Skip to main content

Al Bianca Resort di Oggiono una cucina stellata dall’effetto wow

Siamo tra Como e Lecco, in quella Brianza tanto amata da Stendhal e dai romantici e tanto ignorata dalle guide gastronomiche e turistiche, a parte rare e lodevoli eccezioni. Ci voleva Emanuele Petrosino, chef laziale (è di Aprilia) a sparigliare le carte e a portare un’ondata di rinnovamento (e di attenzione mediatica) in questa terra forse troppo tradizionalista, in cui per anni si andava al ristorante solo se c’era un evento da festeggiare. Per noi, che festeggiamo ogni giorno accontentandoci umilmente della ricerca del meglio, avere incontrato la cucina di Emanuele Petrosino è stato un momento di godimento, una scoperta formidabile a cui non potevamo non dare seguito con la parola scritta.

Il cambiamento o meglio la rivoluzione di questa struttura, affacciata sul suggestivo lago di Annone, risale al settembre 2020: nel momento più difficile dell’emergenza pandemica, alle soglie del secondo lockdown, Bianca si configura come un resort cinque stelle dall’offerta di ampio respiro, caratterizzato da una cucina stellata di grande raffinatezza.

Il giovane che oggi dirige la cucina di Bianca è stato insignito nel 2019 dalla guida Michelin con il premio “Giovane chef dell’anno”, ha accettato lo scorso anno la proposta di una famiglia di imprenditori del luogo che, spinti dall’amore per il bello e il buono, hanno investito sul talento e il carisma di Emanuele. La struttura, orientata all’offerta luxury, ha 10 camere, un bistrot e un ristorante . A Petrosino spetta il compito di supervisionare tutto l’aspetto food di Bianca: oltre ai piatti del ristorante gourmet, che dispone di una sala con suggestiva vista sul lago di Annone, lo chef firma i i menù del bistrot “Drop”, degli eventi e delle colazioni degli ospiti del relais.

Classe 1986, Emanuele Petrosino ha definito un proprio stile, originale e personalissimo, che ha conquistato sempre più la migliore critica gastronomica, facendo esperienze nelle cucine tristellate del Piazza Duomo di Enrico Crippa ad Alba (Cn), del Christopher Coutanceau di La Rochelle in Francia, del Maison Pic a Valenza (sempre in Francia), della Taverna Estia di Brusciano (Na), a fianco dello chef Francesco Sposito, del Danì Maison di Ischia (Na) con Nino di Costanzo e del ristorante I Portici di Bologna per il suo primo incarico di executive chef e per una meritata riconferma della stella. Una carriera notevole, che lo ha portato ad esprimere una sua linea di cucina che sicuramente contiene il meglio di quanto appreso presso scuole assai paludate.

L’arrivo di Petrosino a Oggiono,, ha coinciso con la ripresa (prima lenta, ora assai più marcata) dei consumi di fascia alta, connotati dalla ricerca di strutture in grado di offrire linee di cucina fortemente caratterizzate e di consentire anche un’esperienza di soggiorno in relais/resort/hotel con ospitalità superlativa. Nel caso di Bianca gli ingredienti del successo sembrano esserci quasi tutti: sufficientemente vicino a Milano, a pochi chilometri dal lago di Como e dal confine svizzero, adiacente alla regione dei “piccoli laghi” (se fossimo in Inghilterra, sarebbe un “Lake districa” di tutto rispetto), sulla rotta verso St. Moritz e Bormio.. Se poi ci fosse, da parte delle istituzioni locali, maggiore valorizzazione del territorio, anche chi fa impresa si sentirebbe meno solo. E il business di qualità ne godrebbe.

Ma, al primo posto fra gli elementi di richiamo, stanno certamente i piatti di Emanuele Petrosino: la sua Caprese futurista merita il viaggio, così come, fra i primi, i Tortelli di Parmigiano Reggiano 36 mesi, fagioli di Controne, scarola ripassata e peperoni cruschi. Il Risotto selezione Cornacchia, zucca violina, bufala, lime e ricci di mare è forse il piatto più sigonature di Emanuele, insieme allo Spaghettone Gerardo di Nola ai ‘mie’i pomodori Terramagna del Vesuvio. Il. Branzino in verde, a sua volta, oltre che un’espressione di estetica pura (di fronte al quale molto food designer dovrebbero inchinarsi) è un vero inno al gusto. L’impronta campana della cucina di Emanuele, seppur le origini siano laziali, traspare in molti piatti. Di certo l’influenza del grande Nino di Costanzo (v. nostro servizio su di lui in questo stesso numero, nda) ha lasciato traccia, ma l’impressione è che ogni piatto di Emanuele sia frutto di passione (e di tecnica) assolutamente fuori del comune. e del tutto distante da influenze e suggestioni riconducibili a questo o quel nome. Talento che emerge alla grande nei menù proposti in carta, primo fra tutti “Chef, pensaci tu” che lascia libero Emanuele di spaziare da Nord a Sud, allestendo un menù di 10 portate, “secondo l’estro dello chef e le disponibilità dell’orto e del mercato”. Un’esperienza dei sensi, non solo materiale, quella che si vive alla tavola di Bianca, con un Petrosino che opera supportato da una grande squadra: in cucina due secondi, Francesco Iacono e Antonio Locatelli, un pastry chef davvero bravo, Carmine Marino (da provare la sua Rivisitazione di una delizia al limone e il Millefiori miele pere noci), un responsabile di sala di notevole esperienza (ha lavorato anche da Paolo Teverini), un sommelier attento, Marius Dumitru e, al servizio ai tavoli, preparatissime cameriere, eccellenti anche nella descrizione vocale dei piatti.

Leave a Reply

diciassette − 7 =

Close Menu

So Wine So Food

I più grandi chef, le tendenze internazionali, gli eventi più trendy e le cantine migliori in territorio nazionale e internazionale.

Project by K-Lab Project

© 2015 SOWINESOFOOD
Iscrizione al registro stampa del
tribunale di Velletri (Roma) N. 15/2016 del 18/08/2016

T: 0691516050
E: [email protected]