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Secondo Coldiretti, nel 2021 lo spreco del food in Italia ha raggiunto la preoccupante cifra di quattro milioni di tonnellate. Cosa fare per invertire il trend?

Settimana scorsa mi è capitato un fatto che credo meriti una riflessione abbastanza approfondita. Come ogni mercoledì che si rispetti, mi reco a far la spesa nel mio supermercato di fiducia, facente parte di una importantissima catena d’Italia. Poche le cose acquistate: uova, gelati (perché non buttiamo giù una classifica dei 5 gelati più interessanti in commercio nella grande distribuzione? Mi ci metto dietro e vi aggiorno), un mezzo pollo arrosto e qualche yogurt zero zuccheri per placare il mio senso di colpa. Pagando, chiedo gentilmente alla cassiera il volantino per le offerte attive dalla settimana successiva; la risposta della signora mi gela:” mi spiace ma non stampiamo più volantini con le offerte, troppo costosi e consumano molta carta.” Pago e me ne vado mesto, cupo in volto, trascinandomi dietro, quasi controvoglia, la sportina (termine romagnolo traducibile con sacchetto), da cui spuntava lo scontrino recitante “10.83 €”.

Arrivato a casa, dopo aver riposto i gelati in freezer, mi trovo a riflettere sul “Volantinogate”, cercando di osservare la situazione nella sua totalità. 

L’utilizzo di internet è ormai una realtà più che quotidiana in Italia e facilmente accessibile a tutti (anche mia nonna Bruna, dall’alto dei suoi 90 anni, ogni tanto chiede a google quando verranno trasmesse le repliche del “Commissario Rex”).

Si dovranno modificare leggermente le abitudini come sfogliare pagine virtuali e non più cartacee, appuntarsi le offerte sulle note dello smartphone invece che scarabocchiare il volantino; tuttavia stiamo parlando di sforzi non propriamente titanici e attivamente utili alla salvaguardia dell’ambiente che ci circonda. Una produzione eccessiva porta, infatti, non solo allo spreco del bene stesso ma anche di tutte quelle componenti che sono state utilizzate per produrre il suddetto bene, come legno, carta e anche la poco considerata manodopera umana.

Si ma… col food? 

Questo ragionamento si può benissimo applicare anche alla produzione e allo spreco di cibo in Italia, figlio di un consumismo sfrenato e malato, a cui risulta sempre più complicato porre un argine. Le soluzioni tampone (mi perdoneranno i chimici se prendo in prestito terminologia a loro cara) tuttavia, non mancano. Da ormai qualche anno, nella quasi totalità dei supermercati e ipermercati d’Italia, sono presenti box e banchi frigo dove vengono venduti a prezzi dimezzati, prodotti vicini alla date d’expiration.

Stiamo parlando di alimenti totalmente commestibili e idonei alla vendita, snobbati da una larga fetta di consumatori. La causa maggiore? L’incapacità di comprendere ciò che viene scritto sull’etichetta dei prodotti.

L’importanza di saper interpretare e comprendere l’etichetta

Inutile girarci attorno: il “consumare entro la data in etichetta” e il “consumare preferibilmente entro la data in etichetta” sono ancora considerate, da oltre il 60% degli italiani, due frasi identiche, leggermente diverse nella forma ma non nel contenuto. Niente di più falso: quel “preferibilmente”, interpretato da molti come mero garbo stilistico, rappresenta una delle più grandi armi per combattere lo spreco. La dicitura “da consumarsi entro” sottolinea come, il consumo dell’alimento dopo la scadenza, possa comportare rischi per la salute della persona. Situazione ben diversa per il “da consumare preferibilmente entro”, in questo caso il prodotto non causerà danni alla persona, ma potrebbe perdere una percentuale delle proprietà organolettiche come sapore e fragranza. 

Cosa e come riutilizzare ciò che rimane nei banchi frigo in supermercato? 

Armato di auto e tanta curiosità, ho scandagliato tutti i super e ipermercati della mia provincia per capire quali sono i prodotti che, più di altri, rischiano di rimanere invenduti e venire sprecati.

Tra i latticini non mancano ovviamente yogurt e formaggi freschi, spesso vicini a contorni vegetali preparati dalle cucine interne ai punti vendita. Una buona soluzione potrebbe trovarsi nel realizzare gustose torte salate vegetariane, o cheesecake allo yogurt, ricette semplici e adatte a donare nuova linfa a prodotti spesso lasciati scadere per mancanza di idee. 

Se lo yogurt rimasto è bianco, può essere utilizzato come salsa da abbinare ad altri prodotti a breve scadenza. Le frattaglie di pollo, ad esempio, possono divenire protagonite di una gustosa mousse, smorzata dallo zest di arancia e da un saporito tzatziki. 

La ricetta è più semplice di quel che sembri: preparate un soffritto consedano carota cipolla e timo. Quando le verdure saranno belle dorate, aggiungete le frattaglie e rosolate bene, sfumando un con goccio di brandy.

Unite in pentola anche della panna, della scorza d’arancia e cuocete il tutto per circa 30 minuti, regolando con sale e pepe. 

Poco prima di frullare e setacciare il tutto, consiglio l’aggiunta del succo di mezza arancia. 

Preparare lo tzatziki e servire il tutto su una croccante fetta di pante tostato.  

Tornando agli utilissimi box antispreco, non è raro trovarci all’interno anche pasta fresca ripiena come tortellini o cappelletti. La pasta fresca è più buona fatta in casa? Assolutamente si, ma se possiamo evitare di sprecare cibo, perche non darle una chance? Abbiate però l’accortezza di preparate un buon brodo di carne e verdura, evitando l’utilizzo di polverine, dadi o insaporitori.

E la frutta?

Secondo i dati Waste Watcher del 2021, anche la frutta risulta vittima di una forte condizione di spreco. Una notizia avvilente, pensando a quanto poco ci voglia a realizzare confetture, marmellate o fragranti crostate fatte in casa.

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