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Glass Hostaria, il tempio di Cristina Bowerman

Glass Hostaria è Cristina Bowerman, la chef dai capelli rosa che nel 2010, sorprendendo i romani, prende una Stella Michelin. Nel cuore di Trastevere, Glass Hostaria è il contrasto con lo stile del quartiere: un locale dal look essenziale, rende l’ambiente minimal ed elegante, con un’atmosfera calda e avvolgente.

Glass Hostaria è la voglia di ritornarci soprattutto per le mille idee della sua chef. Andare in un ristorante stellato non si ferma al soddisfare i propri gusti ma a scoprirne di nuovi. E da Glass si assaporano non solo nuovi accostamenti ma odori e sapori lontani. Un’unione fra tradizioni e luoghi diversi, assemblati con passione dall’esperienza di una chef nata in una cittadina pugliese, che ha viaggiato e studiato in America e che costantemente reinterpreta la cultura culinaria mondiale.

Il menù

Oltre al menù alla carta, la proposta è di due menù degustazione. Uno classico da 7 portate da 120€ e uno vegetariano da 6 portate al costo di 100€, entrambi bevande escluse.

Proviamo i due menù degustazione accompagnati da 4 calici. Si parte con l’aperitivo (3 finger food in varie consistenze) e con il pane fatto in casa, tanto che arriva ancora caldo e fragrante, accompagnato da un’emulsione di burro all’olio (a dir poco sublime!).

Gli antipasti

Due antipasti per entrambi i menù. Per il menù classico:

  • sashimi di ricciola, kefir, sangohachi, prugne fermentate e uova di trota 
  • ostrica, tapioca e rosa 

Un gioco di sapori e colori, quelli che non ti aspetti, ma allo stesso tempo che non ti lasciano di stucco, forse perché si è voluto ottenere più un contrasto che un connubio. Nel complesso il sashimi arriva al palato in una consistenza troppo liquida.

Per il menù veg:

  • cavoletti di Bruxelles, visciole, yogurt ai capperi e gelatina di olive
  • millefoglie di tre patate, burro, tartufo, brodo di patate arrosto

Sapori più amabili e docili, forse perchè più semplici rispetto a quelli del menu classico, ma nonostante ciò, anche il millefoglie non compensa con il crunch la sua consistenza molto morbida e delicata, forse troppo.

I primi

Passiamo ai primi. Per il menu classico:

  • tubetti di pasta con bisque, tartare di astice e rafano
  • tortelli di brasato, burro ai ricci di mare, tartufo

Veramente buoni. Ma qualche appunto da dire c’è. L’astice è per gli amanti del gusto deciso, molto sapidi.

Per il menu veg:

  • tagliolini, panna, salvia, semi di papavero e trombolotto
  • ravioli liquidi di parmigiano 60 mesi con funghi

Eccezionali. Delicati e gustosi allo stesso tempo i tagliolini, ma a vincere per me sono stati i ravioli liquidi. Un’esplosione di cremosità.

I secondi

Due per il menu classico, uno per il menu vegetariano.

  • petto di anatra, melograno, sedano rapa, brodo di anatra al pepe di Sichuan
  • scorzonera, foie gras e visciole

E qui è arrivato il momento in cui sono stata felicissima per aver scelto il menu classico. Una delle anatre più buone mai mangiate. Piatto n.1 della serata. Per il foie gras non nutro una simpatia particolare dunque non mi esprimo.

  • cavolfiore fritto, pere infuse con senape, spuma di mozzarella e tamarindo

Molto delicato, cremoso, ma nulla a che vedere con la completezza e l’armonia dell’anatra.

 

I dolci

Finalmente, la parte che noi golosi aspettiamo di più:

  • crema cotta al frutto della passione e gelato al pop-corn         

La crema cotta a forma di pannocchia richiamava i pop corn (ne ho mangiati di gelati “salati” ma questo riusciva a mantenere la dolcezza del gelato e a rispecchiare esattamente il sapore salato del pop corn, pazzesco!). Un dolce davvero equilibrato per le varie consistenze e per il gusto.

  • frangipane, wasabi e tè verde

Il frangipane buono, ma un po’ secco. Wasabi però delicato a sposare il tutto.

 

Beh che dire, piatti semplicemente unici, un’esperienza come dicevo all’inizio da fare e rifare. Grazie alla regina del contrasto Cristina Bowerman per offrirci tutto questo, oltre alla sua disponibilità e gentilezza durante la serata.

 

 

 

 

 

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