Il gin è sempre più popolare e la produzione ha raggiunto livelli qualitativi degni di nota. In questo articolo parliamo di alcune (solo di alcune) delle distillerie più conosciute
È “gin-mania”, diffusa in tutto il Paese. Da gregario, si pensi a due classicissimi come il gin tonic e il Martini dry, a protagonista assoluto. Il nuovo corso di questo spirito dalla storia centenaria è stato improvviso e inaspettato.
Morale: siamo in piena gin-mania. E oltre tutto davanti a un prodotto dalle origini italiane. Abbiamo anteceduto il medico e naturalista Franciscus de la Boe che modificò la formulazione dei primi proto-gin prodotti, per altro sempre in Italia, dalla Scuola Medica Salernitana nel Medioevo, verso la metà del Seicento.
Lo dimostra il ritrovamento del De’ Secreti del reverendo D. Alessio Piemontese, un documento datato 1555. È giunto il momento di riscriverne la storia.
Noi, nel nostro piccolo, ne abbiamo voluto parlare per celebrare il nostro Bel Paese che con il suo grandissimo indice di biodiversità, permette di personalizzarlo in modo originale, ma assolutamente corretto. Dopo averne testati svariati, ecco quelli che ci hanno colpito di più.
Gin GioVe (Gin of Veneto)
È il primo e unico gin al mondo che ha come botanica principale l’uva Glera, raccolta a mano assieme alle foglie del vitigno proprio nelle colline venete, divenute tra l’altro patrimonio dell’UNESCO. Un’uva molto pregiata, a bacca bianca, formata da grappoli grandi e lunghi con acini giallo-dorati, famosa ovunque con il nome di Prosecco, che viene unita a ginepro, coriandolo, angelica.
Al naso sono le foglie a dare i profumi erbacei, mentre al palato le note erbacee sono sublimate dall’aromaticità dell’uva, prevalente assieme al ginepro.
È un gin voluto da due giovani ragazzi veneti e un amico astemio, distillato artigianalmente in un alambicco discontinuo in rame con metodo London Dry (unica distillazione con tutti gli ingredienti in alambicco) personalizzato dalla Eugin Distilleria Indipendente di Meda. La bottiglia in vetro riciclato ricorda la forma delle anfore di terracotta, dove veniva conservato il vino in antichità. 42 euro, 70 cl, 42 ABV. Anche la storia della distilleria merita.
L’idea nasce nel 2014 da Eugenio, il minore di due fratelli che, dopo aver visto una scena di “Il profumo”, rimane affascinato dall’idea di lavorare con un alambicco, iniziando così a coltivare questa passione come hobby domestico.
Nel 2018 arriva Robert, l’alambicco dalla Germania, viene acceso per la prima volta ed Eugin distilla il primo, vero, lotto ufficiale di Eugin Numero 7, a cui si sono aggiunti il Numero 9, e la serie legata alla stagionalità. Tutti gin pensati con la testa, creati con le mani e distillati col cuore. Da 40 euro, 70 cl, 43,2% ABV.
Piero 58 Navy Strength
È uscito sul mercato il primo gennaio di quest’anno ed è subito stato premiato con una medaglia di bronzo agli IWSC 2022 come migliore gin ad alta gradazione alcolica. Lo indica la dicitura nevy strength, che riguarda proprio i gin che superano i 57% (quelli classici vanno dai 37,5% ai 47%).
La denominazione ha origine nel 700, quando la Marina Britannica caricava su ogni nave una scorta di gin, per le sue doti curative. Per scoprire le diluizioni, gli ufficiali ne mischiavano una piccola quantità con la polvere da sparo e gli davano fuoco. Se si accendeva una fiammata era la prova inconfutabile della sua genuinità.
Questo, che è stato spinto a 58%, è l’evoluzione di Piero Dry Gin, un tipico London Dry, trasparente abbastanza esotico con 5 botaniche, il ginepro, l’arancia dolce, il cardamomo, lo zenzero, la maggiorana a cui è stato aggiunto un sesto ingrediente, segreto, in grado di regalare all’olfatto un aroma floreale, insieme alla netta sensazione di ginepro, seguita da un’accentuata nota speziata e da un leggero sentore balsamico.
Il palato conferma la predominanza del ginepro, a cui si contrappongono le note avvolgenti delle altre botaniche. Nel finale emerge un gusto ricco, persistente e resinoso, con un retrogusto tendente al dolce dato dall’ingrediente segreto. Piero 58 nasce dalla forte passione di Gianpiero Giuliano, bresciano ma dalle origini abruzzesi e proprio per questo ha scelto di farli realizzare dalla distilleria Enrico Toro, nei pressi di Pescara.
Ma la sua storia arriva da più lontano. Nel 2008 era in viaggio per la multinazionale per cui lavorava, si innamora del gin, al punto da collezionarne oltre 100 diversi. Fa un master nel 2018/2019 portando l’idea di Piero Dry Gin come tesi, proseguendo fino alla produzione. Nella bottiglia, nera opaca, con contrasti di bronzo, ci ha messo la sua faccia come garanzia di qualità. 54 euro, 70 cl, 58% ABV.
Distinto Gin Italiano
È un distilled gin prodotto nella distilleria artigianale Cillario & Marazzi a nord di Varese, con alambicco a vapore discontinuo, in esclusiva per Bottega degli Spiriti, e con 14 botaniche. Un buon equilibrio visto che non esiste un vero limite per il numero.
Le botaniche vengono messe in una camera a parte del distillatore, quindi non sono in macerazione con l’alcol. L’alcol ne prende il sapore grazie all’evaporazione e al percorso nel distillatore. Questo permette di avere un gusto meno pungente in gola, più rotondo, pur avendo due tipi di pepe differenti che danno un leggero pizzicore sulla lingua.
Al naso si sentono buona parte di bergamotto e cardamomo, che conferiscono una fantastica freschezza. Quando lo si manda giù non rimane l’odore di alcol, il ginepro ritorna sempre sia al naso, ma ancor di più al palato. Un gin che alla fine della distillazione viene infuso col Butterfly Pea Flower, un fiore tailandese che gli dona un colore viola, molto forte.
Particolarissimo l’effetto del Butterfly Pea Flower nei cocktail, perché reagisce chimicamente all’acidità, quindi più la tonica è acida, più il Gin Tonic assume una tonalità rosa, mentre col freddo, e capita ad esempio quando si prepara un Martini, diventa blu.
Il nome Distinto, poi racchiude in sé il concetto di esclusività per le edizioni limitate anche di sole 30 bottiglie. Il logo scritto a mano in oro con un font anch’esso esclusivo risalta davanti al viola del gin. 44,90 euro, 50 cl, 42,5% ABV.
Valentina Milano Gin Dry
Fa parte dei gin di Valentina, il mitico personaggio disegnato da Guido Crepax. Una delle prime donne protagoniste di un fumetto che per allora era abbastanza rivoluzionario e trasgressivo. Le botaniche che lo contraddistinguono sono tre oltre al ginepro.
Il biancospino perché Valentina nasce il 24 dicembre 1942, giorno in cui il bacio sotto al vischio è propiziatorio per la fortuna in amore. La quercia e l’alloro, perché richiamano Milano, in quanto i due rametti sono posti sotto lo scudo della città.
Il gin dall’aspetto cristallino che deriva da una macerazione protratta per circa una decina di giorni, è da veri intenditori: preciso, deciso, speziato, con profondi e penetranti sentori olfattivi, molto verticali. Al ginepro si appoggiano le note balsamiche del biancospino, succedute da quelle erbacee dell’alloro e della foglia di quercia.
Sensazioni mentolate dovute a botaniche presenti in minor quantità chiudono poi il tutto. Viene venduto in una bottiglia impattante, cilindrica, che riporta ovviamente l’immagine di Valentina sull’etichetta, dentro a un astuccio elegante in tema.
Fa parte di una linea che ne contempla altri due, realizzati in collaborazione con i figli del famoso pubblicitario, da Seci 1981. Nel Valentina Extra Gin 4 Tonic, quello base, indicato per il gin tonic, troviamo più spinta la parte agrumata che lo rende un po’ più beverino, più semplice. Il Valentina Milano Gin n°1 è invece più secco. Rispettivamente da 40, 37 e 35 euro, 70cl, 40% ABV. Volendo c’è una box che raccoglie il n°1 e il Gin Dry, 77 euro.
359 Gin
Si chiama così perché nasce a Erba, in provincia di Como, più precisamente nella frazione di Crevenna, situata proprio a 359 metri sul mare. Caino ed Elena raffigurano le due tipologie, “Il Botanico” (con Caino) e “Il Fruttato” (con Elena), entrambi compound.
Il metodo di produzione, di 359 Spirits SNC, prevede che le botaniche vengano distillate separatamente con base di alcol di grano tenero in un alambicco discontinuo. Successivamente i singoli distillati vengono uniti a oli essenziali per migliorare il bilanciamento dei sapori.
Due gin che raccontano la storia del loro territorio tramite l’ulteriore storia di Caino, il famoso bandito del 1600 che viveva nella macchia per non farsi catturare, dove si preparava infusi di ginepro. E di Elena, il suo amore non corrisposto che spiava tutti i giorni, mentre portava i vestiti al lavatoio con un cestino dove riponeva i frutti di bosco, che raccoglieva lungo il tragitto che, spaventata da Caino, scappava a rifugiarsi dal prete del paese.
Il primo, è frutto del connubio tra ginepro, angelica e coriandolo bilanciati da sentori di agrumi, che subito spiccano all’olfatto con le note del bergamotto, l’aspro del limone e la dolcezza del mandarino, una botanica insolita nel gin.
Il secondo, invece, deriva dall’insieme di piccole produzioni di frutti di bosco unite alle bacche di ginepro, quindi con una parte un po’ dolcina calibrata con l’utilizzo delle foglie dei frutti.
Apprezzato dai palati più delicati ha un profumo dolce e intenso, il sapore fresco e aromatico del ginepro, una traccia acidula di more e mirtilli, e una nota calda e speziata data delle fragoline di bosco per un gusto inaspettato fino all’ultima goccia. Di prossima uscita il gin con il prete. 37,50 euro, 50 cl, 40 % ABV.








