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Saranno le ore di viaggio, il rientro in fretta e furia dal Giappone (non abbiate paura: nei prossimi giorni mi dedicherò solo alla recensione delle mie esperienze asiatiche), la sveglia all’alba, questa atmosfera patinata nella quale proprio non mi riesco a riconoscere, tutti questi signori che mi guardano, credono di riconoscermi e si danno di gomito ogni volta che passo.

Fatto sta che oggi mi sento più “pensieroso” del solito.

Sono a Parma, nel centro storico, in un piccolo bar all’aperto che mi fornisce un tavolino e la caffeina necessaria per dare sfogo alle mie considerazioni sulla cerimonia di presentazione della Guida Michelin 2018.

Vorrei concentrarmi sulla bellezza della location, il Tetro Regio, bellissimo in ogni sua sfaccettatura. E invece non riesco a pensare ad altro: la Rossa ha completamente dimenticato i principi che hanno portato alla sua nascita, più o meno un secolo fa. Non premia più la cucina, la capacità, l’estro, l’inventiva. Tutto ruota intorno ai soldi e ai mille sponsor che la Michelin continua a mostrare in ogni istante della manifestazione.

E la cosa proprio non mi va giù.

Volete alcuni esempi? Pensate alla Lavazza che ha premiato il miglior “Chef giovane”: Alessio Longhini dello Stube Gourmet di Asiago. O la Eberhard che, invece, ha offerto il premio “Qualità nel tempo” andato a Maria Paola Geroldi e Antonio Gavazzi, del ristorante Al Gambero. Ancora la Coppini Arte Olearia che ha, invece, insignito Andrea Salvatori di Meo Modo per il miglior “Servizio di sala”. Senza dimenticare “Metro” che ha offerto tutte le targhe con una, due o tre Stelle.

Ma prima di addentrarci nei commenti specifici, partiamo dal principio: gli accrediti stampa. Lo staff della Rossa è molto restio nel concedere gli ingressi. La motivazione è semplice: i posti sono limitati e le testate meno importanti vanno lasciate a casa. Nonostante il Teatro Regio mostrasse almeno un centinaio di poltrone vuote, questa decisione di chi si occupa della comunicazione, l’ho trovata molto giusta. La presentazione della Guida Michelin è un evento esclusivo, al quale non possono partecipare proprio tutti.

E allora perché attorno a me vedo persone che non solo non hanno una testata giornalistica di riferimento alla quale appoggiarsi ma che fanno anche tutt’altro nella vita?

Mistero della Fede…

Sarebbe troppo semplice soffermarsi sulle Stelle nascenti e cadenti. Su chi, a torto o merito, è riuscito a vedere il suo nome iscritto nelle pagine della Rossa. Su chi ha visto confermate le sue onorificenze o su chi, purtroppo per lui, ha visto cadere ogni forma di privilegio.

Io, come sapete, amo concentrarmi su altro. Ad esempio sulla geopolitica dell’enogastronomia italiana. Faccio un esempio: la nostra Penisola è praticamente spaccata a metà. Quando vengono nominati o premiati ristoranti del nord (in particolare quelli della Lombardia, del Piemonte, del Friuli, del Trentino…) la sala si riempie di brusii e apprezzamenti vari. Delle altre regioni, invece, non c’è traccia, se si esclude un pizzico di Romagna e una buona dose di Campania.

Altro dubbio: le tante Stelle che brillano al Nord, devono la loro luminosità ai tanti critici che arrivano da quelle zone? Eppure anche a Roma (mia città d’origine) ci sono ristoranti degni di nota. Parlo ad esempio del Tordomatto di Adriano Baldassarre che, infatti, con il suo nuovo progetto ha conquistato la Stella. Oppure di Riccardo Di Giacinto di All’oro anche lui premiato con la Stella. Lo stesso può valere per La Terrazza (sempre nella Capitale) o La Serra (Positano).

Sarebbe da interrogarsi sulla geopolitica sulla quale si muove la Rossa: magari un giorno perderò un po’ di tempo per approfondirla…

Passiamo alle considerazioni personali: sono felice per Norbert Niederkofler e il suo  St. Hubertus a San Cassiano il Val Badia. Lo chef è uno che conosce il suo lavoro e che soprattutto ha attorno uno staff capace e simpatico. Grandi complimenti a loro.

Non mi ha, invece, sorpreso la “declassazione” di Sadler e Cracco: ed era nell’aria. In particolare, il giudice di Masterchef ha smesso ormai da tempo di fare il cuoco. E’ un business man che porta in giro per la nazione (e non solo) il proprio personaggio e i propri affari. Immagino sia difficile anche per gli ispettori Michelin giudicare la cucina di chi non è mai in “sede”.

Ora vi lascio: voglio dedicarmi alla scelta e all’acquisto dei miei prossimi biglietti aerei. Pochi giorni e sarò di nuovo in volo.



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