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La Pizzeria Starita riscrive la tradizione con vini naturali in abbinamento alle sue pizze

La storia Pizzeria Starita, insignita di onori e glorie, nonché alti riconoscimenti, come da ultimo l’inserimento nella Guida 100 Eccellenze edita dal nostro gruppo e Forbes, rinnova la sua ricerca nell’abbinamento pizza-vino. Riscrve una carta di vini interamente dedicata a vini naturali. Alla base c’è il desiderio di esaltare la territorialità come grande valore a cui sparita si ispira da sempre.

“È stato un lavoro iniziato un anno fa- dichiara Giuseppe Starita imprenditore e pizzaiolo di tutto il Gruppo- Grazie a Claudia Troili, General Manager Starita che cura e coordina le attività on line e off line per lo sviluppo del brand, siamo partiti dal concetto che i vini naturali risaltano le caratteristiche del terroir da cui provengono. Dichiara Giuseppe Starita -Noi vogliamo essere fuori Doc, non vogliamo omologarci cadendo nella standardizzazione del gusto mancando così di personalità. Starita ha scelto una sua strada rimanendo fedele a sé stessa. Significativo è il nostro claim: Non è Margherita è Starita. La nostra pizza margherita è infatti un simbolo dell’innovazione nei confronti del gusto. Alla ricetta tradizionale aggiungiamo del pecorino romano Dop negli ingredienti”.

Il punto cardine di Starita è la scelta della “migliore materia prima”, rispondendo all’obbligo morale del prima la materia. Un obbligo che significa nelle pizze e nella storia di sparita attenzione, ricerca, opportunità e offerta seria.

Le collaborazioni e le nuove etichette

La collaborazione con la famosa Cantina Giardino di Ariano Irpino e il loro vino Paski prodotto con uve Coda di Volpe oppure con la selezione della Falanghina Cese, della cantina Fosso degli Angeli, ne sono un esempio. E ancora la scelta di avere un vitigno storico e caratteristico come il partenopeo Asprinio, prodotto esemplarmente dalla cantina casertana Aia delle Monache.

Per diversificare i territori: una Falanghina macerata della giovanissima cantina Napoletana Sang, Attupertù, o il Paestum Primitivo IGT, A’primo, della cantina Barone o il Taurasi avellinese, della cantina Enza. In carta anche la presenza di altri territori, al di fuori della Campania, come la cantina Crespaia, referenza del territorio Fanese a nord delle marche, con il suo vino Chiaraluce 2021, vino superiore prodotto utilizzando il 100% del vitigno autoctono Bianchello e infine la presenza di alcune referenze spagnole importate dalla distribuzione di Forlì Gitana Wines con il vitigno spagnolo Verdejo e il vino La resistencia Activa.

Il founder di Gitana Wines Luca Cammarata, è partner di Starita per la selezione dei vini nei vari punti vendita e all’estero e crede fermamente nel concetto che: Il vino naturale è un movimento agricolo che tutela tutto il processo di creazione di un vino, dai prodotti di sintesi chimica. Combatte l’omologazione del gusto.

Crede nelle singolarità dell’annata e vede l’uomo come interprete del terroir e dei vitigni che presidia. Sono molto orgoglioso della scelta che abbiamo intrapreso che parte da Napoli, la nostra casa, ma si svilupperà in tutti i locali Italiani di Starita con una preponderanza nella scelta dei vini Campani. Ho appoggiato immediatamente il progetto che sposa il concetto della qualità senza compromessi, la stessa filosofia del nostro Gruppo. Ribadisce Giuseppe Starita.

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