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Comunicare, informare e raccontare al mondo la nuova tavola tricolore: è questo l’intento del gruppo di giovani chef capeggiati da Francesco Sodano

La cucina italiana va verso una rivoluzione: un nuovo punto di partenza che esige nuove evoluzioni. Questo è il senso di Cucinanuova, il progetto messo in atto da Francesco Sodano, chef di Capo d’Orso, Salvatore Sodano e Pasquale Trotta.

Cucinanuova: adepti

Tanti giovani chef, alcuni già stellati, hanno preso parte attiva al movimento giurando fedeltà ad ogni punto del manifesto, riassunto in un unico monito: comunicare cosa realmente c’è dietro, dentro e in fondo ad un piatto.

Eccoli qui:

Sono Andrea Antonini, Antonio Biafora, Antonio Lebano, Antonio Romano, Ciro Scamardella, Daniele Lippi, Domenico Candela, Domenico Stile, Donato Ascani, Eugenio Boer, Fabrizio Fiorani, Francesco Di Marzio, Gianluca Renzi, Giovanni Solofra, Giuseppe Molaro, Luca Gulino, Marco Ambrosino, Matteo Metullio, Mattia Trabetti, Nello Iervolino, Riccardo D’Agostino, Roberta Merolli, Tommaso Foglia, Davide Guidara, Luca Abbruzzino, Davide Caranchini, Antonio Zaccardi, Roberta Pezzella, Luca Piscazzi, Delfo Schiaffino, Antonio Iacoviello

Cucinanuova: intenti

L’unità di intenti ha portato a questa nuova aggregazione che pone le basi per la costruzione di una nuova identità della tavola contemporanea. Comunicare e informare a 360° il mondo della cucina italiana dove il cliente resta il fulcro di tutto.

Cucinanuova è l’essenza di una idea nata dalla constatazione che spesso l’immagine della cucina italiana fuori confine altro non è che puro stereotipo. La cucina italiana va verso una rivoluzione. È qui che come un liquido denso si permea cucinanuova: arrivare ovunque, provare ovunque, raccontare comunque.

A riprova del coraggio di voler essere e muoversi in gruppo, penando un certo egocentrismo, è l’immagine stessa del movimento, avatar sostituiscono i volti degli chef: insieme, seppur diversi, ma insieme. Francesco Sodano ha gentilmente risposto e colmato le nostre curiosità. Di seguito l’intervista.

Intervista a Chef Francesco Sodano

Come nasce il progetto: perché e quale è l’obiettivo che si pone?

Il progetto nasce in questo momento di difficoltà. Avendo fin troppo tempo a disposizione, la mente ha elaborato una constatazione di fatto; in Italia manca una rete di comunicazione tra gli chef che vada oltre rancori, invidie e gelosie.

Io ho vissuto tanto all’estero e lo stereotipo dell’Italia purtroppo è legato agli spaghetti, mandolino e mafia. La cucina italiana non è solo quello, e ho sentito l’esigenza di urlarlo al mondo. Nelle nostre cucine, c’è tanta ricerca e tecnica e possiamo vantarci un certo primato storico nell’applicazione di queste tecniche e di queste ricerche.

Comunicazione di quello che è la cucina italiana e informazione al cliente. questo è l’obiettivo, ovvero raccontare e raccontarci a 360°, rappresentando tutta la filiera. Dietro un piatto c’è un mondo, dal ceramista fino a tutte le altre figure che rendono possibile l’elaborazione del prodotto finale, nel mio caso, ad esempio, ho una squadra di sommozzatori che vanno a prendere i frutti di mare della zona solo per me.

Messaggio unitario o pubblicità?

Il messaggio è quello che siamo una community, un gruppo solido fatto di professionisti, tra l’altro molto giovani, si va dai 25 ai 35 anni.

Quello che ci accomuna è una grande mentalità aperta. Questa è una prospettiva nuova, sicuramente, e nuovo è il concept di gruppo. In Italia è andato avanti sempre il concetto di singolo, noi vogliamo invece che il gruppo sia anche occasione di uno scambio di idee. Allontanarci dall’ego e concentrarci al pensiero unito che può portare alla condivisione di progetti e accrescimento per la stessa cucina Italiana. 

Cosa vuole cambiare e in che modo?

Non abbiamo la pretesa di voler cambiare nulla, quello che vogliamo è fornire informazione. 

Che ruolo ha il consumatore in questo progetto?

Il consumatore è il fulcro di tutto e l’intenzione è quello di raccontare tutto il mondo che c’è nella ristorazione.

Vogliamo raccontare tutti i piccoli eroi che ci sono in un piatto. Abbiamo inoltre notato che dagli istituti alberghieri oggi solo una piccola percentuale diventa cuochi e una ancora inferiore diventa professionista. Questa è una pecca enorme.

C’è da dire che l’istruzione a volte va molto a rilento, non si considera ad esempio la grande rivoluzione che ha interessato la cucina negli ultimi anni, non si studia Ferran, ad esempio. Il nostro intento è anche quello di arrivare in questi vuoti, stiamo elaborando infatti la stesura di un libro per gli studenti del 5° anno per far capire l’evoluzione della cucina dove è diretta. 

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