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I quattro giovani proprietari hanno deciso che il primo giugno non riapriranno quella che per molti è stata la capanna nel bosco

A Milano la saracinesca del Walden Café in via Vetere 14 resterà chiusa: questa la sofferta decisione dei proprietari del locale che si sono trovati d’accordo nel non riaprire l’attività. Il Walden era nato come una piccola capanna, in mezzo al bosco metropolitano milanese, nella quale ritirarsi per poter pranzare all’insegna di una cucina vegetale e creativa, prendere un aperitivo, con cocktail a base di spezie, rilassarsi leggendo un libro o assistere ai vari eventi organizzati dai proprietari (dalla presentazione di libri a vernissage). Il locale viveva e si nutriva di socialità e di aggregazione, ma questo non è più possibile a causa delle nuove norme emanate dallo Stato per contrastare il coronavirus e permettere ai locali di aprire in sicurezza. Paolo Augugliaro, uno dei quattro fondatori del Walden, ha spiegato quali sono stati i principali motivi che li hanno portati a scegliere di non ripartire.

Come mai avete deciso di porre fine a questa avventura?

«La scelta di chiudere è stata figlia soprattutto dell’incertezza. Il locale è un locale molto piccolo, lo spazio per i clienti è di circa 40 metri quadri e, dovendo disporre i tavoli distanziati tra loro di un metro, il numero di coperti si sarebbe ridotto notevolmente. Un altro fattore che abbiamo tenuto in considerazione è quello psicologico, perché dopo una situazione del genere sarà molto difficile che le persone possano tornare nei ristoranti. Anche usufruendo dei finanziamenti statali non sapevamo quanto saremo riusciti ad andare avanti. L’abbiamo ritenuta una scelta quasi obbligata».

Avete anche valutato soluzioni delivery?

«Sì, inizialmente avevamo pensato anche di creare un menu ad hoc per l’asporto, ma questo avrebbe portato a uno snaturamento del Walden. Nei nostri piatti l’impiattamento, la presentazione e l’accostamento dei colori hanno un ruolo fondamentale e ridurli ad un servizio delivery ci sembrava uno stravolgimento della nostra filosofia e quella dei nostri cuochi. Inoltre abbiamo ritenuto poco produttivo utilizzare il locale, e quindi pagarne l’affitto, come base esclusivamente per l’asporto. Per questo non ce la siamo sentita di improvvisare un progetto di delivery».

Il Walden negli anni si è distinto per le varie attività svolte, soprattutto la presentazione di libri. Non c’era la possibilità di svolgere queste iniziative momentaneamente in modo telematico?

«Ci è stato proposto di continuare le presentazioni telematicamente, ma credo che oltre alla difficile organizzazione, questo avrebbe snaturato del tutto la filosofia di socialità sulla quale si strutturava il Walden. Durante la presentazione di un libro il locale era talmente pieno che molte persone erano costrette a seguirla da fuori, acquisendo ciò che veniva detto tramite il passaparola. Il bello, ritengo, stesse proprio in questo assembramento culturale, che ormai almeno per un po’ non sarà possibile. Presentando i libri in video conferenza si sarebbe perso il gusto del confronto e dei dibattiti che animavano il nostro locale».

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