Le 100 eccellenze italiane 2021
Restaurant

Descrizione

Questi chef, che si definiscono con orgoglio cuochi, esprimono il meglio della tradizione e dell’innovazione intelligente. Sono loro a decretare il successo di trattorie e ristoranti amati dai gourmet.

Restaurant:

A un passo dalla Galleria Vittorio Emanuele II, dal Teatro alla Scala e da via Montenapoleone, all’interno dell’hotel Park Hyatt Milano, il ristorante Vun, che in dialetto milanese significa ‘uno’, è il regno bistellato di uno chef napoletano, Andrea Aprea. Una location elegante e cosmopolita, raccolta e minimale, decorata con colori neutri e drappeggi, dove il cibo è protagonista assoluto e lo chef porta in tavola il meglio delle proposte gastronomiche del bel Paese, un viaggio fenomenale tra le eccellenze della penisola. Oltre a proposte che immediatamente riconducono alla sua solare origine partenopea, in un dialogo continuo tra tradizione e contemporaneità, scoperte e memoria. Il Percorso Partenopeo è l’omaggio che Aprea rivolge alla sua terra, una rilettura profonda della cultura gastronomica campana, i Percorsi Signature propongono i piatti più significativi legati alla filosofia dello chef.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Dopo diverse esperienze in giro per il mondo Andrea Aprea (nella foto), classe 1977, approda nel 2011 al Vun. Nel 2012 si aggiudica la prima stella Michelin, la seconda arriva cinque anni dopo. “La mia cucina guarda al futuro senza dimenticare le origini”, si racconta. Visione condivisa con l’ottimo Restaurant Manager Michele D’Emilio.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Progettato nel 2014 dall’architetto Flaviano Capriotti, l’elegante spazio del ristorante è concepito per esaltare l’esperienza gastronomica. Un ambiente dove arredi, complementi, elementi decorativi accompagnano l’ospite in un’esperienza dei sensi, senza occupare la scena. Per eventi privati, saletta riservata da otto coperti.

Rifugiarsi in una piccola realtà, sospesa tra storia, boschi e l’antico porto di Luni ormai insabbiato. Piatti tipici con incursioni mediterranee, sono la filosofia della trattoria. Una cucina che combina tradizione e territorialità con spunti che richiamano il mondo esterno. Attaccamento al territorio, innovazione e un pizzico di azzardo, tutti ingredienti che descrivono sia il cuoco sia i proprietari, nonché fornitori di olio extravergine di oliva e vino (Doc Vermentino Colli di Luni e Igt Costa Toscana, biologici che si possono gustare a tavola). Dai campi alla cucina è racchiusa la passione che Jonathan Muttini, Anne e Michele Pradelli hanno nei confronti di questi luoghi e che in essi, più nello specifico a Fosdinovo, hanno voluto investire e scommettere. Nei primi anni del XXI secolo a Fosdinovo si avvia l’azienda agricola La Quinta Terra. L’azienda ha iniziato con un uliveto, ingrandendosi poi con un vigneto, per arrivare alla distribuzione dei prodotti all’interno di un locale piccolo, ma pieno di fascino. Grande suggestione nella sala, in parte interrata e con volte in sasso, che in tempi lontani veniva utilizzata come stalla.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

L’idea della trattoria nasce nel 2018 da Anne e Michele con l’intento di valorizzare i prodotti della loro decennale azienda agricola e di un territorio ricco, ma ancora troppo poco conosciuto, la Lunigiana. Seppure aperta da poco, con l’indispensabile contributo del cuoco Jonathan Muttini, ha già guadagnato fama e una nutrita A grazie alla semplicità genuina delle proposte culinarie e alla posizione.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Caratteristica trattoria nel borgo medioevale, ai piedi del Castello Malaspina di Fosdinovo, piatti della tradizione con prodotti locali e uno sguardo all’innovazione e all’eleganza.

La Subida è un Country Resort immerso nel verde tra le vigne e i boschi del Collio Goriziano. Nasce da un’idea di Josko e Loredana, giovanissimi, nei primi anni Settanta. Prima qualificano e valorizzano una semplice osteria di campagna, esempio dell’evoluzione culinaria di queste terre, poi propongono anche l’ospitalità. Oggi la calda accoglienza della famiglia Sirk si esprime al meglio nella trattoria Al Cacciatore, cucina di territorio dove il mondo slavo s’incontra con la latinità, per dare estro e nobiltà alle origini contadine. Una semplice osteria di famiglia che offriva Rane e Gamberi diventa negli anni la rinomata trattoria Al Cacciatore, cucina di (gran) qualità premiata con la stella Michelin. Le originali case del borgo, le stuzzicanti proposte per viverle, il relax tutto pensato nel bosco, in un mare di felci, i dintorni gestiti per un ospite curioso ed esigente fanno de la Subida un posto unico. Nella scenica acetaia, il patron Josko produce l’aceto di vino da uva intera che, con l’affinamento in fossa e nel fieno dei formaggi delle malghe delle Prealpi Giulie, il prosciutto dei D’Osvaldo, i biscotti dei Bonelli, racconta le bontà dei prodotti del territorio.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Mitja Sirk è ‘uomo del vino’. In cantina, alla selezione territoriale si aggiunge un viaggio che di anno in anno si arricchisce di nuove esperienze, amicizie ed etichette proposte. Una grande passione da sempre, con continue ricerche regionali e internazionali, per rendere unica l’esperienza culinaria.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Tra vigneti e boschi, la Trattoria della famiglia Sirk coniuga eleganza agreste a una cucina raffinata. Loro lo dicono in versi: “La nostra casa per una serata da re, il fogolar, noi ad ospitarvi, Alessandro in cucina per tener aggiornata la tradizione, Mitja e Michele per non farvi mancare nulla dalla cantina, il profumo della legna, una macchina per fare ogni giorno la polenta”.

Un format nato per diffondere le eccellenze toscane attraverso l’apertura di locali dove assaporare il made in Tuscany. Da ToscaNino, a parte pochi “graditi ospiti”, tutte le materie prime sono toscane, perfino acqua e caffè, compresa la carta dei cocktail che utilizza alcolici toscani. Nato come ristorante con bottega (di food ma anche complementi di arredo), assomiglia a una bella dimora toscana, dove accogliere amici e clienti, in un’atmosfera molto homestyle. La prima apertura è stata quella di Milano, nell’ottobre 2017. In attesa delle successive internazionali, il flagship store ha deciso a febbraio 2019 di attivare una partnership con Rinascente a Firenze. Anche qui, T&N non è solo ristorante, ma forno con panificazione, gastronomia da asporto, caffetteria e cocktail bar.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

L’idea è di due fiorentini doc, Simone Arnetoli, che in oltre 20 anni di esperienza nel mondo della ristorazione ha pensato a un format che valorizzasse e diffondesse l’eccellenza enogastronomica toscana, e Laura Tosetti, ideatrice dello stile e degli arredi, con spazi rilassati e contemporanei.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

ToscaNino ha selezionato negli anni i migliori produttori toscani e li promuove nella loro autenticità con pietanze della tradizione culinaria toscana. Una ricerca di semplicità e trasparenza molto apprezzata dai clienti, italiani e stranieri.

Al Grand Hotel Tremezzo si avvera il sogno di Gualtiero Marchesi. Da anni il Maestro della cucina italiana inseguiva il desiderio di aprire il suo ristorante in riva al lago di Como. Consigliato dall’amico scultore Nicola Salvatore, nel 2010 fece visita al Grand Hotel, icona liberty dell’ospitalità di lusso sulla sponda occidentale. L’intesa immediata tra il Maestro e la famiglia De Santis, proprietaria dello storico albergo, e con l’Executive chef Osvaldo Presazzi, diede il via a una feconda collaborazione. Consolidata dai suoi allievi (Daniel Canzian, Brendan Becht, Tiziano Rossetti e Antonio Ghilardi) che con costanza e impegno hanno saputo trasmettere alla brigata del ristorante la filosofia marchesiana, con cui si sono formati Carlo Cracco, Enrico Crippa, Pietro Leemann, Davide Oldani, Andrea Berton, Ernst Knam. La Terrazza GM, con vista sulla penisola di Bellagio, vanta oggi il privilegio di essere l’unico ristorante al mondo a proporre l’intera carta composta dai suoi piatti più iconici: dal riso e oro al raviolo aperto, dall’insalata di spaghetti al caviale alla costoletta a cubi, dal dripping omaggio a Pollock al rosso e nero omaggio a Fontana… Un’esperienza iconica per i tanti appassionati gourmet che hanno amato Gualtiero Marchesi.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

La famiglia De Santis, alla terza generazione, dal 2010, con Valentina, gestisce uno dei luoghi più incantevoli, affacciato sulla Riviera delle Azalee e le vette delle Grigne. Circondato da 20mila mq di parco secolare, arredato e tenuto con classe sublime, oggi dispone di 90 tra camere e suite. La supervisione del ristorante è affidata a Enrico Dandolo, genero del Maestro e ceo del gruppo Gualtiero Marchesi.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Con la messa a punto delle nuove funzionali cucine, la collaborazione tra il Gruppo Gualtiero Marchesi e il Grand Hotel Tremezzo completa il percorso celebrativo del Maestro che ha rivoluzionato la cucina italiana. I nuovi spazi spiccano per i materiali dal fascino antico, dal marmo di Carrara e quello rosso di Francia al seminato veneziano e le ceramiche smaltate alle pareti.

Di grande impatto il ristorante ‘pieds dans l’eau’ Saleblu, nella cornice esclusiva del boutique hotel La Peschiera, in un’atmosfera intima e riservata, con un’esclusiva terrazza sul mare. Sotto la direzione dell’executive chef Vito Casulli, propone una cucina à la carte raffinata e sontuosa, a base di fresco pescato del Mar Adriatico. In un’invidiabile quanto emozionante posizione fronte mare in località Losciale, a Monopoli, La Peschiera è un cinque stelle lusso ricavato da un’antica riserva di pesca borbonica, con solo 13 camere. Il ristorante è protetto da vetrate che non interrompono la visuale del mare, cui si giunge con una pedana in legno ombreggiata da candide vele di tela. Un luogo magico, dove contemplare il blu e cenare con menu a base di sofisticati piatti pugliesi preparati con generosità d’animo. Il lounge bar con affaccio sulla spiaggia privata della Peschiera è un luogo dove sorseggiare e brindare con champagne o assaggiare ostriche del sushi pugliese, accompagnate da un Oyster Martini ghiacciato.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Pugliese, classe 1978, Vito Casulli comincia a lavorare in cucina a 11 anni nel laboratorio artigianale del padre. La sua cucina è innovativa, creativa, legata al territorio, che lo chef personalizza con materie prime di qualità e metodi di cottura appresi dai maestri con cui ha collaborato.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Da non perdere il suo piatto: spaghetto integrale con mousse di ricci, gambero marinato al coriandolo, cagliata di latte timo e aglio e profumo di limone.

Il meglio del pescato, per un’esperienza da vip. “Dal mare alla tavola” è la filosofia del ristorante, perché “il buon cibo dev’essere sano e appagante”. La posizione esclusiva, affacciata sul porto di Anzio, concede infatti il privilegio di un prodotto locale sempre fresco e di prima scelta: ogni mattina infatti i responsabili del ristorante sono presenti all’asta del pescato per scegliere il pesce migliore. E l’abbinamento diventa essenziale: Master Class of Wine e Ambasciatore dello Champagne, queste le referenze dei due sommelier che introducono i clienti tra le oltre 150 etichette di una delle più prestigiose e raffinate cantine. Walter, il figlio sommelier, è diventato da poco Chevalier dell’Ordre des Coteaux de Champagne. Dal 1968 Romolo Regolanti teneva banco e appagava i suoi ospiti con il meglio del pescato e oggi, ricalcando le sue orme, in cucina c’è lo chef Marco Tullio, degno successore. Imperdibile il fritto di paranza, ma il vero cavallo di battaglia sono i crudi. Pesce freschissimo lavorato con semplicità, insaporito con pochi elementi: sale, erbe aromatiche, olio extravergine. Quando si approda a questo porto sicuro, ha senso affidarsi completamente: chiedere quindi il pescato del giorno per non rimanere mai delusi. Tra i consigli, le ‘Bolle di sapore’: cinque assaggi di crudi tra gamberi, calamari e tonno, marinati negli estratti di frutta e verdura aromatizzati. Una vera tavolozza di sapori e di colori.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Romolo Regolanti ha fatto la storia della ristorazione di pesce, dal 1968. Oggi il figlio Walter in sala e lo chef Marco Tullio portano avanti la tradizione: tutte le mattine sono all’asta del pescato per scegliere il pesce migliore da portare a tavola.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Un locale storico, dove assaggiare il meglio del pescato fresco e subito servito in tavola. Per le occasioni speciali, si può prenotare un elegante privé.

Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, già all’inizio degli anni ’80 ebbe a dichiarare che “la famiglia Franceschini fa parte della storia della ristorazione italiana”. Sì, perché tanta storia è passata dai tavoli del suo ristorante. Era il 15 aprile del 1966 quando il 22enne Romano Franceschini e la fidanzata Franca aprirono il ristorante omonimo. Da allora, una coppia nella vita e nel lavoro. La prossima primavera saranno 55 anni, con lei in cucina fino a cinque anni fa e Romano tuttora in sala a prendere le ordinazioni, coadiuvato dal figlio Roberto. Un ristorante simbolo della cucina italiana di mare e del pesce freschissimo. Tanto che si accorse di loro la Guida Michelin già nel 1985, con la prima stella, che il ristorante ha sempre mantenuto, grazie a piatti-icona come i calamaretti al forno ripieni di crostacei e verdure o gli sparnocchi al miele con carciofi fritti. 55 anni di vita e lavoro che sono un monumento all’impresa italiana familiare. Da quest’anno, la cucina è diretta dallo chef Nicola Gronchi, saggio traghettatore dei piatti della tradizione da lui magistralmente reinterpretati con piccoli accorgimenti, dalla materia prima alla tecnica di cottura, alla presentazione.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Romano è da 55 anni in sala e due volte al giorno al mercato del pesce di Viareggio. Il figlio Roberto, campione italiano sommelier, cura la straordinaria cantina di vini dove propone un’accurata e vasta selezione di etichette nazionali e internazionali, frutto di una sua ricerca personale, anche poco conosciute. Straordinaria la proposta di distillati rari. Oggi la brigata di cucina è composta da uno staff giovane e preparato, guidato da Nicola Gronchi, 36 anni, di Carrara.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

I piatti oggi portano la firma chiara e già riconoscibile dello chef Nicola Gronchi. Da non perdere: composizione di aragosta e crostacei al vapore con verdure fresche, pappardelle con garmugia lucchese e canocchie, zuppa di pesci crudi con salsa come un cacciucco.

Firenze è indiscutibilmente la patria della bistecca… ma Simone Arnetoli (imprenditore nel mondo della ristorazione da oltre 25 anni) e Matteo Perduca (avvocato con la passione dell’arredamento e proprietario di B/B di lusso a Firenze) non sapevano mai consigliare gli amici dove andare a mangiarla… Nel 2018 decidono così di aprire un ristorante che fosse nelle loro corde: non trattoria ma informale, con materie prime di eccellenza, luogo di ritrovo per fiorentini e stranieri, con un bel cocktail bar… Riadattano una storica libreria antiquaria, a 20 metri dal Duomo, dando luogo ad un ristorante che in realtà sembra lì da sempre… con un menu che spazia dalle pietanze di tradizione fiorentina ad altre internazionali, con la bistecca che fa da Regina, come fu descritta da D’Annunzio, quando assaggiò la fiorentina per la prima volta e da cui viene il nome del locale. I dolci, tutti fatti in casa, sono proposti a carrello e la carta dei vini è varia e propone ottime etichette italiane e straniere.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Fin dall’apertura, nel luglio 2018, il giovane chef Vincenzo Di Lorenzo, gestisce il ristorante coadiuvato da manager e personale esperto di sala e di cantina, cucinando con passione le ricette originali di una volta che accompagnano le carni alla griglia e dedicandosi alla pasticceria: suo grande amore. Nella foto Simone Arnetoli e Matteo Perduca.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Oltre alla famosa chianina, si sono ricercate e selezionate altre razze pregiate, nazionali e internazionali, in modo da offrire un’ampia gamma di scelta. La vera fiorentina, a cui fedelmente si attengono, è frollata almeno 15 giorni e cotta rigorosamente alla griglia sui carboni ardenti e servita al sangue!

Caffè, bistrot, ristorante, pasticceria, champagnerie e rooftop bar, sempre aperti 7 giorni su 7. L’universo di Ro World Experience è davvero totalizzante, per qualsiasi esperienza si desideri fare, a qualsiasi ora del giorno. In cucina lo chef Francesco Franzese: nato a Saviano in provincia di Napoli, classe ’89, ha lavorato in Francia da Robuchon e in Italia al Four Season, al Capri Palace e al Casa del Nonno 13, dove ha confermato la stella Michelin. Da maggio 2020 dirige la brigata in cucina di Rear Restaurant. A supportarlo, il pastry chef Antonino Maresca, nato nel 1975 a Sorrento, terra generosa fonte d’ispirazione per molte sue creazioni. Entrambi coniugano le esperienze di cucina neoclassica francese con le influenze orientali, per farle atterrare in un territorio legato alle tradizioni campane. La cucina di Franzese punta dritto sul comfort food impreziosito dalla buona materia prima utilizzata, dalla cura portata nella presentazione, da qualche tocco a effetto. Piatti golosi, che non lesinano salse di ogni tipo anche se presentate in modo moderno, da degustare in uno spazio polifunzionale accogliente, di design. Tra i piatti da provare il godurioso ramen campano, la pasta e lenticchie con trippa di baccalà e grattata di ostrica ghiacciata o il purè alla Robuchon arricchito da tartufo e fondo di agnello.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Dopo 25 anni di lavoro con la moglie Michela nella storica Caffetteria Rossini, Giuseppe Tufano (nella foto), alias Rossini, dà vita a RÓworld. Una volta diplomato, vola a New York, dove rimane quasi un anno per poi decidere di investire nella sua città e tornare a Nola per aprire, sempre con la consorte, ‘il Rossini’, bar diventato un’istituzione in città.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Una cucina ‘da stella’ con chef e pastry chef con importanti esperienze nel mondo dell’alta ristorazione. Lo spazio polifunzionale è perfetto per un appuntamento gourmet 7 giorni su 7 dalla mattina a colazione alla sera.

A Roma brilla la stella (Michelin) di Pipero. Una vista che affaccia sulla Chiesa Nuova, gioiello architettonico della capitale barocca per un luogo di ricerca e design, dove il classico vince. Alessandro Pipero, il padrone di casa, ha fatto dell’eccentricità in sala la sua cifra stilistica. Basta varcare la soglia della porta del ristorante per ritrovarsi immersi nella proposta ambiziosa di questa realtà. Alessandro è una figura poliedrica: maitre, sommelier, oste. È lui che si prende cura di ogni aspetto di Pipero Roma. Estroverso e divertente, quanto attento e preciso, rappresenta il perfetto uomo di sala, che coordina ogni giorno con la sua maestria. In cucina sotto i riflettori Ciro Scamardella, giovane chef, tra i più noti d’Italia. Nei suoi piatti si trova la continua ricerca dell’equilibrio, in stretta relazione con la più vivida emozione. La sua cucina è un’esplosione di sapori e scoperte, in cui ogni proposta si basa su ricette classiche non tralasciando però l’uso delle tecniche più innovative. Un’ottica che prende in considerazione la stagionalità e il territorio per il giusto mix di innovazione, creatività e tradizione.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

La regia in sala di un grande maestro. Grazie all’ambizione, alla cordialità, alla professionalità e al desiderio di dare spazio a giovani di grande talento, Alessandro Pipero (a destra nella foto) è considerato una delle figure di riferimento della ristorazione italiana. Classe 1974, romano doc e miglior sommelier d’Italia. Insieme a Ciro Scamardella (a sinistra nella foto)e Achille Sardiello, sono un team solido e coeso.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Stile, eleganza, energia: le parole chiave che descrivono il più cosmopolita stellato di Roma. Un percorso che spazia da una cucina d’eccellenza a una carta dei vini sterminata.

Ai piedi del Gigante Bianco, da oltre 160 anni buen retiro degli amanti della montagna slow, delle esperienze gourmet e dello sport, il Grand Hotel Royal e Golf è il primo luxury resort della Valle d’Aosta. Un ambiente da sogno, elegante icona dell’accoglienza a Courmayeur. A dare un’impronta esclusiva ai tre ristoranti della struttura, Paolo Griffa: il Petit Royal, 1 stella Michelin, fiore all’occhiello dell’alta ristorazione regionale, guidato con estro in chiave contemporanea; il Grand Royal, la cui sala è stata progettata da Gio Ponti, con proposte sia italiane sia internazionali; e il Bistrot, dove assaporare il meglio della classica cucina locale. Tra gli young chef più promettenti, stimato dai critici che ne seguono con curiosa ammirazione la crescita professionale, Griffa è noto anche per le frequenti apparizioni televisive. Con la stella Michelin nel 2019 assurge all’Olimpo dei grandi: “Non è un punto di arrivo ma una grandissima partenza per tutti noi” ha commentato. I suoi piatti parlano una lingua dissacrante e colta, mentre in dispensa e in cucina le materie prime e le preparazioni si fanno ambasciatrici della Valle attraverso uno stile alchemico e goloso. Leggendaria la ricerca di Griffa di essenze ed erbe rare e genuine.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Piemontese, classe 1991, Paolo Griffa, executive chef Grand Hotel Royal e Golf e chef del Petit Royal, già sous chef al Piccolo Lago di Marco Sacco. Oltre alla stella Michelin, confermata per il 2020, conquista i 3 Cappelli e il premio Giovane dell’anno per la Guida dell’Espresso 2020.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Una cucina raffinata, a tratti giocosa. Come le bolle da soffiare in apertura del menù degustazione o il tris di cioccolata e delizie con cui sfidarsi per concludere divertendosi. L’esperienza al Petit Royal è un percorso raffinato: sarcophages di carni, infusi e consommés, delicate macerazioni, cotture lente… Un repertorio di tecniche per ottenere il meglio da ogni ingrediente.

Una storia che è simbolo di tenacia, passione, bravura. A fine anni ’90, nel bellissimo centro storico di Conversano, provincia di Bari, Antonello Magistà e sua mamma Maria compiono un autentico miracolo, in un duetto di empatica alchimia: Maria Cicorella si trasforma da massaia a chef e nel 2013 arriva la stella Michelin. Il 2016 è stato l’anno del primo grande cambiamento, con il trasferimento negli spazi del Seminario Vescovile, austera struttura del ‘600 all’ombra del castello, tra pietra viva, chianche, calce bianca e un design eclettico. Due anni dopo, la cucina del Pashà incontra Antonio Zaccardi e la pastry-chef Angelica Giannuzzi, che diventano complici di un’idea di cucina autentica, basata su un’esaltazione inedita e unica delle materie prime tipiche pugliesi. Lo stile non tradisce le origini: è raffinato e ricercato, ma sa restare fedele ai sapori della tradizione gastronomica locale. Bontà, bellezza, arte le linee guida e i principi a cui da sempre il Pashà si ispira. La struttura si compone di due sale da pranzo, con un’eleganza pulita che asseconda la rigorosità della struttura originale del Seminario e incontra arredi di design e pezzi unici di arte contemporanea e classica, con oggetti originali del ‘600 recuperati dallo stesso palazzo e restaurati. Un giardino all’ombra del Castello di Conversano, una sala intima da prenotare tutta per sé completano l’esclusiva location.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Lo chef Antonio Zaccardi, autore di una cucina di gusto e immediatezza, attraverso la ricerca di materia prima eccellente, tra territorialità e curiosità. Nella foto da sinistra, Riccardo Giliberti maitre e sommelier, Antonio Zaccardi chef, Angelica Giannuzzi pastry chef e Antonello Magistà, titolare e restaurant manager.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Anni di ricerca e passione sono racchiusi in una cantina che a sua volta è storia, ricavata dagli spazi che un tempo erano la cisterna e il granaio dell’antico palazzo del ‘600 del Seminario Vescovile pugliese. E che è memoria dei viaggi alla scoperta delle migliori cantine in Puglia e in Italia, con proposte esclusive e rare per un’eccellente esperienza sensoriale.

A pochi passi dal Teatro alla Scala di Milano e dal Quadrilatero della moda, questo grand hotel 5 stelle incanta con i volumi maestosi e colmi di luce avvolgente, le preziose opere d’arte e gli antichi arredi, i marmi e legni pregiati. Un concetto di ospitalità enfatizzato da un’offerta enogastronomica che si distingue per i suoi elevati canoni qualitativi e creativi. L’alta cucina, affidata a Stefano Pizzasegale e Ferdinando Martinotti, è protagonista indiscussa del Ristorante Gastronomico, autentica gemma nel cuore della città. Piatti della tradizione lombarda che uniscono l’eccellenza del territorio a preparazioni classiche di stampo francese, come il risotto alla milanese doc e ‘l’uovo alla brace’, fresco di cascina e accompagnato a seconda della stagione da cavolo romanesco, crescenza, caviale. L’emozione è quella di trovarsi in una sala d’altri tempi, ispirata agli stilemi neoclassici, circondati da vetrate che riflettono la vista dell’incantevole giardino secolare privato tutt’intorno. Raffinato teatro del buon gusto, il ristorante è stato concepito per creare una vera e propria messa in scena, grazie al tunnel di vetro che enfatizza l’arrivo dei camerieri e un ‘altare’ tecnologico dove lo chef mostra agli ospiti il perfezionamento dei piatti.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Autori del viaggio tra i sapori della migliore gastronomia italiana tradizionale, rielaborata con estro e cura, gli chef Stefano Pizzasegale e Ferdinando Martinotti. Il primo, milanese, allievo di Ezio Santin, firma il menù del Ristorante Gastronomico. Alla solida esperienza di Ferdinando Martinotti, alle spalle la guida decennale delle cucine di Peck, è affidata la proposta personalizzata dei prestigiosi eventi e ricevimenti privati.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Per distensivi incontri di piacere o informali appuntamenti di lavoro, l’ambiente elegante del bistrot lounge Caffé Parigi è la cornice perfetta. Qui è possibile gustare sublimi colazioni o pregiate qualità di tè accompagnate da delizie di pasticceria fresca, location ideale per un light lunch o per apprezzare uno degli ottimi vini della fornitissima cantina.

Il ristorante del Four Seasons Hotel Firenze, una stella Michelin, abbina alla location prestigiosa, nel Palazzo della Gherardesca, una cucina locale di altissima gamma. Diverse le scelte in carta con tante offerte gastronomiche e ricette che variano di stagione in stagione. La sala – dove si serve anche la prima colazione – si affaccia sullo splendido giardino, con la possibilità nella bella stagione di scegliere la terrazza per incantevoli pranzi e cene. Decorata in nuance argento chiaro e lilla, la sala principale conserva le colonne originali e il soffitto a volta (in origine qui c’erano le scuderie del palazzo). Uno dei primi di punta firmati da Vito Mollica, i ‘Cavatelli cacio e pepe con gamberi rossi e calamaretti’, è stato premiato come piatto dell’anno dalla Guida Espresso dei ristoranti italiani 2013. Oltre al menu à la carte ricercato, lo chef e la sua brigata propongono una carta vini con oltre mille etichette. Perfetta per abbinamenti da veri intenditori.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Vito Mollica coltiva fin da ragazzo la sua passione per la cucina, grazie alle specialità preparate dalla mamma nella sua città natale in Basilicata. Nel 1996 inizia al Four Seasons Milano, per poi spostarsi a Four Seasons Prague nel 2000. Nel 2007 è nel team di apertura di Four Seasons Firenze. La sua filosofia si basa su “conoscere l’uomo dietro al prodotto”, da qui la ricerca personale per scovare mercati e produttori che condividano con lui la passione per la qualità.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

I menù, che includono un’ampia scelta di ricette a seconda della stagionalità, rappresentano l’alta cucina italiana e toscana, realizzata grazie a ingredienti a km zero di produttori locali.

Recentemente inaugurato nel cuore di Roma, è il nuovo format che unisce Oriente e Occidente e dove dirige le danze in cucina lo chef Massimo Viglietti. Molto più di un ristorante, novità assoluta nello scenario capitolino, Taki Off è un progetto rivoluzionario per vivere un’esperienza sensoriale immersiva in cui i sapori e gli ingredienti giapponesi incontrano la cucina italiana. Secondo la più contemporanea visione gastronomica, il menu del pluristellato chef racconta storie colte, raffinate e coinvolgenti su prodotti, profumi, sakè e vini. I piatti sono pensati come singoli frame di una storia e l’ampia scelta permette di vivere e sperimentare ogni volta un film diverso, dimostrando come il gusto orientale possa sposarsi con successo con i migliori prodotti nostrani. Il locale è un microcosmo che riproduce con maestria e passione l’atmosfera del Giappone, dall’arredamento alla musica, dall’acqua alla luce, alle piante, dal cibo alle persone che lo animano. Colori scuri in contrasto con sapienti giochi di luci creano un ambiente rilassato e ‘zen’ che evoca le lontane terre d’Oriente.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Approdato pochi anni fa a Roma dal Palma di Alassio (già due stelle Michelin) e premiato anche qui con la stella all’Enoteca Achilli al Parlamento, lo chef ligure Massimo Viglietti dopo avere conosciuto Yukari (con lui nella foto) e Onorio Vitti, decide di intraprendere con loro una nuova accattivante sfida. Dopo una breve sperimentazione culinaria con Taki Labò, nasce il progetto Taki Off.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Giocare sul filo dell’armonia, utilizzando ingredienti con cotture e sapori diversi. Uno su tutti, la carne Wagyu, che proviene dalla Prefettura di Gifu, Alpi giapponesi, dove vengono allevati splendidi manzi di razza Tajima secondo un rigido disciplinare.

Il savoir fair e il gusto per l’accoglienza di una famiglia siciliana coesa come quella dei fratelli Butticè, che dal 1996 propone una cucina gourmet di chiara vocazione siciliana, parla di eccellenza. Un’atmosfera elegante e contemporanea da Grandes Tables e un forte gusto per l’estetica: il ristorante è stato realizzato dagli architetti che hanno progettato gli showroom di Armani e Ducati. Alle pareti, esposizioni di quadri di artisti minori del territorio brianzolo. In carta, una commistione tra Sicilia e Lombardia. Da non perdere ‘Viaggio in Sicilia’ , che racconta l’essenza della territorialità in un menu da otto portate e crea un connubio tra i prodotti con cui i fratelli Butticè sono cresciuti – come la mandorla di Raffadali, le prugne nere di Sicilia, il pomodoro alla carrettiera , il suino dei Nebrodi – fino alla scoperta di piccoli produttori che hanno iniziato a coltivare mango e curcuma in Trinacria. Il pane viene fatto due volte al giorno in casa usando solo antichi grani siciliani che necessitano 36 ore di lievitazione con la tecnica del lievito madre. La carta dei vini racconta i terroir siculo e lombardo, con una ricerca verso tante piccole realtà con cui costruire un’ottima qualità prezzo per 450 etichette.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Tre fratelli uniti dalla stessa passione. Dopo un carriera in sala, Salvatore oggi è lo chef del ristorante,Vincenzo il general manager di tutti i progetti, Antonella la sommelier.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Un’accoglienza calorosa e familiare, cui si abbina una cucina gourmet di livello. Al ristorante Il Moro si mescolano tanti piccoli produttori che la famiglia Butticé ha conosciuto e apprezzato negli anni.

Nasce 17 anni fa ed è oggi un hub del gusto che si divide tra la semplicità del bistrot e l’anima gourmet del ristorante fine dining. I menu di Moma (1 stella Michelin) sono caratterizzati da una scelta etica: si seleziona un’ottima materia prima direttamente da piccoli allevatori, coltivatori, pescatori in base alla stagionalità e garantendo sempre una filiera cortissima e certa. Questo favorisce l’equo pagamento delle materie prime a chi le produce e coltiva. Stesso concetto per i vini: in cantina spazio ai vini naturali contemporanei, con una loro raffinatezza nel segno della sostenibilità. Filosofia che rispecchia le origini e il credo dei proprietari e dello chef. Grande importanza viene data al design: una delle pareti del ristorante è una diretta citazione di Niemeyer e ricompone in blocchi il senso della visione del grande architetto, e dello stesso Moma. Quindi spazio alla tradizione della cucina romana per gli ingredienti e i sapori (baccalà, lingua, guancia) ma avendo negli occhi il nuovo tessuto urbano, le periferie.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

I suoi ideatori sono i fratelli Gastone e Franco Pierini, da sempre nel mondo della ristorazione, i quali hanno affidato il progetto di cucina ad Andrea Pasqualucci (nella foto), giovane chef che tre anni fa ha conquistato la stella Michelin.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Una cucina che ha negli occhi (e trasforma nel piatto) la realtà che la circonda e che frequenta il ristorante. Come nel ‘Cubo di lingua cotta a bassa temperatura’ (quartiere Prati) la Verticale di baccalà (Colosseo), Il monoblocco di guancia (quartiere Monti).

Se la Reggia di Caserta rappresenta il capolavoro del genio creativo di Luigi Vanvitelli, la deviazione d’obbligo a questa pizzeria rispecchia l’arte manuale del migliore pizzaiolo al mondo, Francesco Martucci, come decreta la guida 50 Top Pizza. Una ricerca degli ingredienti e degli impasti fatta dal massimo della precisione e tanto cuore. La sua è una pizza di grande identità, in cui c’è tanto Francesco e un rispettoso senso di appartenenza. Martucci è uno di quegli artigiani della pizza che mette tutto se stesso in ciò che fa. A partire dalla minuziosa ricerca delle materie prime, la loro conoscenza e soprattutto la cura dei dettagli. L’identità della pizza de I Masanielli si rispecchia nell’impasto, protagonista indiscusso, e nella lievitazione di ogni singola pizza, ognuna con una storia da raccontare e da gustare. Pizze a tre temperature: al vapore 10°, fritte 180° e al forno 400° con diversi impasti, come quello al mais, e ingredienti nati dall’alleanza dei presidi Slow Food come l’Antico pomodoro di Napoli o la crema di fagioli Dente di morto. A chiudere questa esperienza sensoriale, i dolci ideati e realizzati da Lilia Colonna, pastry chef del locale.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Francesco Martucci, i suoi sogni di bambino che impastava la pizza, li ha realizzati. Tutto è iniziato in famiglia,nel locale di pizze solo d’asporto, fino ad arrivare a ‘Martucciland’. Un sogno che si avvera, 320 mq di cucina in cui tutto è dedicato alla ricerca sul mondo dei lievitati e alla trasformazione delle materie prime in capolavori del gusto.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Sacrificio e passione, le parole chiave che hanno portato Martucci e i Masanielli a raccontare attraverso la pizza lo studio e la ricerca della materia prima di alta qualità. La sua missione? Emozionare.

È il tempio di Pietro Leemann, pioniere e precursore della cucina vegetariana di altissimo livello. Allievo di Gualtiero Marchesi, nel 1989 inaugura Joia con un gruppo di amici, tra cui molti creativi, al rientro da un viaggio in Oriente. Unico ristorante stellato d’Italia interamente consacrato alla cucina vegana, primo in Europa nella sua categoria a ottenere la stella nel 1996, è ancora oggi uno dei pochi indirizzi gourmet al mondo quasi esclusivamente plant-based. Leemann è chef talentuoso e determinato, connotato da una forte spiritualità che si rispecchia nella location, pervasa dalla filosofia ‘joiosa’, con design minimal di vaga ispirazione orientale, dove si viene accolti da luci calde, musica soffusa, parquet e un gradevole utilizzo di legno e stoffe. Chi varca la soglia si assicura un viaggio nell’alta cucina attraverso le sofisticate creazioni più famose dello chef, i signature dishes (Serendipity – Nel giardino dei miei sogni, Porto del sole, Paesaggio interiore, L’ombelico del mondo) e i deliziosi piatti dai nomi stravaganti come Un sasso rotola, Quello che mangerei ogni giorno, Di non solo pane. Rigorosamente preparati con ingredienti biologici, biodinamici o da orti sinergici, le sue straordinarie creazioni seguono il ritmo delle stagioni e vengono lavorate con cura, per valorizzare al massimo i prodotti e trarne i maggiori benefici. Una cucina sostenibile, che sa donare gioia e benessere, soprattutto un grande gusto.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Nato a Locarno nel 1961, sin da piccolo Pietro Leemann coltiva l’amore per la terra e la natura, giocando e lavorando con i genitori nell’orto di famiglia. Adolescente, folgorato da una bavarese alla vaniglia del grande cuoco ticinese Angelo Conti Rossini, decide di intraprendere la strada dell’arte culinaria. Agli inizi degli anni ’80 si avvicina alla cucina vegetariana ed entra in contatto con i nuovi movimenti ecologisti a difesa della salute e dell’ambiente, anche a tavola.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

‘Alta cucina vegetariana’: sta qui il segreto del successo di Joia. Oltre 30 anni di pura avanguardia gastronomica, un percorso originale, al centro la ricerca dell’armonia degli elementi: corpo, mente, anima, natura e universo sono un unicum da raggiungere e preservare anche attraverso l’alimentazione naturale.

Un’esperienza che conduce l’ospite in un viaggio sensoriale, quella di Ilario Vinciguerra. Il suo omonimo ristorante, incorniciato da un’imponente villa Liberty di inizio Novecento situata al centro di Gallarate, coniuga etica ed estetica, tradizione e innovazione attraverso un fruttuoso studio che abbina conoscenza e tecnica, ma soprattutto passione. Questo progetto nasce dal bisogno dello chef di evolversi sia negli spazi sia nella cucina, che non finisce mai di crescere. La cucina di Vinciguerra è sincera, fatta di sensazioni immediate, tradizionale e allo stesso tempo moderna. Grande attenzione ai prodotti di stagione e alla sezione dei vini, con una selezione di oltre 1.300 etichette. Un viaggio tra i prodotti e i sapori mediterranei, una filosofia basata sulle materie prime e una continua evoluzione nell’universo del gusto. Un vero e proprio regalo per gli amanti gourmet. I piatti dello chef stellato riflettono la sua personalità, sono il frutto di studio e ricerca che ha portato a un grande menu.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Un grande percorso di esperienze lavorative hanno formato la cifra stilistica di Ilario Vinciguerra. Dalla Francia alla Germania, Belgio e Svizzera, passando per Napoli, con la stellata esperienza da Don Alfonso 1890.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Qualità e innovazione. L’idea di un piatto da sola non basta, occorre portarla oltre, un’esperienza immersiva, creativa e geniale. L’aspetto olfattivo, visivo e gustativo sono i tre punti cardine che guidano ogni sua creazione nelle famose tre P: pane, pasta e pasticceria, rigorosamente homemade.

Per vivere Roma in maniera diversa, The Pantheon Iconic Rome Hotel è il luogo giusto per respirare la Città Eterna e godere di un’ospitalità curata nei minimi dettagli. In questo contesto, l’aspetto gastronomico ricopre un ruolo di primo piano: immergersi nei piaceri del gusto significa scoprire un luogo, capirne la storia e la cultura. Il ristorante Idylio by Apreda, una stella Michelin, è una vera e propria enclave gourmet, intima e riservata. Qui i sapori mediterranei si fondono alla perfezione con lo spirito internazionale tipico di una metropoli da sempre al centro del mondo. Francesco Apreda, l’Executive Chef è l’interprete di una cucina in grado di soddisfare anche i palati più esigenti. Estro, tecnica, equilibrio, radici italiane ed eleganti pennellate di Oriente: queste le caratteristiche che compongono la sua cifra stilistica. Per completare un’esperienza gastronomica che lascia il segno, è possibile scegliere tra le migliori etichette vinicole nazionali e internazionali. Ma la cucina dello chef si presta decisamente anche ad abbinamenti con il variegato mondo della mixology, un fronte quello dell’abbinamento cibo-cocktail ancora non del tutto esplorato, con sorprese davvero interessanti.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Origini napoletane e spirito internazionale, Francesco Apreda è un riuscito mix tra sapori mediterranei e influenze orientali, tra il gusto tutto italiano per la scelta della materie prima e la tecnica maturata tra Londra, Tokyo, Mumbai e New Delhi.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Apreda con Idylio sta riscrivendo un nuovo capitolo della sua carriera, desideroso di alzare ulteriormente l’asticella, volando sempre più alto. Una filosofia culinaria basata sulle note orientali mixate alle influenze italiane.

L’ambiente è come una casa anche se gli spazi sono intrisi di una teatralità ottenuta mediante l’uso sapiente della luce e della cucina, a vista, come un palcoscenico. C’è un accogliente bar, diretto dalla brava barlady Elisa, per un aperitivo o una cena meno impegnativa. C’è la grande sala e in estate i tavolini in strada. La carta prevede piatti di terra e di mare, con particolare attenzione alle paste semplici o ripiene fatte in casa, a pane, schiacciata e focaccia, e soprattutto ai dolci proposti a carrello, con alcuni, come la millefoglie, finiti al tavolo. Per chi preferisce il pesce, da non perdere il crudo del Tirreno, gli spaghetti alle arselle o ai ricci di mare, le acciughe fritte e il pescato al sale. Per chi ama la carne, imperdibili le tradizionali ‘polpettine del convento’, e poi battuta di Fassona, tordelli alla lucchese, guancetta di vitello, piccione arrosto, il classico roastbeef con purè di patate… Grandi chef, divenuti amici, si sono seduti ai tavoli accanto a produttori di vino, personaggi dello star system, artisti.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Squisito e intelligente affabulatore, Filippo Di Bartola vola alto fin da quando, giovanissimo, approda all’Enoteca Pinchiorri dove impara l’arte della sala. Nuovi insegnamenti anche da Lorenzo a Forte dei Marmi. Poi, 14 anni fa, il grande salto a Pietrasanta, dove trova gli artisti che espongono e passeggiano in centro: Botero, Folon, Mitoraj. Nasce così un legame intenso con il mondo dell’arte.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Un’incredibile fusione fra un locale innovativo e la sua cucina appunto. Un menù che cambia secondo le stagioni, figlio della Versilia e della migliore tradizione Toscana. Interessante la carta dei vini.

Protagonista indiscusso dell’alta cucina, Davide Oldani da poco ha conquistato due stelle Michelin e la stella verde simbolo della sostenibilità, che oggi brillano fuori al suo D’O. Alla porte di Milano a San Pietro all’Olmo, una piccola frazione di Cornaredo, trova infatti spazio il tempio della filosofia della cucina pop del celebrato chef. Una cucina nata dal desiderio di amalgamare l’essenziale con il ben fatto, il buono con l’accessibile, l’innovazione con la tradizione. Una cucina reinterpretata con semplicità, dando valore a tutti gli ingredienti e facendo della stagionalità e dell’alta qualità dei prodotti due punti fermi. A questi punti cardine si aggiunge un principio che guida chef Oldani nella preparazione di ogni piatto: la ricerca di un’armonia nell’equilibrio dei contrasti, che significa non solo una promessa di dolce nel salato e una ‘memoria’ di salato nel dolce, ma la coesistenza armoniosa in ciascun piatto di tutto ciò che stimola il palato. A completare l’idea di Cucina pop: la passione e la ricerca continue, l’irrinunciabile lavoro di squadra e l’accoglienza dell’ospite. Sobria ma elegante, è basata sulla convinzione che il bello debba essere anche funzionale, come tutti gli oggetti che sono stati creati per gli ospiti.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Davide Oldani, classe 1967 è l’ ideatore della cucina pop simbolo di alta qualità e accessibilità. Nel 2003 apre il suo ristorante, il D’O, a Cornaredo,in provincia di Milano, suo paese d’origine. Dopo un anno di attività, le più autorevoli guide gastronomiche lo annoverano fra i grandi chef della cucina italiana.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

La ricerca nella valorizzazione dell’equilibrio dei contrasti, in cucina e nella vita, sono i punti cardine di Davide Oldani.

Piccolo gioiello incastonato nelle rocce della Costiera amalfitana, di fronte al grande golfo, il Santa Caterina è un cinque stelle a picco sul mare, di proprietà della famiglia Gambardella da oltre quattro generazioni. Una villa liberty dei primi Novecento circondata da giardini secolari, orti, limonaie e aranceti. I due ristoranti del Santa Caterina, entrambi aperti al pubblico, sono guidati dalla mano sapiente del nuovo chef Giuseppe Stanzione, già stella Michelin al ristorante Le Trabe di Paestum. Nel beach club il Ristorante Al Mare, rigorosamente con vista, propone cucina mediterranea, equilibrato mix tra estetica e gusto: grigliate di pesce appena pescato, pizze cotte nel forno a legna, paste fatte in casa. Per il fine dining c’è il ristorante Glicine, dove lo chef porta in tavola la tipica cucina costiera, all’insegna di ricerca e innovazione. Oltre al percorso degustazione, non mancano proposte per vegani, vegetariani e celiaci. Nella carta dei vini spiccano la variegata sezione dedicata al territorio campano e le migliori bollicine italiane.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Classe 1978, salernitano doc, lo chef Giuseppe Stanzione ha girato il mondo, un lungo tour tra California, Australia, Cina e Thailandia, prima di rientrare in Italia nelle cucine del Convivio Troiani di Roma. Dopo le esperienze alla Locanda Solarola di Castel Guelfo (BO) e al Ristorante Arquade di Villa del Quar di San Pietro in Cariano (VE), capitanati da Bruno Barbieri, approda nel 2008 al ristorante Casa del Nonno 13, di Mercato S. Severino, insignito con una stella Michelin. Alla guida del Ristorante Le Trabe di Paestum riceve invece la stella nel 2013.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Il modo migliore per immergersi nei colori e nei sapori più autentici della Costiera amalfitana, prima ancora di tuffarsi nelle sue acque cristalline, è assaggiare i piatti tipici rielaborati con gusto nei ristoranti del Santa Caterina, dove non è difficile imbattersi in star del calibro di Jessica Alba, Susan Sarandon, Bono Vox e Sting.

Cinque stelle lusso nel cuore di Milano, meta fin dagli anni ‘20 dei viaggiatori internazionali, dimora prediletta da artisti, reali, politici e celebrities, dai Rolling Stones a Madonna, l’Hotel Principe di Savoia fa parte della Dorchester Collection, portafoglio alberghiero dall’esperienza impareggiabile nella gestione degli hotel più iconici al mondo. Tappa obbligata, dopo un aperitivo nelle sontuose sale della Lobby Lounge o del Principe Bar, tra lusso e storia, è Acanto, il ristorante gastronomico del ‘Principe’, come lo chiamano gli habitués, guidato dal 2016 dal giovane chef Alessandro Buffolino. Abile nel proporre esperienze sensoriali connotate dal forte connubio tra tradizione e modernità, Italia ed Europa, in cucina lo chef trasforma i prodotti del territorio con cotture e lavorazioni sperimentali. “Quando l’alta qualità sposa belle idee, ciò che nasce è qualcosa di unico. L’idea fa la differenza solo se è supportata da grandi prodotti: materia prima e creatività”, assicura Buffolino. Il menù a la carte – piatti semplici ma sapientemente studiati – rivela una cura dei minimi dettagli di ogni piatto, per esaltarne il sapore e lo stupore scenografico, dove nulla è quasi mai quel che sembra e ogni ricetta ha una sua storia; il menù degustazione cambia quattro volte l’anno con le stagionalità.

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

Giovane e talentuoso chef beneventano, Alessandro Buffolino vanta un curriculum di haute cuisine maturato nei migliori hotel del mondo. A Lione, dal maestro Pierre Orsi e poi da Michel Guerard, uno dei padri della cucina francese, Alessandro apprende e rielabora le tecniche della novelle cuisine, si perfeziona poi come sous chef all’Hotel Eden di Roma.

L’ABBIAMO SCELTO PERCHÉ:

Da Acanto si mangia circondati da lampadari e vetri di Murano, cristalli, marmi e velluti, con vista sull’incantevole giardino e sulla fontana dell’hotel. Per un’esperienza culinaria unica, molto richiesto l’esclusivo ‘Tavolo di Cristallo’, un ambiente riservato a sei persone e avvolto in una nuvola di cristalli Swarovski, dove un assistente personale dedicato cura ogni dettaglio.