La Colombera punta sul Timorasso con le sue interessanti etichette mantenendo un infinito rispetto del suolo e del vitigno
La Colombera. Il Timorasso si sa, è sempre stato messo in secondo piano a favore dei grandi rossi del Piemonte. Se tutti riconoscono i vitigni a bacca nera piemontesi come il non plus ultra del vino, tuttavia è importante ricordare che quando una zona è vocata si ha la possibilità di esprimere grandi vini anche nei bianchi. È il caso del Timorasso, vitigno che ha rischiato l’estinzione ma grazie all’unione dei produttori locali, Walter Massa in primis, sono riusciti ad ottenere classificazioni esprimendo con questo uvaggio dei vini interessantissimi.
L’azienda La Colombera
È il 1937 quando Pietro e Maria, bisnonni dell’attuale proprietà, prendono in affitto la cascina sulle colline di Vho. La coltura di erba medica, ceci e grano porta Renato a sposare Giuliana e con la nascita di Piercarlo si acquista il primo trattore che servirà ad impiantare vigneti.

Se inizialmente l’uva serviva ad un uso di sussistenza e a qualche conferimento locale degli anni 80, alla fine degli anni 90 si inizia a vinificare il Timorasso. Nel 1997 papà Piercarlo, insieme ai figli Elisa e Lorenzo, effettua la prima vendemmia di Timorasso alla Colombera, la bottiglia con il nome Derthona uscirà nell’anno 2000 iniziando così la loro lunga storia.
La Colombera oggi
Elisa, oggi alle redini dell’azienda, è allieva di Attilio Scienza. Fa parte di quella categoria di giovani che hanno a cuore la loro terra e i vitigni che ne fanno parte. La riscoperta del Timorasso è capeggiata anche e soprattutto da lei. Fra Barbera, Cortese, Freisa e Dolcetto ha dovuto non poco lottare per farsi spazio. Grazie anche a Walter Massa prendono coraggio e, anche se non privi di dubbi, iniziano a selezionare le loro vigne più antiche. Inizia così una distinzione e un riconoscimento dei Cru più vocati.
Le etichette
Il Derthona è l’etichetta dove tutta la storia dell’azienda inizia. La sua produzione è stata continua dal 2000 se non per un solo anno, piano piano con la sottozona del 2011 Monleale e ancora prima nel 2005 con il riconoscimento della DOC Colli Tortonesi Timorasso si ha sempre più un riconoscimento non solo della zona vitivinicola ma proprio del Timorasso. Dal 2006 la Colombera inizia a produrre il cru Montino e dal 2022 invece si pone attenzione al cru da cui poi deriverà l’etichetta Santa Croce.

Il Montino ha un suolo costituito prettamente da argilla e calcare che permettono nel bicchiere mineralità e freschezza soprattutto nell’invecchiamento. Risulta pertanto l’etichetta più premiata con diversi 3 bicchieri del Gambero Rosso e 5 grappoli di Bibenda.
Le vigne del Santa Croce sorgono su un’antica cava di calce, quindi sassi e terreni bianchi. In questa collina a Sarezzano questo secondo cru esprime tutta la sua verticalità e la longevità. Il Santacroce viene presentato per la prima volta al Vinitaly proprio nel 2024.
Derthona e Montino hanno sempre avuto la stessa filosofia, quindi interpretazione di solo acciaio mantenendo questa tecnica di vinificazione. Tecnica usata proprio per rispecchiare il territorio e per paragonare ogni singola annata. Per il Santa Croce invece viene sperimentato per l’ultima metà di affinamento anche il tonneau di acacia per ottenere un vino meno tagliente.
Il futuro del Timorasso
Possiamo dire con certezza che l’azienda la Colombera ha iniziato un percorso virtuoso di questo vitigno che ha sempre avuto forti problemi di marciume. Una causa che ha portato diversi viticoltori ad abbandonare quest’uva dorata ma che allo stesso tempo, grazie anche alle ultime annate calde e all’altezza delle vigne, ha permesso un’espressione sempre più interessante soprattutto per i cultori della materia.
Il patrimonio enoico dell’Italia è costituito da vitigni riscoperti che riescono ad esprimere sentori e profumi mai scontati. Ancor di più la stima va a coloro i quali si battono per valorizzare territori erroneamente chiamati minori combattendo una battaglia ampelografica che non sempre ha il finale desiderato. Elisa Semino ha coraggio da vendere, l’amore per la terra viene espressa in ogni parola del racconto del vino ed è proprio grazie a lei che oggi abbiamo la possibilità di degustare un ottimo vino che sarà ancora più curioso tornare a degustare con qualche anno sulle spalle.







