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Ecco i ristoranti che non hanno chiuso e lavorano come se fossero gastronomie a domicilio

Con l’ultimo Dpcm dell’11 marzo è stata stabilita anche la chiusura delle attività commerciali, dei bar e dei ristoranti fino al 25 marzo. Tra di loro c’è chi ha abbassato definitivamente la serranda e chi invece, nel rispetto della legge, continua a restare aperto. Una posizione che ha sensibilizzato molti chef stellati che tramite i profili social hanno annunciato il proprio contributo attraverso servizi di consegna a domicilio mettendosi, laddove necessario, personalmente alla guida. Non un nuovo modello di business ma un modo per avvicinare l’alta ristorazione nei confronti del cittadino con dettagli che riescono a impreziosire e a rendere speciale anche il comune servizio d’asporto. In fondo, cucinare è uno dei più bei gesti d’amore, per noi e per chi ci circonda.

Tra i primi a prendere posizione i fratelli Cerea del ristorante Da Vittorio, l’unico tristellato attualmente aperto. Da domenica 8 marzo, anticipando le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri sulla zona rossa nelle 14 provincie settentrionali, sulla loro pagina ufficiale erano stati postati 3 menu da consumare direttamente a casa.
Di carne, di pesce o vegetariano sono le tre varianti disponibili rispettivamente del valore di 100 euro, 120 euro, 90 euro in cui dalla prossima settimana si introdurranno nuovi piatti. A ogni portata è allegato un vademecum per terminare o ripristinare le preparazioni mentre ciascun menu in consegna allieterà il pasto con un aperitivo iniziale, tre tipologie di pane e alcune fette di colomba o bon bon a chiusura.

In Veneto, nonostante i Fratelli Alajmo abbiano annunciato la chiusura de Le Calandre, con il loro Ingredienti – La dispensa Alajmo, negozio di specialità alimentari, continuano a essere operativi grazie al menu da asporto con circa 6 pezzi di gastronomia a prezzi assolutamente popolari pensati per 2/3 persone.

Nella capitale, in questi giorni, si è attivato anche lo stellato Angelo Troiani de Il Convivio diffondendo sui social il menu per le consegne a domicilio a copertura dell’intero tessuto urbano. Prezzi democratici e accessibili per la comunità cittadina con porzioni generose senza dover così rinunciare ai propri 90/100 gr di pasta al giorno. Nessun menu fisso e diverse ricette pensate in esclusiva per l’asporto con utilizzo di tecniche di pastorizzazione che non compromettano così il risultato finale; i prezzi che variano dagli 8 euro ai 16 euro per gli antipasti, dai 13 euro ai 17 euro per i primi mentre la linea dei secondi oscilla dai 14 euro ai 20 euro, e un Piatto Unico a 28 euro (due portate all’interno di un unico piatto) consigliato per due persone.

Silvio Salmoiraghi nel suo Acquerello, una stella Michelin in provincia di Varese, propone un menu fisso a domicilio a 40 euro articolato tra antipasto, primo, secondo e dolce, con piatti casalinghi pensati solo per l’asporto che si rinnovano quotidianamente. Così, per il suo vitello tonnato, le lasagne ragù di vitello, le crespelle di zucca e gamberi di Sicilia o riso e quaglie.

A fine febbraio, a Milano Wicky’s Innovative Japanese Cuisins aveva introdotto il servizio di take away e delivery fortemente voluto dallo chef Wicky Priyan in risposta all’iniziale periodo di emergenza sanitaria. A distanza di due settimane, il positivo feedback della clientela ha stimolato verso nuovi progetti proponendo altri piatti ispirati alla filosofia dell’Ayurveda che gioca su erbe e spezie. Tra pochi giorni sarà disponibile un nuovo menu con piatti della tradizione orientale speziati con curcuma, tamarindo, cumino nero e zenzero fresco, pensati per riequilibrare le energie del nostro corpo che governano in particolare il sistema immunitario.

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