Skip to main content

Pietro D’Agostino, chef de La Capinera a Taormina: “La Sicilia è la musa ispiratrice della mia cucina”

Il ristorante stellato La Capinera, a Taormina, comodamente al riparo dal turismo più vivace del piccolo centro e affacciato sullo splendore del mare ionico, è la casa dello chef Pietro D’Agostino. Una finestra sul mare e sulla migliore reinterpretazione della tradizione gastronomica siciliana tanto da essere stato consacrato dalla critica internazionale come uno dei migliori ristoranti italiani.

Abbiamo incontrato lo chef D’Agostino per parlare con lui della sua arte. Come descriverla in cinque parole? Ricerca. Lavoro. Intransigenza. Umiltà. Creatività. 

Come  viene inserito il mare nei suoi piatti?

“Taormina è il mio luogo del cuore, in cui sono  nato quarantotto anni fa, ma anche un luogo dell’anima, perché è da quel mare che leviga la costa di Spisone, che celebro la mia Sicilia nei piatti, declinando un paradigma culinario rimasto invariato nel tempo: materie prime di eccellenza, territorio, metodi di cottura salubri. Pietanze semplici e sincere perché esaltano gli ingredienti e incontrano le aspettative del cliente, sempre più attento e consapevole. Amo il mare d’inverno, gli odori che emana, dal profumo di salsedine a quello delle alghe”.

La vostra proposta culinaria risente del territorio (trovandovi in un’isola)?  

“La Sicilia è la musa ispiratrice della cucina della Capinera a Taormina.  Con una brigata di 8 elementi invento giornalmente piatti di grande armonia, in cui il filo conduttore restano le stagioni e i frutti della mia amata terra. Sento il legame con un’isola meravigliosa, così piena di contraddizioni, e forse per questo affascinante. Nulla è scontato da queste parti.  Vulcanici e generosi, pronti a lasciarsi andare a grandi slanci senza chiedere nulla in cambio, noi siciliani siamo, tenaci, capaci di scandire il tempo con pazienza, difficilmente cediamo alle lusinghe dell’estetica e ricerchiamo sempre la qualità, forse perché l’abbiamo dovuta conquistare a fatica, con impegno e passione. Tutto questo  si  rispecchia anche nella mia cucina”. 

Come descrive la sua cucina?

“La mia cucina è uno still life della Sicilia: solare, fresca ricca di tradizione, ma moderna. Creatività, memoria e territorio sono gli ingredienti principali che valorizzo nei miei piatti, un approccio che trova riscontro nei menu creati nel rispetto delle stagioni. Fondamentali sono i rapporti con i produttori del territorio, con i quali si lavora a progetti in uno scambio virtuoso di suggerimenti e proposte.

La cucina è ricca di prodotti fragranti, sapori che stanno in un delizioso equilibrio tra terra e mare, ricca di spezie e profumi particolari. Nei miei piatti ci sono alcuni ingredienti che non possono mancare mai: il pesce azzurro dello Jonio, un toccasana per la salute”. 

Qual è il concetto di base della sua cucina?

“La cucina è ricca di prodotti fragranti, sapori che risiedono in un delizioso equilibrio tra terra e mare, ricca di spezie e profumi particolari. Tutte le ricette hanno un comune denominatore: saper seguire il ritmo delle stagioni e la mappa delle materie prime coltivate, prodotte, realizzate con cura e rispetto. Con i miei piatti parlo con molta schiettezza ai clienti. Non amo le eccessive elaborazioni, prediligo gli ingredienti riconoscibili all’occhio e al palato. Mi piace sperimentare gli accostamenti, ma resto un appassionato della semplicità. I miei piatti nascono per caso. Magari la sera prima raccolgo un’erba aromatica dal mio orto in casa, e annusandola mi evoca l’odore del mare, di un particolare pesce.  Allora, il giorno mi metto ai fornelli e improvviso. Mi lascio guidare da un po’ di esperienza, dalla fantasia e dal gioco”.

Trae ispirazione dalle antiche ricette regionali e dai prodotti che la Sicilia offre?

“Sin da bambino, mi lasciavo incantare per ore dalle operose mani di mia madre e di mia nonna, che in cucina si dedicavano alla preparazione di cibi sani e genuini, legati alla vecchia tradizione siciliana. Un ricordo visivo e olfattivo, ancora oggi è l’odore del pane e la pasta fatti in casa, la raccolta delle primizie dell’orto, la salsa che cuoceva per ore nei pentoloni, il pesce fresco acquistato all’alba. Non si cucina più come una volta, la materia prima ha riconquistato una sua identità e un suo protagonismo nelle pietanze che risultano ora più semplici nell’elaborazione, più ricercate nell’interpretazione di ingredienti e accostamenti. Sono profondamente mutati anche i metodi di cottura attenti alla conservazione del gusto e delle proprietà del cibo. Sempre di più, si parla di cucina consapevole con i tre capisaldi: sostenibilità, ambiente e salute”. 

Leave a Reply

quattro × 2 =

Close Menu

So Wine So Food

I più grandi chef, le tendenze internazionali, gli eventi più trendy e le cantine migliori in territorio nazionale e internazionale.

Project by K-Lab Project

© 2015 SOWINESOFOOD
Iscrizione al registro stampa del
tribunale di Velletri (Roma) N. 15/2016 del 18/08/2016

T: 0691516050
E: [email protected]