al Verdicchio, dalle mille sfaccettature, è il vitigno sempre più apprezzato di anno in anno, in particolare la 2020 sembra essere una grandissima annata!

Perché si parla di rivincita del verdicchio? La questione rappresenta l’intera regione che proprio attraverso questo vitigno autoctono a bacca bianca sale in auge. È proprio questo uvaggio eclettico che, utilizzato quasi sempre in purezza, genera vini freschi e di pronta beva ma anche vini strutturati e capaci di notevole longevità.

Valanghe di premi ogni anno fino ai giorni d’oggi quando per Wine Enthusiast il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore 2019 di Villa Bucci è il primo vino italiano nonché il secondo in assoluto fra i bianchi. Traguardo raggiunto? Diciamo che ormai il verdicchio ci ha abituato a medaglie e premi, basta pensare che nel 2020 ben 15 referenze hanno ottenuto il riconoscimento.

Non solo, fra le Docg e Doc di Matelica e di Jesi non si riescono a contare i numerosi premi fra diverse guide accreditate.

Il colore della bacca tendente al verde anche in maturazione, (da cui prende il nome), la vinificazione di facile adattabilità sia in legno che in acciaio e il particolare affinamento “sur lies” di alcune cantine, sono i fattori unici di questo vitigno.

La grande struttura e l’eccezionale acidità contribuiscono al lungo invecchiamento dove grazie anche alla sapidità e all’ottima complessità rilevata al naso si ottiene un vino completo. Abbinabile con carne e pesce senza escludere formaggi e dolci nelle versioni “Passito” e “Spumante” da ancora più conferma di quanto possa essere reale affermare che il Verdicchio si è preso una vera e propria… rivincita.

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