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Ho Chi Minh City. L’amicizia tra i popoli si celebra anche a tavola. Il celebre tristellato italiano della famiglia Cerea sbarca nella capitale finanziaria del Vietnam

Ho Chi Minh City. “So close but yet so far”; così cantavano e intonano tuttora gli Europe nel ritornello della loro magnifica grunge ballad “Prisoners in Paradise” targata 1991.

E perché non partire da questa citazione musicale per introdurre e raccontare il rapporto che lega due terre geograficamente agli antipodi come l’Italia e il Vietnam. Innanzitutto parliamo di un’autentica amicizia fra popoli, un sodalizio capillare, rimarcato con estrema soddisfazione anche dagli attuali membri dell’Ambasciata vietnamita in Italia. Ciò che nel profondo lega le due popolazioni è però un’anima gastronomica davvero simile. Ci stiamo riferendo al significato e al valore che le persone, gli amici, le famiglie conferiscono al pasto. Non un mero bisogno fisiologico da ovviare, quanto più un catalizzatore sociale, una “messa laica” composta da piccoli dettagli, attenzioni, partecipazione e profondo rispetto per la materia prima in tavola. Anche grazie a questa vicinanza culinariamente spirituale, i rapporti, gli scambi e le collaborazioni fra i due popoli sono molteplici. A Ho Chi Minh (conosciuta anche con il nome di Saigon), metropoli e cuore pulsante del Vietnam meridionale, una grande famiglia italiana sta per inaugurare un locale che farà sicuramente parlare di sé: ci riferiamo ai Cerea e al loro “Da Vittorio”, vero e proprio vanto della ristorazione italiana nel mondo.

Per conoscere maggiori dettagli sulla prossima apertura, abbiamo intervistato Rossella Cerea, General Manager, nonché signora della sala del celebre locale di Brusaporto (BG).

Come è nata l’idea e cosa ha spinto la vostra famiglia a portare un grande brand come “Da Vittorio” in Vietnam?

Onestamente devo confessare che anche nel caso del Vietnam, come in quello di Shanghai, non si è trattato di scelta, ma piuttosto di coincidenza. Il nostro partner è infatti stato prima di tutto un cliente, innamorato della cucina e del nostro approccio all’accoglienza. È nato così il suo forte desiderio di riprodurre il tutto nel suo paese.

Perché la scelta è ricaduta su Ho Chi Minh?

Anche in questo caso, come sopra, mera coincidenza. Il cliente in questione è infatti un importante imprenditore vietnamita, proprietario di una serie di alberghi, fra cui il Reverie Saigon all’interno del quale siamo in apertura con il nostro “Da Vittorio Saigon”. L’idea di espanderci in un paese con il Vietnam ci ha da subito conquistati.

È un Paese bellissimo, affascinante e in piena espansione, siamo certi che la sua crescita continuerà anche negli anni a venire.

Ho Chi Minh, più ancora di Hanoi, è sicuramente la città fondamentale dal punto di vista finanziario ed economico.

Quali sono le similitudini che ha notato nel modo di vivere la cucina da parte degli italiani e dei vietnamiti?

Ammetto che prima di visitare il Vietnam di persona, durante l’ultimo sopralluogo, non immaginavo ci potessero essere così tante similitudini nel modo di intendere le due cucine. Innanzitutto devo dire che come per la cucina italiana, anche quella vietnamita è incredibilmente varia. Ci sono differenze non solo da regione a regione, ma anche da città a città e addirittura da famiglia a famiglia un po’ come succede nella nostra bella Italia. Altra cosa di cui sono rimasta affascinata è l’attenzione che dedicano alla ricerca e alla scelta di materia prima fresca e di altissima qualità. La vicinanza all’oceano permette di avere diverse varietà di pesce sempre fresco, pesce su cui si basa la nostra cucina. Non mancano poi tante verdure, erbe, spezie. Quella vietnamita, come quella italiana, è una cucina di storia e tradizione. In generale è chiaro che non si parla di similitudini nel gusto, ma piuttosto nella struttura dell’ambito culinario.

Dal punto di vista gastronomico: quale sarà il filo conduttore che legherà il vostro locale in Italia con quello in Vietnam? Ci saranno piatti simbolo che verranno riproposti nel Paese asiatico?

Assolutamente sì, come anche per il nostro ristorante a Shanghai, cercheremo di portare le nostre ricette utilizzando i prodotti locali.

Il menù, sarà come da tradizione, principalmente a base di pesce, ma non mancheranno sicuramente i nostri paccheri e nemmeno altri piatti iconici come lo spaghetto di tonno e l’uovo all’uovo.

Da Vittorio è un tempio della ristorazione in Italia, uno dei locali più iconici del Bel Paese dove l’alta cucina e una sala competente ed esperta si completano alla perfezione. È questa la strada che verrà perseguita anche in Vietnam?

Anche in questo senso ce la stiamo mettendo tutta. L’Executive Chef e il Restaurant Manager, figure chiavi del ristorante, sono stati scelti da noi.

Hanno lavorato da noi a Bergamo avendo la possibilità di vivere il nostro stile di ristorazione e soprattutto di comprendere la filosofia della nostra famiglia.

Altre figure li raggiungeranno dall’Italia nei prossimi mesi. Sicuramente all’inizio non sarà semplice, ci sono anche alcuni ostacoli dal punto di vista culturale, ma abbiamo già iniziato un processo di formazione nei confronti dello staff locale.

Formazione che stiamo facendo chiaramente in questa fase pre-opening, ma che continuerà anche quotidianamente una volta che il ristorante avrà aperto al pubblico. La sintonia fra sala e cucina, che collaborano come una grande orchestra, è un valore in cui io e la mia famiglia crediamo profondamente.

Altro valore importante è quello di farsi sentire sempre presenti nonostante le distanze fisiche, con call periodiche di approfondimento ed allineamento.

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