La ristorazione è una religione. Questo ed altro puoi leggerlo sul mio libro

Ma davvero nel 2026 continuiamo a pensare che la ristorazione è roba per fighi pronti a essere fotografati? La ristorazione, l’ho sempre pensato, è un’arte sacra. Ha qualcosa che ha a che fare con la religione. Oggi? Oggi basta poco per sentirsi arrivati: qualche puntata di Masterchef, qualche follower in più. Ma la cucina non è finzione, non è instagrammabile.

Oggi tutti cercano la location èerfetta per aprire il ristorante dei sogni. Ma sogni di chi? Mi verrebbe da chiedere: “Sei mai stato in cucina? Hai mai preso una comanda sotto pressione? Hai mai passato dieci ore in una cucina dove il vapore, i coltelli e l’agitazione si potevano toccare con le mani?”. Molto spesso la risposta la conosco: No! Quel no che significa fallimento già prima di iniziare un percorso. Perché la buona vecchia gavetta è l’unica strada necessaria per vedere cosa significa stare in cucina. Ma voi li ricordate i vecchi cuochi? Quelli con la panza, con le macchie sulla camicia e le mani callose. Sì lo so, oggi è impossibile vederne così.

Perché siamo abituati ai grandi chef! Quelli in divisa, in borghese, ma sempre sorridenti, perfetti e ovunque, fuorché in cucina, dove dovrebbero stare. Ma vabbè, il successo, i follower, la tv… certo! La verità è che nessuno più ha voglia di fare la gavetta. Oggi è tutto fast, social e immediato. Ma chi si mette a perdere tempo in una cucina? Quello che un giorno potrà dire: “Cel’ho fatta!” Quello che ha davvero il sogno. La gavetta ti salva! Ed è da qui che cresce e nasce l’ideale della ristorazione come sacralità: rispetto, sacrificio, sudore.

E allora se dietro un ristoratore c’è tutta questa fatica, perché continuare a credere che sia solo “figo” aprire un ristorante? La risposta sta qui: nella differenza tra fare ed essere un ristoratore. Spesso la ragione per cui un ristorante chiude è che chi li apre non sa nemmeno di cosa sta parlando. Ed è questo il dogma che regge la fede: questo è una valore che varrà per sempre.

Dall’esterno sembra tutto bello, tutto facile. Non è così. Tenere in mano un ristorante è qualcosa che all’esterno non si vede. La colpa diamola alla Tv, ai social, alle guide. Ma soprattutto diamola a chi sottovaluta tutto quello che c’è dietro. Chiunque può aprire un ristorante? No!

E se questo, caro lettore, è il tuo di sogno, un consiglio che sento di darti, è quello di entrare veramente nel tuo sogno e quando non riesci ad uscirne più, sentendoti un’unica parte di quel sogno, vorrà dire che avrai capito e condiviso con me questa riflessione.

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