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A Sangiovanni Osteria di Confine l’oste Denis Mami non lascia sole le 50 anime del suo paese romagnolo

Al tempo delle mascherine e dei gel per le mani, nel surreale silenzio di Roma e Milano, in una leopardiana “profondissima quiete”, ci si dimentica quasi di quei borghi, quegli angoli bucolici in cui la vita scorre lenta, pacata, condita per qualcuno da un pizzico di malinconia.

Sulle colline romagnole, in provincia di Forlì Cesena, con una finestra mozzafiato su gran parte della riviera, sorge San Giovanni in Galilea, incantevole borgo di circa 50 anime, perfetta incarnazione di quella Romagna intima meno “cicarona”, come direbbero da queste parti, più ermetica e riflessiva. Al centro del paese una chiesetta, un museo, un piccolo bar e un ristorante. Quest’ultimo si chiama Sangiovanni Osteria di Confine.

Dal 30 marzo, campeggia sui loro profili social questo messaggio rivolto a clienti e affezionati del locale:

“SOSTENIAMO L’OSTERIA
Torneremo ad aprire quella porta, il profumo della cucina riempirà di nuovo l’Osteria e il piccolo borgo di San Giovanni in Galilea.
Tornerà il vostro vociare, il rumore dei bicchieri che si toccano, le sedie che si muovono intorno al tavolo e questo momento surreale diventerà solo un brutto ricordo. Nel frattempo, per assicurare un futuro alla nostra attività e al lavoro che amiamo, vi proponiamo di acquistare adesso una Cena Speciale ad un prezzo speciale da gustare non appena questo periodo sarà finito. Questo ci darà certezze e carica per ricominciare insieme.
In America questa cena venduta preventivamente si chiama dining bond, ma a noi piace semplicemente chiamarla: La Cena degli Abbracci”.

Incuriositi perché da La Cena degli Abbracci e desiderosi di comprendere come una così piccola ma coesa realtà viva questo momento di anormalità, abbiamo contattato il patron dell’osteria, Denis Mami.

Com’è nata questa iniziativa?
“L’idea mi sembrava molto carina, però il termine dining bond a me suonava un pochino freddo e impersonale per un’osteria come la nostra. Quindi ho optato per un nome più caldo e avvolgente: la Cena degli Abbracci, appunto”.

In un piccolo borgo come San Giovanni non si capita di certo per caso, come sta procedendo l’iniziativa?
“Non mi lamento; gli avventori, soprattutto quelli abituali hanno risposto presente. Al di là del discorso economico trovo che questa iniziativa sia importante soprattutto per non staccare la spina, per restare sempre sulla bocca dei clienti, aggiornarli sempre su quello che fai, insomma, non tagliare il famoso cordone”.

Il suo post sui social è stato molto seguito e ha avuto parecchie interazioni. Si aspettava tanta risonanza?
“Sì, sono stato uno dei primissimi a promuovere questa iniziativa, era il 30 marzo. Ci tengo a sottolineare che si tratta di una mia idea, non mi sono appoggiato a nessuno, ho scritto un post su Facebook e mi sono aperto un conto paypal per le prenotazioni. Inoltre, rispondiamo personalmente a tutti i messaggi e le prenotazioni, proprio per dar possibilità al cliente di scambiare qualche parola e tenersi in contatto con noi”.

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