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Un italiano su tre la mangia tutti i giorni facendo attenzione a qualità e a quantità. A rivelarlo Eumetra, una ricerca per Unione Italiana Food

In un Paese dove il 53% della popolazione afferma di aver mutato negli ultimi tre anni abitudini alimentari, gli italiani votano la pasta come “vero piatto tipico italiano”. E i fatti confermano questa dichiarazione che arriva in occasione del World Pasta Day 2019: 9 connazionali su 10 la mangiano regolarmente. Addirittura 1 su 3 (36%) lo fa tutti i giorni.

La pasta è il primo alimento consumato a pranzo e l’ultimo a cena, dietro yogurt e panini. Chi ci rinuncia lo fa per timore di ingrassare e di esagerare con i carboidrati, malgrado la scienza affermi il contrario. La causa è forse nei pregiudizi duri a morire. Il dato più paradossale è che la pasta sia il primo alimento consumato a pranzo (lo fa l’85% del campione) e l’ultimo a cena.

I dati arrivano da una ricerca sul futuro di questo alimento realizzato da Eumetra per Unione Italiana Food (già AIDEPI), l’associazione che unisce e rappresenta i produttori di pasta italiani, su un campione di tremila persone rappresentativo della popolazione nazionale. Tra gli altri valori positivi che gli italiani attribuiscono alla pasta, il fatto che “sazi” e che sia un “simbolo della buona e sana Dieta Mediterranea”.

I formati preferiti dagli italiani? Uno non esclude l’altro, ma la pasta corta (penne, rigatoni, fusilli) è in testa alle preferenze del 78% del campione, davanti a spaghetti e vermicelli, 72%. Mentre, per quanto riguarda i condimenti, vince il sugo di pomodoro (80%), davanti al ragù (67%), seguito dal pesto o altri condimenti a base di verdure (64%).

Ma quale sarà il futuro della pasta? Se da un lato lo studio Eumetra mostra che le radici sono solide, dall’altro emergono elementi di novità e di rottura rispetto al passato. Oggi la voglia di pasta fa rima con il desiderio di nuovi gusti e consistenze. Il 10% degli italiani ha cambiato pasta, lasciando la pasta tradizionale per provare alternative come l’integrale, al farro, al kamut, con farine di legumi, etc. Ma la pasta tradizionale stravince alla prova del gusto (piace più delle altre) e della semplicità di preparazione. Per questo il 70-80% dei consumatori di paste alternative continua a consumare ancora pasta tradizionale. E nella settimana tipo di chi consuma soprattutto la pasta tradizionale, c’è anche spazio per variazioni sul tema, a cominciare da pasta integrale (30%), di legumi (10%), di farine diverse (9%), senza glutine (6%).

Il secondo elemento di novità è che 39% degli italiani mangia meno di due o tre anni fa e presta sempre più attenzione alla salute e alla qualità. Portiamo in tavola più frutta e verdura mentre diminuisce il consumo alimenti come pane, carne rossa, uova e insaccati, ma il fenomeno tocca anche la pasta. Si riduce del 17% la porzione media (passata da 106 grammi a 87 grammi) e cala del 6% la frequenza di consumo.

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