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Il Lagrein esige, ma sa restituirsi in un grande calice; nel tempo, ha segnato la storia di un legame tra territorio e popolazione tracciando la cultura e l’identità di un grande popolo

Raccontarsi

Il vino è un atto culturale che ci ha reso ciò che siamo. Il vino è il miracolo che, pregno di tempo, si rinnova ogni volta grazie a uomini e a donne che non hanno mai smesso di crederci. Davanti a un calice di vino, prima degli occhi, del naso e della bocca, deve porsi rispetto e timore: varcato il sorso, sarà aperto davanti a noi un mondo di anime. Il vino è un racconto che non smette di riscaldare. Come quello del Lagrein le cui piante custodiscono un’antica storia che vale la pena ascoltare. 

Temerario e opulento il suo calice, il Lagrein è tra i vitigni più importanti dell’Alto Adige. Autoctono, è un vitigno che nel nome tradisce le sue origini. Geneticamente, è approvata la sua nobile discendenza dalla Borgogna, strettamente imparentato con il Pinot Nero. La conca di Bolzano, Gries (forse una cru?) in particolare è la sua terra prescelta; il Lagrein esige un clima temperato: la primavera deve riscaldare presto le sue piante e le precipitazioni autunnali sulle sue piante devono asciugarsi più in fretta. Il terreno pertanto gioca d’anticipo, la sua natura alluvionale restituisce ciò di cui il Lagrein ha bisogno: i suoi terreni essendo più permeabili all’acqua non si raffreddano in maniera veloce e così quella caratteristica sabbiosa e ghiaiosa gli garantisce una qualità maggiore.

Identikit: occhi

Limpido, il Lagrein è la pienezza della sua polpa, il colore pulsa di una intensità quasi violacea; quando riposa in riserva, invece, si arricchisce in sfumature eleganti di rubino e granato. 

Identikit: naso

Il respiro è una profumazione riconoscibile e immediata che si riempie ad ogni ondata: un naso complesso che si aggira prepotente tra frutti a bacca nera e rossa, more, marasche, ciliegie, ma anche si avverte nitido il sottobosco; dopo il riposo questa frutta a bacca scura va verso una confettura, mentre inizia ad accarezzarlo una viola gentile e una prugna secca. Il legno gli lascerà un’impronta di cacao, di liquirizia, di leggera vaniglia, il tutto combinato a una eterea e balsamica dimensione.

Identikit: bocca

Il sorso è caldo, è morbido e, nonostante un tannino che ancora vuole tramare, l’orizzonte è chiaro e cremoso. L’indomabile Lagrein si lascia andare solo a tecniche enologiche che non tradiscono la sua natura, ma che, anzi, ne sanno ben esaltare la natura. Strutturato e corposo, ha una spiccata acidità che gli dona freschezza e potente longevità. Il ricordo è in una persistenza notevole: il Lagrein si chiude in una grande lunghezza. 

Dunkel o Kretzer?

Dal 1300 è attestata la produzione del Lagrein Kretzer o rosé: perché questo nome per il rosé? Questo tipo di vinificazione si ottiene separando le bucce dal mosto in fermentazione usando dei caratteristici graticci di vimini detti Kroizere. Da qui il nome Kretzer per indicare la versione rosata. In purezza è anche detto Dunkel. Inoltre il Lagrein è usato anche in blend e spesso accompagna la schiava dandole un colore più deciso e una maggiore struttura.

Curiosità

La prima evidenza storica data al Lagrein risale al 1097: in questa data venne data ordinanza ai monaci di Greis sulla coltivazione di questo vitigno. Ed è proprio ai monaci che si deve l’impegno e la costanza della produzione del Lagrein. Nel 1845, l’Austria che aveva pieno potere sul convento di Greis, autorizzò la vendita di questo vino oltre i confini. Ma per molto, molto tempo, il Lagrein fu vino solo della nobiltà e del clero. Nel XVI secolo, Michael Gaismayr fu forse il nemico più pericoloso degli Asburgo. Capeggiò una rivolta che vide schierare idee democratiche, uomini e donne proprio contro i sovrani. Gaismayr chiese a gran voce, tra le altre cose, che il Lagrein uscisse dal circondario di Greis e dalle stanze degli Asburgo; il Lagrein era segno distintivo dell’appartenenza di un popolo a una determinata cultura e andava a inserirsi nel rapporto tra territorio e popolazione locale: il Lagrein apparteneva al popolo e non doveva più essere privilegio del clero e della nobiltà. Magari può sembrare eccessivo o una richiesta solo accessoria, ma in realtà è insito già qui come il vino è sentito nel suo poter rivoluzionario, quello di significare cultura e identità. Ovviamente, il popolo continuò a bere altro mentre Gaismyr fu portato con inganno davanti al re e imprigionato. 

Cantine 

Ecco alcune interpretazioni interessanti date dall’operato delle seguenti cantine.

  • Lagrein Porphyr, Cantina Terlano (Kellerei Terlan)
  • Lagrein Kretzer (rosato) Muri Gries, Cantina Muri-Gries (Kellerei Muri Gries)
  • Lagrein Riserva Urban, Cantina Termeno (Kellerei Tramin)
  • Lagrein Gries, Cantina di Colterenzio (Kellerei Schreckbichl)
  • Lagrein Riserva Taber, Cantina di Bolzano (Kellerei Bozen)

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