Le cooperative lattiero-casearie sempre più green grazie ad allevamenti responsabili con sistema di monitoraggio della C02, valutazioni del benessere animale ed efficientamento delle risorse idriche ed energetiche

Allevamenti intensivi vs allevamenti estensivi, sostenibilità del latte. Se ne discute tanto, e le opinioni in merito sono spesso divergenti. È per questo che il progetto “Think Milk, Taste Europe, Be Smart” realizzato da Confcooperative con il cofinanziamento della Commissione europea, vuole provare a sfatare le fake news sia sui meriti di latte e derivati sia sulle implicazioni che produzione e trasformazione del latte hanno sull’ambiente. E lo fa portando alla luce casi virtuosi di fare impresa grazie all’uso delle più avanzate tecnologie.

L’obiettivo di tutti i soci di Confcooperative è far conoscere lo sforzo che la filiera lattiero-casearia fa verso la sostenibilità, evidenziando i risultati raggiunti con esperienze concrete che dimostrino l’impegno verso la sostenibilità in una filiera difficile da misurare in termini di impatto e di risultati – racconta Giovanni Guarneri di Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.

Uno sforzo che si concretizza in allevamenti tecnologici con monitoraggio della C02, rendicontazione scientifica del benessere animale, gestione efficiente delle risorse con pubblicazione di bilanci di sostenibilità.

La Cooperative Pieve Ecoenergia – obiettivo latte carbon negative

Un esempio di realtà virtuosa dove la componente di innovazione tecnologica è stata determinante per agevolare la transizione sostenibili è la Cooperativa Pieve Ecoenergia, in provincia di Cremona.

Grazie a impianto di biogas per la produzione di energia elettrica, impiego del digestato come fertilizzante, teleriscaldamento e impianto fotovoltaico, l’allevamento di bovini con sede in provincia di Cremona è riuscito a massimizzare gli sforzi per favorire la sostenibilità in tutti i suoi aspetti: benessere animale, ambientale e sociale, con la qualità del lavoro degli operatori.

Il nostro obiettivo è di produrre latte carbon negative. – racconta Danio Federici, Presidente Cooperativa Pieve Ecoenergia. La nostra ambizione è di produrre disinquinando, arrivando dunque ad una circolarità tale per cui per ogni litro prodotto al giorno non solo evitiamo di emettere CO2 ma ne eliminiamo addirittura. E questo percorso è partito dalla collaborazione con il Politecnico di Milano per l’adozione di un sistema di monitoraggio dell’impronta di carbonio del litro di latte che, sulla base di un report giornaliero, contabilizza le emissioni di CO2 necessarie alla produzione e quelle recuperate grazie ai nostri impianti. Abbiamo contatori collegati ad ogni momento della produzione di latte, che ci permettono di avere una sorta di conto ecologico della nostra produzione. Attualmente il sistema di monitoraggio indica un impatto che varia da 0,5 a 0,7 kg CO2/litro di latte prodotto. Si tratta di un risultato che, confrontato con i dati della letteratura scientifica secondo cui per ogni chilogrammo di latte prodotto vengono emessi una media di circa 1,37 kg di CO2 eq./kg latte (Gislon et al., 2020) –  ci conferma che siamo su un percorso di transizione ecologica corretto, anche se l’obiettivo futuro è diventare latte carbon neutral. Abbiamo anche introdotto macchinari all’avanguardia come robot di mungitura, cucina alimentare automatizzata, robot di alimentazione e sistemi di ventilazione per garantire il benessere animale – diversi studi hanno dimostrato che animali più produttivi emettono quantità inferiori di GHGs per unità di prodotto – ma anche per ottenere benefici alla qualità del lavoro degli operatori, favorendo un maggior equilibrio tra uomo e animali.

Cooperativa PLAC Fattorie Cremona – il primo bilancio di sostenibilità

Un altro caso virtuoso è quello della Cooperativa PLAC Fattorie Cremona. I soci hanno da poco approvato il nostro primo bilancio di sostenibilità che abbiamo scelto di redigere, prima ancora dell’entrata in vigore dell’obbligo normativo nel 2026, per monitorare il nostro operato, per adottare o assestare ulteriori misure preventive e per garantire continuità alle nostre 77 aziende associate e rispetto per i nostri territori – racconta il Presidente Nicola Cesare Baldrighi.

Il bilancio è per noi uno strumento che delinea le tappe di un percorso in continuo miglioramento: nel 2023 il punteggio medio annuo relativo al benessere animale garantito dalle aziende associate – che è strettamente legato ad un meccanismo incentivante di pagamento differenziato del latte – si è attestato a 85,82, in netta crescita rispetto a quello certificato nel 2019 che era di 72,56 e di quello degli anni ancora precedenti.

Il consumo di acqua ha registrato, nell’arco di quattro anni, un calo del -70% nel più grande dei quattro stabilimenti produttivi di Plac grazie ad un impianto di concentrazione del siero; mentre sul piano dell’energia, gli impianti fotovoltaici e a biogas installati sia nelle aziende agricole associate sia nelle unità produttive, hanno generato 66,1 milioni di kWh all’anno a fronte di un consumo di 29,7 milioni.

Grandi sforzi sono concentrati anche nei packaging. Il mercato ci chiede packaging sempre più piccoli, che garantiscano la sicurezza alimentare, la freschezza del prodotto e siano anche facilmente riciclabili e riutilizzabili. Oggi abbiamo +53% di packaging che sono riciclati o riutilizzati, conclude Baldrighi.

Granlatte Granarolo – sostenibilità sociale ovvero trattenere i giovani

Sostenibilità ambientale, benessere animale ma anche sostenibilità sociale e attenzione ai giovani. È su quest’ultimo che sta lavorando alacremente Granlatte Granarolo, per trattenere i giovani e farli cresce all’interno delle cooperartive.

Stiamo vivendo un momento di grandi cambiamenti, che richiedono necessariamente la forza intellettuale e innovatrice dei giovani, i più interessati alla resilienza del pianeta ed al futuro, racconta Simona Caselli, Presidente Granlatte Granarolo. È quindi fondamentale, per il futuro delle nostre stalle, che questa transizione sia inclusiva e coinvolga le nuove generazioni. Abbiamo avviato percorsi di formazione per i giovani allevatori e allevatrici per fornire loro strumenti per la gestione economica, ambientale e sociale del campo e della stalla. Dobbiamo dare ai nostri giovani la voglia di continuare a fare il mestiere dei padri, sapendo che molti di loro avranno conseguito lauree e master in Italia e all’estero e vorranno poter avere i giusti stimoli da una attività imprenditoriale in campagna, da cui si aspettano il giusto reddito e un’adeguata considerazione sociale.

Il lavoro della sostenibilità è un lavoro che dobbiamo fare tutti, continua Caselli, e per fare questo è sicuramente necessario mettere in campo molta tecnologia. Siamo convinti che senza cooperative il tessuto produttivo italiano non ce la può fare a fare il grande salto tecnologico e di sostenibilità. È infatti la cooperativa che si fa carico dei costi delle piattaforme tecnologiche che poi mette a disposizione degli allevatori. Ma abbiamo necessità di avere allevatori e allevatrici giovani che continuino questo lavoro accogliendo i cambiamenti e i miglioramenti tecnologici. Solo così le cooperative potranno continuare ad avere quel ruolo di agenti di cambiamento tecnologico.

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