La doc Sicilia e ancor di più il Consorzio di tutela vini doc Sicilia garantiscono un vanto per i vitigni siciliani attraverso la tutela, la valorizzazione e la promozione degli stessi
Non è sempre semplice valorizzare un vitigno di un territorio, figuriamoci promuovere un vino che non sempre è riconosciuto fra i principali interessi fra gli addetti ai lavori. Gli strumenti vengono dati da chi veramente crede nel lavoro e nella tutela di un patrimonio che il bel Paese può vantare. È il caso della Doc Sicilia che viene riconosciuta ufficialmente il 22 novembre del 2011 con Decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali che ne approva allo stesso tempo anche il relativo disciplinare di produzione.
La combo essenziale si verifica l’anno successivo con la nascita del Consorzio di tutela dei vini Doc Sicilia. Un progetto nato con lo scopo di vigilare e tutelare la DOC Sicilia e garantirne le disposizioni indicate nel Disciplinare di Produzione. Un organo con una mission ben definita che mira al rigoroso rispetto delle leggi oltre quello della promozione attraverso la conoscenza di tutti i vini Siciliani. Il Consorzio cerca di connettere appassionati viticoltori, punta alla diffusione di un’immagine positiva del prodotto vitivinicolo siciliano e, di conseguenza, rende riconoscibile a livello qualitativo la Doc Sicilia come promotrice del Made in Italy a livello mondiale.
La Sicilia in numeri
La Sicilia è l’isola più grande del mediterraneo, la sua forma e la particolare posizione geografica la rendono morfologicamente complessa e molto varia. Per oltre il 60% troviamo colline, va da sé che la maggior parte della produzione enologica proviene proprio da qui. Il clima rende una produzione unica e invidiabile da tutto il resto del mondo, solo nell’isola sono presenti 70 varietà autoctone senza escludere diversi vitigni internazionali. Proprio la tipicità climatica connota piacevolezza e buon equilibrio in tutti vini prodotti, la media attestata a 15 gradi rende sicuramente più facile la pratica vitivinicola. Quello che risalta maggiormente pero sono i numeri dell’isola (rispetto anno 2021): 24’683 ettari vitati per poco meno di 8’000 viticoltori e un totale che si aggira a più di 96 milioni di bottiglie prodotte (+ 6% rispetto il 2020).
Focus sul Nero D’Avola
Il Nero D’Avola è il vitigno a bacca rossa principe di tutta la Sicilia. Se inizialmente la provincia di massima produzione era Siracusa, ad oggi, notiamo con piacere che anche a Caltanissetta, Trapani ma soprattutto ad Agrigento è al primo posto fra i vitigni coltivati. La vera scalata del Nero D’Avola parte dal 2018 con le 10 milioni di bottiglie prodotte: è stato l’artefice principale, negli anni, di aver portato al cospetto internazionale un vino di origine Siciliano. Oggi con i 15’387 ettari vitati porta una produzione di 48 milioni di bottiglie (dati del 2021). Se prima si presentava austero, nervoso, non sempre di facile beva oggi abbiamo una riscoperta di un Nero D’Avola moderno, meno spigoloso e più fruibile per tutti. Un vino plastico, che “sta al passo con i tempi”. Un vino godibile fin da subito.
Storicamente veniva coltivato ad alberello, si distingue per la sua forte resistenza alla siccità e la presenza in tutta l’isola. La buona capacità dell’accumulo di zuccheri che rimane costante fino alla vendemmia porta una bilanciata acidità prevalentemente tartarica.
Da un punto di vista sensoriale il vino è di colore rosso molto carico, il profumo è molto caratteristico, di particolare intensità e complessità. Si caratterizza per le elevate percezioni fruttate di ciliegia, fragola e frutta matura; a queste seguono anche note di pepe e sentori di vegetale fresco e speziato. Al gusto il vino si presenta di struttura elevata, di buon equilibrio tra la componente alcolica e quella acida, l’impatto tannico non è mai aggressivo, ma può essere intenso dando al vino una gradevole lunghezza gustativa. La permanenza della percezione aromatica è elevata. Versatile e di facile consumo, rispettando l’abbinamento territoriale, possiamo accostarlo ad un involtino di pesce spada alla messinese o ad un pollo al curry.
Abbiamo parlato di una produzione in quasi tutte le province Siciliane ma è importante nello specifico fare una distinzione fra altimetrie e suoli. Interessanti sono state le due Masterclass organizzate dal Consorzio di Tutela vini Sicilia Doc dove nello specifico si è andati in profondità nell’analisi del suolo così come è stato curioso capire la differenze fra coltivazioni a differenti altitudini.
Suoli
Gli aromi varietali sono influenzati soprattutto dai suoli perché essi vanno a stimolare i marcatori genetici che a loro volto vanno a sintetizzare più o meno gli aromi. Nella provincia di Trapani, caratterizzata da un suolo di impasto franco argilloso, il vino risulta più rotondo con ottimi sentori fruttati e vegetali. Nel terreno argilloso della zona di Palermo invece il vino tende ad essere più strutturato, consistente e longevo. La zona di Ragusa, costituita da terreno sabbioso, si differenzia per la precoce maturazione, data dalla porosità del materiale. Il prodotto è un vino decisamente più elegante, fine, morbido e meno alcolico che rispecchia un colore più scarico.
Il suolo calcareo di Siracusa determina eleganza, maggiore acidità e debole percezione tannica ai vini. Il calcare infatti ha una buona capacità di ritenzione idrica. A Caltanissetta il terreno calcareo-argilloso determina mineralità e verticalità dei vini. Infine il suolo argilloso-limoso di Trapani regala vini con buona struttura, più larghi e meno verticali.
Altimetrie
Essendo la Sicilia la prima regione italiana per la viticultura estesa in collina, è facile intuire che le altitudini della coltivazione del Nero d’Avola sono diversissime fra loro. Fra i 50 e i 500 metri s.l.m. ma anche a 900 metri il Nero d’Avola regala espressione fra le più variegate: nella media altitudine il vitigno gode di potenza ed eleganza, diversamente, oltre i 650 metri s.l.m. , la vendemmia si protrae troppo e si rischiano muffe con l’arrivo delle piogge. L’aumento della quota altimetrica genera quindi un aumento di acidità nei mosti e un abbassamento del Ph e, ovviamente, un’escursione termica più accentuata determina una maggiore sintesi aromatica.
Ricordiamo che una concentrazione maggiore degli acidi contribuisce ad una maggiore stabilità organolettica, microbiologica e fisiochimica dei vini. Non è percepibile la quota di altitudine perfetta per questo vitigno ma sappiamo che fra i 500 e i 600 metri si sviluppa maggiormente la molecola di Resveratrolo. Questa molecola presenta un’azione protettiva contro le patologie cardiovascolari, rallenta le malattie tumorali e ne riduce l’invecchiamento delle cellule.








